Come rifare il manto di copertura di un tetto

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Fare un'opportuna manutenzione del manto di copertura del tetto è molto importante perché protegge la casa dalle intemperie e dagli agenti atmosferici. Ecco come fare.

In fase di ristrutturazione di un sottotetto per la realizzazione di una mansarda abitabile occorre prestare molta attenzione allo stato di conservazione del manto di copertura del tetto poiché è la parte che più di ogni altra è stata esposta alle intemperie e agli agenti atmosferici.

Un manto di copertura necessita di una manutenzione periodica molto accurata che occorre ripetere, a intervalli precisi, a seconda del materiale con cui è stato realizzato il tetto e delle condizioni esterne a cui è stato sottoposto.

In generale almeno ogni cinque anni andrebbero effettuati lavori di rifacimento del tetto e ogni anno occorrerebbe fare un controllo dello stato di conservazione del manto di copertura. Di solito si tende a sostituire il materiale di copertura danneggiato con uno di aspetto simile perché se si modifica il tipo di copertura bisogna intervenire impiegando anche un diverso tipo di supporto dello scempiato.

In commercio esistono innumerevoli tipi di materiali di copertura dai materiali metallici alle pietre artificiali, dai pannelli prefabbricati alle pietre naturali come l’ardesia ma in tutti i casi il manto va realizzato con elementi interi senza la presenza di tagli che possano provocare rischi di infiltrazioni.

In contemporanea al lavoro di sostituzione o manutenzione delle coperture occorre procedere alla verifica e all’eventuale sostituzione delle lattoniere, gli elementi metallici che proteggono le zone di convergenza e le intersezioni del tetto.

Ad esempio quando due falde convergono ad impluvio o quando una falda incontra una superficie verticale, le intersezioni che si verificano debbono essere protette dall’acqua appunto con le lattoniere.

Nel primo caso aggiungendo sotto il manto di copertura dei canali di lamiera zincata o rame detti converse, nel secondo caso invece apponendo un faldale o una scossalina in grado di agevolare il fluire dell’acqua. In corrispondenza poi della linea di gronda occorrerà prestare attenzione ai canali di gronda e ai pluviali realizzanti in lamiera zincata, ghisa, rame, acciaio inossidabile o PVC. L

a dimensione dei canali di gronda è ovviamente in funzione della superficie di falda e dell’intensità delle precipitazione atmosferiche: in genere le grondaie dovrebbero avere una pendenza minima di 5 mm per metro e un giunto di dilatazione ogni 10 metri. I pluviali, per agevolare un corretto deflusso dell’acqua, dovrebbero distare tra loro non più di 25 m e avere un diametro non inferiore agli 80 mm.  

Foto © Gordana Sermek - Fotolia.com

Quanti pluviali per un tetto?

Dovrebbe essere presente un pluviale almeno ogni 60 mq di tetto.
 

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