Scarlattina: come prevenire il contagio

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La scarlattina è una malattia infettiva molto diffusa tra i bambini: ecco alcune regole per prevenire il contagio.

La scarlattina è una delle malattie esantematiche più diffuse tra i bambini in età scolare. Si tratta di una malattia infettiva contagiosa che nella maggior parte dei casi si manifesta in età pediatrica. Solitamente è accompagnata da febbre, esantema (ovvero un'eruzione cutanea) e un'infezione della faringe.
 

Il batterio che causa la scarlattina

A differenza delle altre malattie infettive, la scarlattina è l'unica malattia esantematica ad essere causata da un batterio e non da un virus. A causare la scarlattina, infatti, è lo streptococco Beta-emolitico del gruppo A e dalle tossine da questo prodotte.

Poiché in natura esistono ceppi diversi di Streptococco, la scarlattina, a differenza delle altre malattie infettive, può essere contratta più di una volta nel corso della vita. Anche per questo è fondamentale conoscere le regole base per prevenire il contagio.
 

Come riconoscere la scarlattina: i sintomi

I sintomi della scarlattina sono vari:

  • Febbre alta
  • mal di gola
  • lingua coperta da una patina biancastra che poi diventa rosso fuoco (lingua a fragola)
  • Mal di testa
  • Viso arrossato, ad eccezione della zona del naso mento e bocca ("maschera scarlattinosa"),
  • Rush cutaneo sul corpo, costituito da piccole vescicole rosse leggermente in rilievo al tatto

scarlattina

Foto Anastasiya Parfenyuk © 123RF.com

Come avviene il contagio della scarlattina

Come detto poco sopra, poiché la scarlattina può essere presa più volte, è fondamentale conoscere il modo in cui avviene il contagio per potersi difendere adeguatamente, soprattutto perché non esiste un vaccino contro questa malattia esantematica.

Il contagio della scarlattina avviene attraverso le vie aeree, per contatto. Esso suini può avvenire con contatto diretto delle secrezioni (muco e saliva) di un bambino infetto o respirando le goccioline di saliva trasmesse parlando, starnutendo o tossendo.

Inoltre il contagio può verificarsi anche utilizzando gli stessi giochi o oggetti del bambino infetto, poiché lo streptococco sopravvive a lungo anche all'esterno.

Le maggiori probabilità di contagio si verificano durante la fase acuta della malattia, che coincide con la comparsa dei sintomi, anche se il contagio può avvenire anche prima: il periodo di incubazione della malattia può infatti andare da 1 a 5 giorni.

Il bambino smette però di essere contagioso già dopo 48 ore dall'assunzione dell'antibiotico.


Come prevenire la scarlattina

Anche se stando a contatto con un soggetto malato è difficile riuscire a prevenire la scarlattina, la prima buona regola è comunque quella di rispettare le più comuni norme igieniche, insegnando ai bambini a lavarsi bene le mani e soprattutto prestando molta attenzione ai giocattoli e agli oggetti condivisi che possono veicolare la malattia.

Inoltre i bambini che sono stati in contatto con un altro bimbo affetto da scarlattina dovrebbero assumere un antibiotico durante i primi due giorni di terapia del bambino affetto.

Un altro consiglio è poi quello di rivolgersi al proprio pediatra per farsi consigliare degli integratori o delle vitamine adatte a rafforzare il sistema immunitario.


Quanto dura la scarlattina?

Iniziamo col dire che i primi sintomi della scarlattina cominciano circa dopo 2-5 giorni dal contagio, per poi passare alla fase acuta della malattia (fase con febbre) che può durare dai 3 ai 5 giorni.

L'esantema e il rush cutaneo, invece, compare entro 48 ore per poi diffondersi a tutto il corpo nell'arco di un giorno. Ci vorranno 3-4 giorni prima che l'eruzione cutanea si attenui, desquamandosi.

In generale la scarlattina, periodo di convalescenza compreso, dura dalle 2 alle 3 settimane.


La scarlattina in gravidanza è pericolosa?

E' possibile contrarre la scarlattina anche in gravidanza. Se contratta durante la gestazione, però, questa malattia esantematica non comporta malformazioni al feto anche se può essere la causa di un parto prematuro.

Per questo motivo, benché non rappresenti un pericolo, è sempre bene che la futura mamma cerchi di non esporsi ad inutili rischi stando a contatto con un bambino infetto.

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