Coenzima Q10, un alleato contro il glaucoma?

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Nuovi studi puntano a trattare il glaucoma sfruttando l’efficacia del coenzima Q10. Scopri come si combatte questa malattia dell'occhio! 

Coenzima Q10, un alleato contro il glaucoma?

Hai mai sentito parlare del coenzima Q10? Protesti ad esempio averlo trovato fra gli ingredienti di una crema rivitalizzante, oppure nello scaffale degli integratori alimentari.

Recentemente, però, le luci dei riflettori si sono accese su questa molecola per un altro motivo: potrebbe aiutare a combattere il glaucoma, una patologia dell'occhio che in Italia colpisce 1 milione di persone, con una prevalenza maggiore nelle donne che negli uomini.

Il glaucoma è una patologia cronica caratterizzata da un danneggiamento progressivo del nervo ottico che può portare alla cecità

Alla base di questa malattia ci può essere l'aumento della pressione all'interno dell'occhio, ed è proprio sulla riduzione della pressione oculare che si basano le attuali terapie, da quelle che utilizzano colliri specifici agli approcci chirurgici, passando per i trattamenti laser.

Tuttavia, a volte il glaucoma colpisce anche persone che hanno una pressione oculare normale. In altri casi, invece, la malattia continua a progredire nonostante si riesca ad abbassarla.

Anche per questo le nuove ricerche stanno puntando su altri approcci terapeutici. In particolare, l'attenzione si è sempre più concentrata sul ruolo svolto dai mitocondri, le “centrali energetiche” delle cellule.

Infatti come ci ha spiegato Luciano Quaranta, direttore del Centro per lo Studio del Glaucoma dell'Università degli Studi di Brescia, in occasione del 1° Congresso dell'Associazione Italiana per lo Studio del Galucoma (Aisg) le cellule che formano il nervo ottico sono ricchi di questi organelli, che le riforniscono dell'energia necessaria per trasmettere le informazioni visive dagli occhi al cervello.

La riduzione della produzione di energia da parte di queste cellule, associata all'aumento della produzione di radicali liberi a livello dei mitocondri, è un altro dei meccanismi alla base dello sviluppo del glaucoma. Proprio per questo il coenzima Q10 potrebbe rappresentare un'arma efficace contro questa malattia.

Questa sostanza, simile ad una vitamina, è particolarmente concentrata a livello dei mitocondri e, ci ha spiegato Quaranta, esercita un'azione protettiva nei confronti delle cellule nervose. “E' stato ampiamente studiato in varie forme di neurodegenerazione”, ha raccontato l'esperto, “come la malattia di Parkinson, l'Alzheimer, la corea di Huntington e la Sla [sclerosi laterale amiotrofica]”.

La sua azione antiossidante e bioenergetica potrebbe aiutare i mitocondri a continuare a lavorare in modo efficiente, contrastando così la progressione del glaucoma.

Purtroppo, però, per il momento non ci sono ancora prove che l'assunzione di coenzima Q10 aiuti a combattere questa malattia. Per verificarlo sarà a breve avviato uno studio, che durerà 3 anni e coinvolgerà oltre 600 pazienti in 14 centri per il trattamento del glaucoma distribuiti sul territorio italiano, in cui l'uso di questa sostanza sarà abbinato alle terapie già utilizzate per ridurre la pressione oculare.

I soggetti con malattia in fase iniziale o moderata sono spesso asintomatici e sviluppano disturbi della visione negli stadi più avanzati della malattia”, ha sottolineato Quaranta. “Per questo è necessario studiare strategie che possano funzionare in sinergia con farmaci ipotonizzanti per rallentare la progressione della malattia verso le forme più gravi di disabilità visiva fino alla cecità”.

Mentre i ricercatori lavorano alla messa a punto di queste strategie, l'esperto raccomanda a tutti di sottoporsi a una visita oculistica completa che includa la misurazione della pressione intraoculare e la valutazione clinica della testa del nervo ottico già a 45 anni. In caso di esito negativo i controlli successivi possono essere effettuati ogni 3-5 anni.

Quando, invece, è il caso di anticipare o intensificare le analisi? “Con un parente di primo grado con glaucoma”, ha ricordato l'esperto, “c'è un maggior rischio di svilupparlo”.


Foto: © lpictures – Fotolia.com 

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