La microplastica è il killer dei mari

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Un recente studio svedese dimostra che la microplastica compromette lo sviluppo dei pesci, aumentandone la mortalità. 

La microplastica è il killer dei mari

La microplastica, ovvero i microscopici frammenti di plastica che inquinano i mari e gli oceani del nostro pianeta, costituisce un grave pericolo per la salute degli ecosistemi marini e rappresenta una delle principali cause di morte dei pesci.

I timori di esperti e ambientalisti sono supportati da un recente studio pubblicato su Science da un team di ricercatori svedesi della Uppsala University, che dimostra chiaramente come alti livelli di microplastica compromettono lo sviluppo dei pesci aumentandone la mortalità.

Con il termine microplastica si intende le microscopiche palline presenti nei saponi, nei cosmetici o nei prodotti industriali come abrasivo, ma anche la risultante dei processi di degradazione a cui sono sottoposte le buste, le bottiglie e gli altri prodotti in plastica quando giungono in mare.

La microplastica costituisce l’ultima tappa del ciclo vitale di milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno: possono definirsi microplastica tutti i frammenti di materiali plastici di dimensioni inferiori ai cinque millimetri.

Questi microscopici frammenti di plastica costituiscono un pericolo globale perché sono presenti virtualmente in tutti gli specchi d'acqua del pianeta: addirittura sono stati individuati frammenti di microplastica anche in depositi di sedimenti a cinque chilometri di profondità sotto i fondali marini e in alcuni sperduti laghi sulle montagne della Mongolia.

Lo studio della Uppsala University ha osservato lo sviluppo e il comportamento di esemplari di pesce persico in un ambiente con frammenti di microplastica e sono emerse una serie di gravi anomalie in tutte le fasi del loro sviluppo.

Non solo una piccola percentuale di uova non riesce a schiudersi ma anche allo stadio larvale vi sono alte percentuali di mortalità, per non parlare dei comportamenti anomali che riguardano gli esemplari adulti. Purtroppo le larve dimostrano una predilezione per la microplastica di cui amano nutristi invece di mangiare lo zooplancton.

Se gli effetti della microplastica notati sui pesce persico dovessero riguardare altre specie si avrebbero gravissime ripercussioni sugli ecosistemi acquatici e non solo: infatti la microplastica può penetrare, attraverso la respirazione e l'alimentazione, anche nell'organismo umano.

Foto © ead72 - Fotolia.com

Microplastica negli oceani

Si stima che, negli oceani, ogni chilometro quadrato contenga circa 63 mila particelle di microplastica: in alcune zone dell'Asia le concentrazioni sono addirittura 23 volte superiori alla media.  

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