Il cascà di Carloforte

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Profumi e cibi di Liguria, Africa e Sardegna sull'isola di San Pietro

Qui lo chiamano cascà: il nome di questo cibo tipicamente mediterraneo e di certo soprattutto arabo è cous cous. A Carloforte, perciò, cambia, perché il nome deve riprodurre proprio la semola ben condita che cade in gola, liscia e veloce. Per questa autentica bontà ogni anno, nell’ultimo fine settimana di aprile, si celebra la Sagra del Cous Cous Tabarchino; quest’anno i giorni dedicati saranno sabato 26e domenica 27 aprile.

Siamo dunque nella piccola isola di San Pietro, nel Mediterraneo, situata in prossimità della costa sudoccidentale della Sardegna, poco a nordovest dell’isola di Sant’Antioco. Il nome pare derivi proprio dall’apostolo Pietro, che trovò rifugio qui durante una tempesta nel viaggio dall’Africa verso Roma. L’isola è dominata dal monte Guardia dei Mori (211 metri), il clima è mediterraneo, mite e secco. Abitata in età nuragica, fu chiamata Inosim in lingua punica e Accipitrum Insula (isola degli Sparvieri) dai Romani. Sede nel Medioevo di un insediamento religioso, nel X secolo fu abbandonata per le incursioni barbaresche e rimase disabitata fino al XVII secolo.

In questo periodo comincia la storia di Carloforte: tutto iniziò da Tabarka, città e porto cartaginese lungo la costa tunisina, divenuta poi colonia romana. Nel Cinquecento entrò a far parte dell’orbita genovese. Ma nel 1741 fu presa dal principe di Tunisi, che fece schiavi gli abitanti, pescatori e raccoglitori di corallo. Carlo Emanuele III di Savoia li riscattò e li trasferì in Sardegna, dove nell’isola di San Pietro fondarono una città che chiamarono Carloforte in suo onore. Cinto da mura nel 1806-10, Carloforte conobbe un grande sviluppo nella seconda metà dell’Ottocento, grazie all’industria delle saline, alla pesca del tonno e soprattutto alle attività portuali legate al trasferimento dei minerali estratti nel Sulcis.

Durante la sagra si ha la possibilità di assistere alla preparazione di questo gustosissimo piatto. Prima si prepara la semola, bagnandola con acqua e olio, affinché i grani non si attacchino fra loro, quindi si mette a cuocere nella cuscussiera. Nel frattempo si procede alla cottura degli altri ingredienti: ceci e verdure, come cavolo, aglio, melanzana, carota, cipolla, piselli, carciofi, e spezie. Essendo un piatto popolare, non esiste una sola versione, ma ogni massaia ha le sue varianti e i suoi piccoli segreti. Il cascà è il protagonista indiscusso, a cui si affiancano altri piatti tipici. Spettacoli di vario genere ed esposizione e vendita di oggetti dell’artigianato carlofortino (sughero e pelle) completano la festa.

L’isola, di origine vulcanica, conserva una bellezza straordinaria e selvaggia: presso Cala Vinagra, a ovest, sopravvive una pineta insieme alla macchia mediterranea. Qui le coste sono aspre, alte e a strapiombo, le rocce offrono forme fantastiche, piene di nicchie e di anfratti, dal mare spuntano scogli e isolotti. Quest’area è un’oasi protetta dalla LIPU: d’inverno vi nidificano i falchi provenienti dal Madagascar, e qui, fra la vegetazione della scogliera resistente al forte vento e all’aerosol marino (la gariga, fatta di arbusti bassi e radi), crescono il finocchietto marino e due piccole piante endemiche, il Seseli di Padre Bocconi e il Limonium greco, il cui profumo intenso riempie l’aria.

Capo Sandalo, il punto più a ovest dell’isola, ospita un radiofaro che è il più occidentale dell’Italia; lungo il percorso sono ancora visibili i resti di antiche cave di manganese e diaspri. A nord, sulla Punta e sull’isola Piana, restano le grandi tonnare; presso Carloforte, invece, le saline non più utilizzate. L’abitato ha caratteristiche case in stile ligure, con le alte facciate dipinte a colori vivaci, e conserva un’impronta ligure anche nel dialetto, nella cucina e nelle tradizioni. La parrocchiale di San Carlo Borromeo (1738 e restaurata nel 1755), rievoca nello stile quella di Pegli. La chiesa di San Pietro e l’oratorio della Madonna dello Schiavo furono erette nel Settecento in forme tardobarocche. Nella parte alta del paese si conservano intatte le antiche mura di cinta, il forte e la porta del Leone. Nel fortino Carlo Emanuele III, eretto nel 1738, è ospitato il Museo Civico. Sull’isola Piana si possono ancora osservare gli stabilimenti un tempo dedicati alla lavorazione del tonno. E a questo leggendario pesce, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, è dedicata la manifestazione Girotonno.

www.carloforte.net
www.isoladisanpietro.org

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