I 4 stili di attaccamento nelle relazioni affettive

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Sicuro, ansioso, evitante, disorganizzato: come ci attacchiamo al partner.

Ci sono delle modalità in cui entriamo in relazione con l’altro. Psicologicamente parlando, si chiamano “stili di attaccamento”. In parte sono determinati dal rapporto passato che abbiamo avuto con la figura materna, in parte sono modificabili e “smussabili” nel presente.

Tendenzialmente attribuiamo all’altro le responsabilità del cattivo andamento della relazione, mentre facciamo difficoltà a riconoscere le nostre.

Non ne siamo sempre consapevoli ma il modo in cui ci vediamo (ovvero il nostro “modello interno”) si riflette nelle relazioni che abbiamo.

Il primo stile di attaccamento è quello maturo, stabile, consolidato. Non a caso si chiama “stile di attaccamento sicuro”. Chi adotta questa dinamica relazionale sa riconoscere le persone a cui legarsi sentimentalmente e non ha difficoltà a esprimere le proprie emozioni, gioiose o tristi che siano. Ama chi sa amare.

L’attaccamento sicuro genera amore sicuro: legami basati sulla fiducia reciproca.

Il partner è un porto “sicuro” in cui stare ma anche da cui partire in autonomia, per esplorare l’ambiente intorno.

Il secondo stile di attaccamento è quello ansioso, o ambivalente. Si tratta di dinamiche in cui ci si lascia trascinare dal “vortice” della passione, battendo l’altro sul tempo. Si pensa subito di aver trovato la persona giusta, si fanno idealizzazioni eccessive, si resta quasi perennemente nella fase dell’innamoramento. Fino a quando non avviene il salto da “modelli positivi” a “modelli negativi” di se stessi e dell’amore.

Allora ci si ritrova ad amare caratteristiche che poi si odiano.

L’ansia da separazione è alle porte, tanto da generare ossessioni e angoscia. Esplorare il mondo senza l’altro è impossibile: si dipende pienamente da lui.

Il terzo stile è detto anche stile dell’amore freddo o distaccato. Si mette in atto un attaccamento di tipo evitante e distanziante. La persona è totalmente improntata sul desiderio di autonomia e autosufficienza affettiva. Per questo si prevengono rischi di delusioni sentimentali, troncando i legami prima ancora che nascano.

La convinzione di fondo è che l’amore e gli altri siano inaffidabili. L’amore evitante si domanda: “perché devo soffrire, di nuovo?”

L’ultimo stile è, invece, il più pericoloso ed è proprio dell’amore patologico. Frutto di un attaccamento disorganizzato, l’amore patologico genera relazioni distruttive basate su sentimenti confusi e violenti. Generalmente è proprio di chi ha subito maltrattamenti in età infantile e, non avendoli rielaborati, rimane ancorato a modalità comunicative violente. Riconoscere la propria modalità vuol dire diventare consapevoli, nonchè responsabili, delle relazioni che si vivono, e della propria felicità.

Foto @ nuvolanevicata | Fotolia.com

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