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Ciuccio sì o no? Tutta la verità sul succhietto

Per molte mamme e papà rappresenta un grande alleato, in altre famiglie viene scrupolosamente evitato. Non deve quindi stupire il fatto che, ancora oggi, il ciuccio sia al centro di un ampio dibattito: nel corso dei decenni il succhietto è stato più volte demonizzato e poi riabilitato nella sua funzione consolatoria. 

Per molte mamme e papà rappresenta un grande alleato, in altre famiglie viene scrupolosamente evitato. Non deve quindi stupire il fatto che, ancora oggi, il ciuccio sia al centro di un ampio dibattito: nel corso dei decenni il succhietto è stato più volte demonizzato e poi riabilitato nella sua funzione consolatoria. 

Ciuccio sì o ciuccio no? La domanda è molto attuale e spesso i neogenitori non riescono a capire quale sia la giusta risposta. Oggi cercheremo di rispondere all’interrogativo per capire quali sono i vantaggi (e gli svantaggi) che l'uso del succhietto porta con sé. Prima di addentrarci nel tema, tuttavia, facciamo un passo indietro per analizzare, prima di tutto, l'azione che l'utilizzo del ciuccio determina: la suzione.

Neonati e suzione

La suzione, nei neonati e nei bambini, è fisiologica. L'azione del succhiare è ben nota anche all'interno della pancia della mamma: durante molte ecografie, infatti, si scorge il feto intento a succhiarsi il pollice. Una dolce immagine che ci permette di comprendere come, in realtà, esistano due tipi diversi di suzione: la suzione nutritiva (accompagnata all'azione del deglutire) e la suzione non nutritiva, strettamente connessa a piacevoli sensazioni di conforto. Molte mamme, in effetti, raccontano di come i loro bebè - soprattutto durante le prime settimane di vita - si attacchino spesso al seno senza volontà di alimentarsi: il neonato cerca solo vicinanza e protezione. La suzione, insomma, è un antidoto alla paura, al senso di solitudine e all'ansia di separazione tipica del neonato.

E basterebbe questo a capire quanto il ciuccio possa aiutare le mamme e i papà a gestire i pianti e le tensioni del bambino. Ma come e quando usare il ciuccio?

I pro dell'utilizzo del ciuccio

Quando e come dare il ciuccio al neonato? Le regole base dell'uso del succhietto

Il succhietto, come abbiamo visto, è un mezzo attraverso il quale il neonato si rilassa e si tranquillizza. È bene, però, che mamma e papà non ne abusino. Come regolarsi, quindi? 

Cominciamo col dire che nel primo mese di vita del bambino, l'uso del succhietto è fortemente sconsigliato, soprattutto nei bambini allattati esclusivamente al seno: il ciuccio potrebbe infatti interferire con l'allattamento stesso, creando non pochi problemi a mamma e papà.

Una volta avviato correttamente l'allattamento e idealmente superato il primo mese di vita, il ciuccio può essere introdotto - con moderazione - nella routine del neonato: i genitori, tentando prima di tutto di comprendere le cause del pianto del proprio bambino, possono utilizzare il ciuccio per tranquillizzarlo e calmarlo. Non a caso il succhietto è uno dei primi (e tipici) oggetti transizionali che il bambino utilizza per gestire il temporaneo distacco dalla mamma. 

Il ciuccio però è utile anche nella delicata fase della dentizione: gli esperti affermano che il succhietto sia infatti in grado di ridurre il dolore connesso allo spuntare dei primi dentini.

Il ciuccio, tuttavia, non deve mai essere un sostituto dell'attenzione dei genitori verso il piccolo. Il pianto del bambino, infatti, potrebbe essere solo un desiderio di comunicazione del piccolo con mamma e papà e, quindi, andrebbe accolto. Il ciuccio è (e deve essere) soltanto un diligente aiutante dei neogenitori nell'accudimento del piccolo nei suoi primi 24 mesi di vita.

La regola alla base dell'uso del ciuccio è sempre quella del buonsenso: mamma e papà devono concedere il succhietto evitando però che quest'ultimo diventi un vizio difficile da eliminare.

I contro nell'utilizzo del ciuccio

Il ciuccio fa bene?

Funzione consolatoria a parte, i genitori spesso si domandano se l'uso del ciuccio faccia bene alla salute del bambino. A darci qualche risposta è la scienza: alcune ricerche hanno infatti evidenziato che l'uso del succhietto nei primi sei mesi di vita del bebè è connesso alla riduzione del rischio di SIDS (sindrome della morte in culla), perché permette al piccolo di respirare meglio durante il sonno e la fase di addormentamento.

La Società Italiane di Ortodonzia è inoltre concorde nell'affermare che, soprattutto nel primo anno di vita, la suzione connessa all'uso del ciuccio andrebbe a stimolare la muscolatura periorale. Nessun problema, invece, per quanto riguarda la formazione delle arcate dentarie: l'idea che l'uso del succhietto sia connesso alla crescita di denti storti è solo una credenza popolare.

L'uso del ciuccio, inoltre, riduce il rischio che il bambino si succhi il dito, un'abitudine che - rispetto a quella del succhietto - è molto difficile da eliminare nonché più dannosa: la suzione del pollice, infatti, genera una pressione più intensa sia sui denti che sul palato, con rischi associati ben più pericolosi di quelli connessi all'uso del ciuccio.

Vantaggi a parte, è tuttavia importante utilizzare il ciuccio fino (e non oltre) i 24 mesi. E fra poco scopriremo perché.

Quando non usare il ciuccio

Dopo l'anno di età l'uso del ciuccio dovrebbe essere disincentivato per arrivare poi a un completo abbandono entro e non oltre i 24 mesi di vita. Utilizzare il succhietto oltre i due anni, infatti, potrebbe generare qualche problema di malocclusione e, di conseguenza, anomalie nella posizione di denti e mascella.

Anche prima dei due anni, inoltre, il ciuccio non dovrebbe essere utilizzato in presenza di otiti o nei casi in cui il bambino sia predisposto a questa patologia. Studi di settore affermano infatti che la suzione prolungata connessa all'uso del succhietto - per cause ancora da chiarire - sarebbe connessa all'insorgenza di infezioni all’orecchio.

Dunque: il succhietto non va demonizzato a patto che lo si utilizzi con moderazione e con buonsenso, se non offerto al bambino a ogni pianto, l'uso del ciuccio non porta con sé alcun problema o disturbo.