Come difendersi dalla meningite: quando fare il vaccino

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La meningite può avere conseguenze molto gravi. Scopri quando è meglio proteggersi con il vaccino! 

Quando le membrane che proteggono il cervello si infiammano la febbre può salire, la testa inizia a fare male e la nuca si irrigidisce: è la meningite, una malattia che in Italia colpisce con la sua forma meningococcica invasiva circa 200 volte all'anno.

Nel corso degli anni la sua incidenza è rimasta pressoché costante, ma l'aumento dei casi registrati in Toscana che sono balzati sotto ai riflettori delle cronache ha aumentato l'interesse (e le preoccupazioni) nei suoi confronti.

A portare l'attenzione sull'argomento sono stati anche la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), l'Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute, che durante gli “Stati generali sulla meningite” convocati a Roma il 7 febbraio 2017 hanno fatto il punto sulla diffusione della malattia e lanciato le linee guida per affrontarla, evidenziando il ruolo giocato dai vaccini.

In Italia sono disponibili tre tipi diversi di vaccino contro le infezioni da meningococco

Se, infatti, la meningite può essere causata da diversi microrganismi, i casi portati alla ribalta delle cronache riguardano infezioni causate da un batterio, il meningococco C. La loro incidenza annuale sul territorio nazionale è compresa tra 0,2 e 0,3 casi per 100 mila abitanti, e la fascia d'età più colpita è quella dei bambini che non hanno ancora compiuto un anno, dove si registrano 4 casi per 100 mila abitanti. Accanto a questo tipo di meningococco, però, anche i sierogruppi A, C, Y e W135 possono causare una malattia invasiva come la meningite o l'infezione del sangue.

Tuttavia il meningococco non è sempre pericoloso. Circa il 10% della popolazione sana lo ospita nelle sue vie respiratorie senza avere problemi, ed è molto probabile che tutti, prima o poi, ne siano portatori almeno per un po' di tempo.

La trasmissione da persona a persona può avvenire attraverso le secrezioni respiratorie. Il passaggio è più frequente fra i giovani di età compresa tra gli 11 e i 20 anni ed è più probabile nelle comunità di giovani (ad esempio nei collegi), soprattutto se sovraffollate e nel caso in cui il batterio abbia scatenato una meningite, quando sono già presenti delle infezioni respiratorie, con il fumo e con i baci intimi.

Per proteggersi da questa eventualità è possibile affidarsi al vaccino. Il modo migliore per farlo è affidarsi al piano nazionale di immunizzazione; le raccomandazioni aggiornate prevedono la somministrazione del vaccino contro il meningococco B entro il primo anno di vita, di quello contro il meningococco C tra i 13 e i 15 mesi di età e di quello tetravalente coniugato ACYW135 tra gli 11 e i 18 anni, indipendentemente dal fatto di essere stati vaccinati contro il meningococco C durante l'infanzia.

Il vaccino tetravalente è raccomandato anche a chi viaggia in Paesi in cui è diffuso il meningococco. Inoltre la vaccinazione è raccomandata a chi convive con un'immunodeficienza (congenita o acquisita) e, più in generale, in tutti i casi in cui c'è un aumento del rischio di meningite.

Attualmente l'efficacia del vaccino monovalente contro il meningococco C supera il 95%. Vaccinandosi ci si potrebbe proteggere per 5 o 10 anni; per saperlo con maggiore precisione sarà necessario aspettare nuovi studi sul tema: per il momento le informazioni a disposizione sono ancora poche.

>>>LEGGI ANCHE: Come riconoscere la meningite nei singoli e come prevenire il contagio

Foto: © BillionPhotos.com – Fotolia.com 

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