Massimo Oldrini, presidente Lila: “L'Aids e l'Hiv devono ancora farci paura”

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Informazione, prevenzione, cure: il presidente della Lega Italiana Lotta contro l'Aids fa il punto sulla diffusione del contagio in Italia.

Massimo Oldrini, presidente Lila: “L'Aids e l'Hiv devono ancora farci paura”

In occasione della Giornata Mondiale contro l'Aids, celebrata ogni 1° dicembre, abbiamo chiesto a Massimo Oldrini, presidente nazionale della Lila (Lega Italiana Lotta contro l'Aids), se oggi la sindrome da immunodeficienza acquisita e il virus Hiv sono patologie ancora da temere.

"Con circa 1.000 morti all'anno solo in Italia (dati: Istituto Superiore di Sanità), l'Hiv e l'Aids dovrebbero fare ancora paura", spiega Oldrini. "Ma sembra che il tema sia uscito dall'agenda politica".

"L'Aids dovrebbe far paura ai governi perché la sola infezione da Hiv richiede farmaci molto costosi per essere trattata. Questi hanno un impatto importante sui sistemi sanitari", spiega il presidente Lila. "Se le azioni di prevenzione fossero attuate, sostenute e finanziate dai governi, avrebbero un impatto economico minore sulle economie nazionali".

Anche l'opinione pubblica sembra percepire meno il problema del contagio da virus Hiv...
"Mancando la pressione mediatica, la popolazione ha una percezione alterata della mortalità e pericolosità. Il tema Aids e Hiv viene trattato solo in termini scandalistici, come nel caso di Valentino Talluto. In questo modo le persone percepiscono il tema come lontano dalla propria vita. In più, in modo superficiale, è passata l'idea che di Aids non si muore più".

Chi contrae con più facilità il virus, gli uomini o le donne?
"Le donne sono mediamente meno informate sul tema rispetto agli uomini. Le agenzie internazionali quindi identificano nelle donne i soggetti più esposti all'Hiv. In primo luogo perché per le donne nel nostro Paese è difficile imporre l'uso del profilattico a un uomo appena conosciuto. Si passa per donne "facili". Le donne dovrebbero essere il primo obiettivo di una nuova campagna di sensibilizzazione".

Cosa si deve fare se si scopre di aver contratto l'Hiv?
"Scoprire di essere positivi al test dell'Hiv significa all'inizio avere moltissima paura. In quel momento c'è bisogno di tutto il supporto necessario da parte del team medico e delle associazioni. Poi ci si deve rivolgere a un centro clinico per malattie infettive. Una volta preso in carico, si inizia a spiegare al paziente cosa significa aver contratto il virus. Poi bisogna entrare subito in terapia antiretrovirale".

Che prospettive assicura questa terapia?
"Gli studi hanno evidenziato che, chi inizia precocemente il trattamento, ha uno scatto significativo in termini di prospettiva di vita rispetto a chi avvia tardivamente il trattamento. Con alcuni accorgimenti e con le giuste terapie, la vita può continuare normalmente".

Una volta scoperto di essere sieropositivi, è possibile vivere una vita normale? Stare in coppia, avere una famiglia?
"Si può vivere con l'Hiv. Grazie alla terapia antiretrovirale, la persona contagiata non è più infettiva. Può anche avere rapporti non protetti. Questo è il sintomo della mancanza di informazione".

Quali sono le prospettive terapeutiche per la cura dell'infezione da Hiv e per l'Aids?
"Forse nessun'altra patologia ha ricevuto balzi in avanti così significativi grazie alla ricerca. I farmaci sono molto migliorati, sono diminuiti gli effetti tossici e collaterali. Sono al vaglio farmaci a lento rilascio, ad esempio, tutti elementi che indicano un futuro sempre più prossimo, in cui il contagio da Hiv potrà essere gestito come una patologia cronica non grave".

Quali sono gli strumenti più efficaci per fare prevenzione sul contagio da Hiv?
"Bisognerebbe riprendere la comunicazione e l'informazione sul virus Hiv, e non solo poco prima del 1° dicembre, ma per tutto l'anno. Il Ministero della Salute quest'anno utilizzerà lo stesso spot dello scorso anno, per un investimento totale di 80.000 euro (la campagna per il Fertility Day è costata più di 113.000, ndr.)".

Cos'è la profilassi pre-esposizione (PrEP)?
"Si tratta di un intervento farmacologico attuato prima di una possibile esposizione, per lo più sessuale, al virus dell'Hiv, per prevenirne il contagio. Si basa sull'assunzione di farmaci antiretrovirali per via orale o applicati localmente sulle mucose genitali".

Quanto è sicura la profilassi da pre-esposizione?
"Se assunta correttamente, riduce del 96% le possibilità di contrarre l'Hiv".

Teme che possa diventare un'alternativa all'uso del preservativo?
"No, perché non siamo in una situazione dove l'uso del profilattico è diffuso. Ci sono decine e decine di ricerche che dicono che nella generalità della popolazione l'uso del profilattico è molto limitato. La PREP è uno strumento in più per contrastare il contagio. L'Oms ha rilasciato un documento che chiede ai governi di mettere in atto la PREP come strumento preventivo. Ad oggi però in Italia non si trova. Si può acquistare il trattamento solo se lo si compra in Città del Vaticano, in Svizzera oppure online".

 

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