Italia: donne più longeve, ma serve più attenzione alla medicina di genere

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Le donne italiane sono più longeve degli uomini, ma c'è bisogno di maggiore attenzione al loro benessere. Scopri i dati del Libro bianco sulla salute della donna!

Italia: donne più longeve, ma serve più attenzione alla medicina di genere

In Italia le donne sono più longeve degli uomini. Merito di uno stile di vita più salutare? Non sempre.

Le donne italiane fumano meno rispetto agli uomini e consumano meno alcolici, ma praticano meno sport e sono più sedentarie

E' questa la fotografia scattata da Onda, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna, con la V edizione del Libro bianco sulla salute della donna, pubblicato con la collaborazione di Farmindustria. In particolare, in Italia l'aspettativa di vita di una donna rilevata da Onda è di 85 anni (quasi 5 in più rispetto agli 80,3 tipici di un uomo), solo il 14,8% delle donne dichiara di fumare (contro il 24,5% degli uomini) e le consumatrici di alcol a rischio sono l'8,2% (decisamente meno rispetto al 22,7% dei consumatori maschi).

D'altra parte, anche se le italiane in sovrappeso sono meno degli uomini (28,2% contro 44,8%), solo il 10,3% pratica un'attività sportiva regolare (contro il 27,1% degli uomini) e il 44,1% sono sedentarie (contro il 35,5% degli uomini).

Le tematiche legate alla salute della donna prese in esame nella pubblicazione sono anche altre, dal welfare alla sicurezza dei punti nascita, passando per tutela della fertilità, prevenzione cardiovascolare, depressione, ricerca oncologica in rosa, dolore cronico, malattie autoimmuni, demenze, condizione della donna anziana e violenza di genere, il tutto declinato in chiave femminile.

Ne emerge che patologie un tempo considerate più spiccatamente maschili – ad esempio le malattie cardiovascolari, il tumore al polmone e l'obesità – rappresentano oggi alcune delle cause principali di decesso fra le donne.

Inoltre il Libro bianco punta i riflettori sul consumo di farmaci, evidenziando un consumo maggiore fra la popolazione femminile, con una prevalenza d'uso del 67,5% fra le donne e del 58,9% fra gli uomini.

E proprio la cosiddetta farmacologia di genere è uno degli aspetti che – ha spiegato Francesca Merzagora, presidente di Onda – l'Osservatorio ha voluto approfondire sottolineando la necessità di investimenti sempre maggiori, “considerato l’impatto sulla salute delle donne e sulla loro qualità di vita”.

Attualmente i farmaci al femminile in sviluppo sono 850 – ha raccontato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, portando poi l'attenzione sull'altro aspetto approfondito nel Libro bianco: il welfare.

Per le donne molte imprese hanno da tempo sviluppato un welfare che favorisce il bilanciamento tra carriera, famiglia e vita privata”, ha sottolineato Scaccabarozzi. Tuttavia, ha aggiunto Rossana Dettori, dirigente nazionale della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) “in questi anni le politiche nazionali ed europee hanno spesso prodotto vincoli negativi per le donne costringendole a scegliere tra famiglia e lavoro o ad accettare condizioni di lavoro capestro con ripercussioni sulla loro salute psico/fisica”.

Nonostante le buone intenzioni della legge di stabilità 2016, secondo Tiziana Bocchi, segretaria confederale dell'Unione Italiana del Lavoro (UIL), gli alibi che impediscono di superare realmente le differenze di genere sono ancora troppi.

Crediamo che la ricerca dedicata alla medicina di genere possa essere di fondamentale importanza”, ha sottolineato Bocchi, evocando l'associazione tra il reddito più basso delle donne e la conseguente minore capacità di curarsi efficacemente della propria salute. “E' necessario”, ha concluso Bocchi, “un vero cambiamento culturale”.

Foto © Tatyana Gladskih 

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