Alessandro Servida: “La pasticceria è donna”

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Creatività, passione, eleganza e rigore: sono gli ingredienti del successo del pastry chef Alessandro Servida, volto di "Detto Fatto". Che ha un sogno nel cassetto da realizzare. E una donna speciale nel cuore.

Alessandro Servida: “La pasticceria è donna”

Elegante, fragile, bella, audace, dolcemente complicata … Come una donna. È la pasticceria secondo Alessandro Servida, giovane astro nascente nel panorama dei Maestri Pasticceri Italiani.

Cresciuto con le mani in pasta nella pasticceria del padre che porta il suo nome, “Alex”, fin da piccolo Servida si diletta tra creme e dolciumi, dando libero sfogo alla sua creatività.



La pasticceria diventa il suo trampolino di lancio: nel 2013 entra a far parte dell’AMP, L’Accademia dei Maestri Pasticceri Italiani, e diventa il volto di molti programmi tv, tra cui Detto Fatto, il programma dedicato all'arte del fai da te  condotto su Rai2 da Caterina Balivo. La sua ispirazione più grande? La bellissima moglie, Donatella, anima della sua pasticceria e sua continua fonte di idee fresche e nuove.

Lo abbiamo incontrato all’inaugurazione di A’ la Folie, la pasticceria temporary (sarà aperta fino al 30 novembre) dedicata alla femminilità nata da un progetto di Délifrance.



Qui arte e pasticceria si incontrano e si intrecciano fornendo due diverse interpretazioni dell’universo femminile: quella del gusto, ad opera di Alessandro Servida e quella dell’arte astratta, che prende vita grazie alle sapienti pennellate dall’artista serbo Mihailo Beli Karanovic. Così, ad ogni quadro corrisponde un dessert.



Le creazioni prendono forma e colore ispirandosi alle diverse espressioni della femminilità come ad esempio passionalità, sicurezza, arroganza o sensualità.

Femminilità e pasticceria: qual è il legame?
“Attraverso la pasticceria è possibile dare forma e colore a molte delle sfumature caratteristiche della personalità femminile: dalla passionalità all'eleganza. Rifinire, decorare un mignon per me è un po’ come trattare una donna".

Mi faccia un esempio ...

"Ho creato un dolce che si chiama "Femminilità Nascosta". Si presenta come una tela bianca, una base di crema cheesecake - un po' come una donna struccata -  che nasconde però una confettura di lampone. Sulla base dischetti di cioccolato, ribes e una spolverata di pistacchio a tirar fuori la femminilità nascosta".

Quanta arte c’è nella pasticceria?

"Arte e pasticceria vanno di pari passo, come se fossero una cosa unica: un pasticcere che fa questo mestiere deve per forza metterci arte, creatività".

Il suo cavallo di battaglia?
"La torta Donatella, che ho dedicato a mia moglie. Una torta che per me ha un significato particolare perché è la stessa che ho presentato per entrare nell’Accademia dei Maestri Pasticceri, nel 2013. L’ho dedicata a lei perché Donatella è stata quella che mi ha spinto, senza di lei non sarei mai arrivato dove sono ora".

Com’è fatta la “torta Donatella”?
“È una mousse al cioccolato con all’interno un pan di spagna al pistacchio, del lampone e dei veli di cioccolato croccante, il tutto glassato con una glassa al cacao. Rifinita soltanto con un decoro al cioccolato e un lampone che illumina la torta".

Se entra in una pasticceria che non conosce quali dolci assaggia per capire se il pasticcere è bravo?
“Parto subito con un dolce che abbia la crema pasticcera all’interno, che può essere un cannoncino o un bignè, perché la crema pasticcera in Italia è l’ABC del pasticcere. Se non sai fare una buona crema pasticcera dubito che tu sappia fare bene le altre cose.

Un suo sogno nel cassetto …
“Non te lo dico perché sennò non si avvera. Sono molto scaramantico (ride n.d.r). Però ce l’ho. Ed è grosso.”

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