Alluvione in Sardegna ed emergenza animali: come aiutare

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E’ ancora emergenza per l’alluvione che ha colpito la Sardegna. Colpiti anche gli animali d’allevamento e d’affezione. Scopri come aiutarli.

Il ciclone Cleopatra che il 18 novembre scorso si è abbattuto con particolare violenza nel nord della Sardegna non ha risparmiato nemmeno gli animali. Oltre alle vittime umane, ai superstiti e alle migliaia di sfollati rimasti senza casa e lavoro, ci sono centinaia di animali morti e altrettanti ancora in grande difficoltà.

L’emergenza non è finita

Come per la popolazione umana, a quasi due settimane dalle precipitazioni devastanti si è ancora in piena emergenza anche per molti rifugi e animali randagi o rimasti soli dopo le piogge e bisognosi di aiuto.

Se a pochi giorni dall’evento era impossibile persino capire quante strutture in situazioni critiche non avevano ricevuto ancora i primi aiuti, e men che meno avere una stima affidabile degli animali persi e di quelli bisognosi di una sistemazione, la situazione oggi è un po’ più chiara. Ma nulla cambia per quanto riguarda lo stato d’emergenza.

Colpiti gli allevamenti, ma anche gli animali d'affezione di famiglia o ospitati nei rifugi

Per quanto riguarda gli animali da allevamento è la Coldiretti a stilare i numeri di un disastro inimmaginabile sugli effetti dell’ondata di maltempo in Sardegna.

Centinaia di capi di bestiame sono morti intrappolati nelle stalle allagate o spazzati via, fin sulle spiagge a chilometri di distanza. A questi animali persi se ne dovranno aggiungere probabilmente altri nei prossimi mesi a causa delle difficoltà di alimentare quelli sopravvissuti per via degli ingenti danni subiti dall’agricoltura.

Gli effetti di Cleopatra si sono sentiti però anche per gli animali d’affezione presenti sul territorio sardo, sia per quanto riguarda quelli ospitati nei rifugi pubblici e privati sia per quelli in famiglia che si sono persi nel caos della fuga o i cui padroni sono rimasti senza casa e nella possibilità di continuare ad accudirli per il momento.

Le stime delle vittime rimaste sotto la furia devastante dell’acqua sono impossibili in questo caso perché non si avrà mai notizia degli animali vaganti, legati a catena o rinchiusi che non ce l’hanno fatta.

A cani e gatti ospitati nei rifugi è andata un po’ meglio, ma solo nella misura in cui i volontari che se ne occupavano sono corsi a soccorrerli e a metterli in salvo. I danni riportati alle strutture però sono gravi in molti casi. Senza contare che per attività di volontariato già al limite della sopravvivenza in condizioni meteo normali, questa nuova tegola sulla testa proprio non ci voleva. Molti potrebbero non farcela a risollevarsi, con ripercussioni intuibili su tutti gli altri rifugi della zona che dovranno farsi carico anche degli animali di quelli costretti a chiudere.

Serve un aiuto

Insomma, c’è bisogno di una mano anche per gli animali della Sardegna. Rifugi e associazione da tutte le altre parti della regione e del resto d'Italia hanno già fornito la loro disponibilità a inviare cibo, coperte, cucce e persino braccia per spalare fango e rimettere in sesto le strutture rese inagibili, ben comprendendo le difficoltà degli amici isolani.

Aiuti e materiali sono stati offerti anche da privati e aziende locali e non. Ma si può capire bene che tutti i rifugi italiani sono al limite e ogni aiuto donato viene tolto da risorse risicate già per i propri ospiti.

L’ex ministro Brambilla dà il buon esempio

L’aiuto di tutti è fondamentale per consentire alla Sardegna di risollevarsi. Anche da parte delle istituzioni, ma è ovvio che in quest’ambito le priorità d’intervento devono andare alle popolazioni colpite. Il governo ha deciso di iniziare a dare una mano concreta con un decreto che sospende gli adempimenti tributari in scadenza tra il 18 novembre e il 20 dicembre firmato ieri dal ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni. Tuttavia, è chiaro che poco o nulla di questo aiuto arriverà a beneficio degli animali e dei volontari che li aiutano.

In questa emergenza bisogna organizzarsi ciascuno nel proprio piccolo per andare incontro agli amici a quattro zampe. Un primo passo lo ha fatto l'onorevole Michela Brambilla staccando tre assegni per un totale di 6mila euro a favore di altrettante associazioni sarde colpite dal maltempo. Si tratta di una parte dei proventi derivanti dalla vendita del libro «Manifesto animalista» che l’ex-ministro del turismo e nota animalista sempre in prima linea, ha voluto mettere a disposizione per dare il buon esempio.

I soldi andranno a favore:

  • della Amici degli animali Onlus di Gonnosfanadiga (Cagliari) per ripristinare le scorte alimentari andate perdute e per rimettere in sesto i box che sono stati allagati e resi inagibili lasciando molti cuccioli senza riparo;
  • della Protezione animali Narboliese, in provincia di Oristano, che gestisce il «Rifugio di Tobia» struttura molto vecchia dove solo 15 box hanno resistito e che quindi ha urgente bisogno di aiuto;
  • degli Angeli a 4 Zampe Onlus, associazione nata qualche anno fa per operare sul territorio di Olbia, che a causa del disastro ha visto sparire il sogno di realizzare un Parco canile in quanto attualmente i suoi recinti sono distrutti e sarebbe troppo pericoloso lasciarvi i cani.

Se volete dare una mano anche voi potete contattare queste associazioni oppure iscrivervi alla pagina facebook "Emergenza Sardegna Animali" per avere il polso della situazione nche in realtà ssociative più piccole e proprio per questo più bisognose. Ad aggiornarla c'è Viviana Amorino, già impegnata in prima linea per aiutare gli animali abbandonati in Sardegna e ora coordinatrice degli aiuti per i quattro zampe che arrivano in regione.

Photo credit © lassedesignen - Fotolia.com

Scalda l'inverno dei trovatelli

Se avete lenzuola, coperte o indumenti invernali che non vi servono più, non buttateli! Ai cani e gatti nei rifugi per animali abbandonati possono servire per affrontare l'inverno anche se sono un po' sgualciti o fuori moda.

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