Tutti a Treia per la disfida del bracciale!

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In questo paese marchigiano ogni anno rivive l’antico gioco del pallone, accompagnato da cortei storici, cibo e tanto tifo! 

Tanti anni fa, nell’Ottocento, in Italia il gioco del pallone era molto popolare. Non si trattava, però, del calcio: ogni città, ogni paese, aveva la sua spianata di terra battuta, appena fuori le mura, come campo di gioco. In provincia di Macerata, a Treia, si gioca ancora: è la Disfida del Bracciale, e si disputa ogni prima domenica di agosto. Il torneo è dedicato a un mito della città, Carlo Didimi, considerato il migliore giocatore di tutti i tempi: a lui Giacomo Leopardi dedicò il poemetto ‘A un vincitore del giuoco del pallone’ (1821).
 

Il torneo che si giocherà il prossimo 2 agosto sarà la XXXVII edizione

La disfida è ambientata nei primi anni dell’Ottocento, proprio quando Didimi viveva il suo momento di massima fama. Così i quattro quartieri che vi partecipano sono calati nella stessa atmosfera di quel tempo e ricalcano la stessa realtà sociale. Il Borgo è quello dei contadini: il colore è l’azzurro e sullo stendardo è riportata l’aquila della guja, un piccolo obelisco posto lungo una delle strade del quartiere. Poi c’è il Cassero, che rappresenta la nobiltà; è ubicato dove si trova la fortezza e il suo colore è il verde; sullo stemma, la porta omonima. Vallesacco è il quartiere degli artigiani e dei commercianti: le sue strade sono quelle intorno al palazzo vescovile, il colore è il viola e i suoi simboli sono la porta omonima e una testa di moro. Poi Onglavina, rappresentato dalla torre longobarda, la torre di San Marco con il colore giallo; è il quartiere degli zingari che facevano il mestiere di calderai.

 
La manifestazione inizia il penultimo sabato di luglio: nel corso di tutta la settimana ogni quartiere è addobbato con i propri simboli, apre botteghe tipiche e anche una ‘taverna’, dove sarà possibile assaggiare gli appetitosi piatti del luogo. Arriva finalmente la domenica: alle 15,30 parte il corteo storico dei quartieri, quindi alle 16,30 all’arena Didimi si tengono le finali del gioco del pallone con il bracciale.
 
I giocatori sono tutti vestiti di bianco: si distinguono da un quartiere all’altro per il colore della fascia che portano in vita. Il bracciale è una specie di manicotto di legno (del peso di circa 2 kg), infilato nel polso, sul quale sono fissate delle punte arrotondate sempre di legno, che servono per battere la palla. Il campo da gioco ha dimensioni piuttosto grandi, è lungo alcune decine di metri e largo fino a 18: requisito indispensabile, un lato deve essere costituito da un muraglione, perché anche lì può rimbalzare la palla.
 
I giocatori sono divisi in tre categorie: giovanissimi, giovani leve e campioni, e disputano tornei diversi. In campo scendono in tre per ogni squadra, battitore, terzino e spalla. Il gioco è simile al tennis: c’è la battuta e si devono raggiungere i 15 punti. Al momento della battuta, che viene effettuata su una pedana inclinata (il trampolino, appunto) entra in gioco un altro membro della squadra, detto mandarino, che ha il delicato compito di mandare la palla al battitore quando precede la rincorsa dal trampolino per la battuta. Lo scopo del gioco è quello di mandare la palla nel campo avversario battendo la palla con il bracciale. Il gioco è molto spettacolare e il tifo particolarmente acceso. 
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