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Emme

Un amore come quello dei nonni

L'amore di oggi confrontato con quelli dei nonni... Quegli amori inossidabili che oggi fanno l'effetto delle cose preziose, da ricercare.

Cara Emme,
secondo te perché gli amori di una volta funzionavano meglio?
Io ho tanta nostalgia di quell’idea di amore li. Guardo i miei nonni e penso che avranno anche fatto la guerra, ma con i sentimenti gli è andata meglio.
T.

Cara T.
certo, vista da dove siamo io e te adesso, la prospettiva dell’amore futuro è un panorama apocalittico in stile Blade Runner o Mad Max, e il passato una cosa zuccherosa e nostalgica anche se la prospettiva migliore era un aereo della Raf che ti volava sopra la testa mentre cercavi riparo in un fienile sperando di non essere centrata da un siluro, e un matrimonio a 17 anni indossando un abito da sposa cucito con un paracadute e due spillette da balia. Roba che Cenerentola “te dico levate!”
Non so perché i vecchi amori funzionassero meglio. Non credo che la risposta sia semplicemente “Tuo nonno non era su Tinder”.
Credo che ci sia proprio una lettura differente dell’amore tra le nostre generazioni.
Le corna c’erano anche allora. Le donne erano solo all’inizio di una strada di emancipazione che ha portato a derive che vanno da quelle che vedono nella ceretta e nello smalto lo svilimento del neurone: quindi CESSA E’ DOVERE MORALE, a quelle che si sparano i filtri Instagnam anche sulle lampade di casa e hanno le pattine con i tacchi: quindi BONA O MEGLIO LA MORTE. E’ vera una cosa: una volta, se si rompeva una cosa, si aggiustava. Non te ne andavi al primo problema. Non eri al check in per la Papuasia la prima volta che c’era un problema che andava oltre la marca dei cereali a colazione. In amore si provava a restare. E poi le coppie di una volta avevano quei nomi. Ci hai mai pensato T.? Secondo me l’amore era anche un po’ già in quei nomi. Sarà per quello che mi piacciono. Sarà per quello che se avrò dei figli avranno dei nomi da vecchi. Perché per me c’è già dentro un tot di amore, e di coraggio di restare. I miei nonni si chiamavano Erilde e Rinaldo. Lei gli diceva sempre “non mi dici mai una parola dolce” E lui rispondeva “Zucchero” Poi c’era Gianni, che abbiamo scoperto essere Giovanni il giorno del funerale, e io trovo meraviglioso trovarsi li a piangere l’uomo a cui vuoi più bene al mondo e scoprire che si è cambiato il nome perché non gli garbava. E lo sapevo solo Teresa. T. sono amori belli. Ma loro sono tutti del 1920. Noi abbiamo quello di oggi. Troviamo qualcuno a cui valga pena chiedere una parola dolce.
Troviamo qualcuno che ci dica Zucchero.

Foto © aleutie - Fotolia.com

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