Bulimia nei bambini: sintomi e cura

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Uno dei più comuni e insidiosi disturbi dell'alimentazione, che può presentarsi anche nell'età infantile. Ecco come riconoscerlo.

Quando si parla di disturbi alimentari, l’attenzione deve restare alta non soltanto nel periodo dell’adolescenza, ma anche durante l’infanzia. Stando a un recente studio messo a punto dalla Società Italiana di Pediatria, infatti, sono sempre di più i bambini tra i 6 e gli 11 anni a presentare sintomi riconducibili a malattie come anoressia e bulimia, ed è indispensabile tenere gli occhi bene aperti per evitare che si trasformino in patologia vera e propria.

Che cos’è la bulimia

La differenza fondamentale tra bulimia e anoressia, due dei più comuni e insidiosi disturbi dell’alimentazione, è che la bulimia, spesso di origine nervosa, porta il bambino a mangiare in modo smodato, con abbuffate compulsive che finiscono solitamente nel vomito, a volte auto-indotto per evitare l’aumento di peso. E se quest’ultimo fattore è più comune nell’adolescenza, nell’età infantile la bulimia può presentarsi con semplici campanelli d’allarme da non sottovalutare per nessuna ragione.

Sintomi e campanelli d’allarme

I sintomi e i comportamenti da tenere particolarmente d’occhio sono atteggiamenti poco comuni nei riguardi del cibo: se il bambino a tavola (e non solo) manifesta ansia o timore di non mangiare abbastanza, divora ciò che ha nel piatto in pochissimo tempo, continua a mangiare anche quando è ormai evidente che ha raggiunto la sazietà, è il caso di monitorarlo attentamente, senza però farsi prendere dal panico.

Se a questi comportamenti si aggiungono episodi di autolesionismo, frequente uso del bagno, tendenza a chiudersi in se stesso, scatti di rabbia o esplosioni di pianto improvvise, è fondamentale rivolgersi subito a un pediatra e parlarne con un esperto per evitare che un campanello d’allarme possa trasformarsi in un vero e proprio disturbo: con pazienza, comprensione, a ascolto e aiuto professionale è possibile neutralizzare eventuali malattie sul nascere.

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Foto: nixki / 123RF Archivio Fotografico

Come si cura

Come detto, la bulimia ha solitamente un origine psicologica e affonda le radici in un particolare disagio vissuto dal bambino, che riversa nel cibo nervosismo e ansie. La cura è dunque solitamente di tipo psicologico: dopo avere escluso eventuali cause mediche con esami ad hoc da farsi prescrivere dal pediatra, la soluzione migliore è rivolgersi a uno specialista dell’infanzia in grado di sciogliere eventuali nodi che spesso i genitori non riescono a individuare in maniera obiettiva.

La cosa più sbagliata da fare è colpevolizzare il bambino, pronunciando frasi come “ma non avrai mangiato troppo?” o “se continui così ingrasserai”, e mostrarsi il più disponibili possibile all’ascolto e alla comprensione: in questo modo sarà più facile spingere ad aprirsi, a dare un nome alle sue emozioni e a elaborarle con le parole e non con le abbuffate.

Foto d'apertura: rafaelbenari / 123RF Archivio Fotografico

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