Smart working con figli a casa: i consigli della psicologa

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Non per tutti è semplice la transizione da lavoro in ufficio a lavoro da casa, ma la situazione attuale legata al coronavirus costringe a questo passo: ecco come conciliare il ruolo di genitore e lavoratore senza impazzire!

Non per tutti è semplice la transizione da lavoro in ufficio a lavoro da casa, ma la situazione attuale legata al coronavirus costringe a questo passo: ecco come conciliare il ruolo di genitore e lavoratore senza impazzire!

Meno male che lo smart-working c’è: in tempi di emergenza sanitaria da coronavirus, e di misure anti contagio che costringono a casa, la preoccupazione per la situazione economica è tanta. E, se molte attività si sono viste costrette a chiudere per oltre un mese, altri lavoratori hanno potuito sfruttare la tecnologia e ricorrere allo smart-working, e cioè il lavoro da casa, da remoto.

Lo smart-working è un metodo di lavoro che in altri paesi non soltanto si è affermato, ma è diventato una sorta di “filosofia di vita”: lavorare da casa alcuni giorni in modo da risparmiare in termini di tempo e spostamenti, e restare vicino alla famiglia. In Italia, però, non è ancora così popolare, e le aziende che lo adottano sono ancora poche. O meglio, erano poche, perché l’emergenza coronavirus ha costretto chi poteva a recuperare computer, tablet e smartphone e a gestire il lavoro quotidiano con conference call, mail e video chiamate.

«In questa condizione di emergenza è l’unica strada percorribile - conferma la psicologa e psicoterapeuta Elisa Brandinelli - ma è anche molto difficile per chi non l’ha mai intrapresa. Lo smart working coabita con situazioni che sul luogo di lavoro non ci sono, o sono comunque meno disturbanti. E i figli piccoli sicuramente fanno fatica ad avere la mamma a casa e a non averla sempre a disposizione». Con conseguenze dirette sul lavoro.

Qualche anticipazione delle difficoltà legate al conciliare figli e smart working l’aveva regalata il protagonista del video diventato virale qualche anno fa: Robert E. Kelly, professore di Scienze Politiche alla Pusan National University in Sud Corea, era stato chiamato dalla BBC per commentare un fatto di attualità, e in diretta la figlia piccola lo aveva interrotto facendo irruzione nella stanza. Qualche giorno fa Kelly era nuovamente intervenuto sulla Bbc, proprio per parlare del lavoro da casa, e con lui c’erano i due figli e la moglie Marion.

«Le risposte più simpatiche vengono spesso proprio dal web, l’ironia aiuta a esprimere anche le cose più amare - sorride Brandinelli - ma di sicuro per molti genitori, soprattutto per chi non ha aiuti o non ha il compagno vicino, può essere difficile».

Parola d’ordine: programmazione

La prima cosa da tenere a mente per organizzarsi con lo smart working è, appunto, l’organizzazione. Non solo della propria giornata e della propria attività lavorativa, da distinguere da quella domestica, ma anche quella dei bambini.

«I bambini sono costantemente stimolati - spiega Brandinelli - hanno sempre qualcuno che gli dice cosa si farà dopo, che sia la maestra o la mamma. Se vengono lasciati da soli non possiamo pensare che si trovino loro qualcosa da fare, andrebbero in confusione proprio come andrebbero in confusione gli adulti.

Cosa fare con i bambini sotto i due anni di età

I bambini più piccoli sono quelli forse più facili da gestire: hanno ritmi abbastanza prevedibili, tra dormite e poppate, e il lavoro può essere organizzato sulla base di questi orari.

Cosa fare con i bambini tra i 3 e i 5 anni

I bambini tra i 3 e i 7 anni sono la fascia d’età più complicata, spiega ancora Brandinelli: la mamma è lì e quindi è a disposizione, ma è importante per loro imparare a distinguere i momenti.

“Una cosa carina che si può fare con i bambini, da quelli che vanno alla scuola d’infanzia a quelli che vanno alle medie, è costruire insieme un planning della giornata, una cosa giocosa, usando un cartellone, colori e decorazioni: un qualcosa cui ancorarsi, un punto di riferimento che serve a spiegare quando la mamma è mamma e quando sta lavorando. Può aiutare in questo tempo senza tempo, sia la mamma sia il bambino”.

Cosa fare con i bambini più grandicelli e gli adolescenti

Per gli adolescenti è più semplice, secondo la psicologa, perché con i più grandi si può parlare e si può spiegare, ma anche perché sono in un’età in cui cercano di costruirsi i loro spazi e la loro privacy: sapere che la mamma è impegnata non li turberà più di tanto, anzi, saranno lieti di avere tempo per loro.

Cosa fare se si ha una conference call e il figlio si avvicina

Nel caso in cui il bambino si avvicini durante una chiamata di lavoro, niente panico: la situazione è di emergenza, e i datori di lavoro o i colleghi sono consapevoli di questo. La cosa migliore da fare è scusarsi, con un sorriso, con l’interlocutore, e chiedere di attendere qualche minuto, o riprogrammare la chiamata se possibile, tornando poi a lavorare. Molto meglio che tentare di intrattenere il bambino e contemporaneamente portare a termine il lavoro.

Cosa fare se devi terminare un lavoro urgente e il bambino vuole giocare

I genitori devono aiutare a far capire gli orari - dice Brandinelli - Si può dire al bambino ‘ora vado a lavorare’, facendo qualche segno sull’orologio e spiegando che quando la lancetta arriva a un certo punto sta a indicare che la mamma torna e si può giocare. Il genitore deve immaginare prima cosa far fare al bambino, non può aspettarsi che il bambino si impegni il tempo, soprattutto se è da solo”. 

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