Storia del costume da bagno: la nascita del bikini

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Tra scandali, rivoluzione e libertà della donna negli anni '40 maturarono i tempi per il due pezzi, portato al successo anche da alcune celebrità.

Storia del costume da bagno: la nascita del bikini

Negli anni '40 "l'abito da bagno" con i mutandoni alle caviglie erano solo un lontano ricordo. Sulle spiagge di tutto il mondo il costume intero copriva i fianchi e le anche, ma si era fatto sempre più corto e aderente. In più, complice la moda dell'abbronzatura come fattore centrale della bellezza secondo Coco Chanel, iniziarono a intravedersi in spiaggia i primi ombelichi, insieme a castissimi e protettivi accappatoi di spugna.

Nel 1939 la casa di moda Jantzen lanciò il primo due pezzi "ufficiale", costituito da un bustino che nascondeva la pancia e con un pantaloncino che arrivava sotto l'anca. L'idea era nata dal film "La donna dai due volti" in cui Greta Garbo indossava un audacissimo costume in maglina nera.

Nell'estate del 1946 il sarto francese Louis Réard lanciò un costume in due pezzi che lasciava scoperto l'ombelico. Niente più strisce di tessuto tra parte superiore e inferiore, solo un reggiseno e uno slip. Lo chiamò bikini.

Il nome dell'innovativo costume da bagno era un omaggio a una tragedia avvenuta il 2 luglio 1946, pochi giorni prima del lancio dell'indumento. In quel giorno gli americani testarono le bombe all'idrogeno, facendole esplodere nell'atollo Bikini, in Micronesia. L'effetto che il nuovo costume ebbe sull'opinione pubblica fu altrettanto devastante.

In realtà Réard non aveva inventato nulla. Infatti, secondo quanto riportato su alcuni mosaici dell'antica Roma, già nel IV secolo d.C. l'uso del costume da bagno in due pezzi era già diffuso.

Inoltre, già nel 1932 un altro sarto francese, Jacque Heim, aveva lanciato l'antesignano del bikini, un costume diviso in due pezzi chiamato "Atome". Anche in questo caso, lo scandalo prodotto dalle donne audaci che gli fecero pubblicità fu esplosivo.

Al momento del lancio del bikini, Louis Réard aveva preso le redini della boutique di lingerie creata dalla madre. Il suo merito rispetto ad Heim fu quello di ridurre le dimensioni delle parti, pur preservando l'ombelico.

Il bikini fu pubblicizzato dalla ballerina senza veli Micheline Bernardini, che lo mostrò alle piscine Molitor di Parigi. Réard conquistò una fama planetaria ed ebbe numerosissimi ordini per il nuovo modello di costume, oltre a 50mila lettere di complimenti (scritte però da uomini). La Bernardini invece ricevette 50 proproste di matrimonio.

Nel 1953 Réard inventò il bikini disco volante, il cui reggiseno stava su senza spalline e lo slip - ribattezzato "sexyform" - aveva un effetto push up sulle natiche.

A diffondere a livello planetario il bikini furono le star del cinema, che lo inserirono nel proprio guardaroba, integrandolo anche nell'immaginario fashion femminile. Dal modello Vichy di Brigitte Bardot a quello sensuale di Ursula Andress nei panni della più conturbante Bond girl della storia del cinema. Ma il bikini più succinto della storia fu indossato nel 1956 da Marisa Allasio nel film "Poveri ma belli".

Inoltre, piccola chicca di orgoglio nazionale, in occasione di Miss Italia 1947 Lucia Bosé vinse il concorso indossando proprio il due pezzi. Tre anni dopo Sofia Loren la imitò e vinse il titolo di Miss Eleganza.

Ma non tutti approvavano questo indumento. Infatti negli anni '50 le spiagge erano pattugliate da coppie di carabinieri che, centimetro alla mano, misuravano le dimensioni dei bikini delle bagnanti. Le misure variavano da regione a regione e, se come nel caso di Anita Ekberg ad Ostia nel 1956, non venivano rispettate, si veniva fermate, portate in caserma e multate per oltraggio al pudore.

Il bikini però fu solo il primo passo verso una liberazione sessuale e libertà nei costumi sempre più spinta, come dimostrò il rogo dei reggiseni diffusissimo tra le femministe nel 1968. In quegli anni ci fu il primo topless. Secondo alcune fonti, la prima a mostrarsi senza il reggiseno del bikini fu Laura Antonelli

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