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Vita da Mamma: la rubrica di Federica Federico

Mamma di due preadolescenti, ex avvocato, moglie e blogger. Federica Federico, fondatrice di Vita da Mamma, regala consigli, idee, spunti e approfondimenti preziosi destinati a tutte le madri di oggi.

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Dormire nel lettone con mamma e papà, lo fa Santiago il figlio di Belen

Dormire nel lettone non è né un vizio né un errore, qualche volta è una strategia che va bene se e nella misura in cui è confortante e armoniosa per tutta la famiglia, mentre va sostituita con un’altra tecnica di addormentamento se è limitante e avvilente per qualunque membro della casa.

Dormire nel lettone non è né un vizio né un errore, qualche volta è una strategia che va bene se e nella misura in cui è confortante e armoniosa per tutta la famiglia, mentre va sostituita con un’altra tecnica di addormentamento se è limitante e avvilente per qualunque membro della casa.

Santiago De Martino è solito dormire nel lettone con i suoi genitori: "È un vizio, lo so, alcuni amici mi criticano per questo. Ma non mi importa: me lo godo finché dura, perché sono certa che, tra un po’ di tempo, nel lettone con me lui non vorrà starci più”, ha confidato Belen al suo pubblico attraverso le pagine di Di Più Tv

Dormire nel lettone non è un vizio

William Sears, pediatra e divulgatore scientifico, autore del libro “Bambini Capricciosi”, scrive del sonno accanto ai genitori definendolo come una esperienza di armonia: la ricerca dell’armonia è chiave nella relazione genitore bambino e la notte condivisa nel lettone ha il potere, secondo l’autore, di aiutare l’armonia nella diade genitore-figlio. 

Quando Sears scrive che le mamme dormono meglio se hanno accanto il bambino considera, però, le prime fasi della vita del piccolo, l’autore stesso non trascura la cura dell’autonomia del bimbo, alla quale va aggiunta, in termini differenti, l’autonomia e l’intimità dei genitori

A una certa età, dormire nel lettone non dovrebbe più essere la regola, ma occasionalmente resta, comunque, un bisogno, ovvero una tenera eccezione che è sminuente chiamare vizio.

Senza entrare nel merito del co-sleeping che merita una trattazione a parte, fermiamo la nostra attenzione su quella fase di transizione, che comunemente avviene tra i due e i tre anni di vita del bambino, in cui ogni genitore si impegna affinché il piccolo perda “il (non)vizio” di dormire nel lettone.

Dormire nel lettone, qual è l’età giusta per passare nella cameretta

Non esiste un’età giusta per affrontare il transito dalla camera di mamma e papà alla propria; certamente il sidecar, il letto estensibile o la culletta accanto al lettone sono abitudini che favoriscono i successivi passaggi di autonomia del bambino. Non tutti sanno che questa transizione (dalla stanza dei genitori, o più profondamente dal dormire nel lettone, alla propria stanzetta) è facilitata dalla presenza di un fratello maggiore nella cui camera il bimbo possa adattarsi al sonno senza mamma e papà. 

Smettere di dormire nel lettone per raggiungere l’autonomia del sonno da soli è uno svezzamento

Lo conferma lo stesso Dottor Sears nel suo libro: “Alcuni studi hanno dimostrato che i bambini sotto i tre anni dormono meglio se dividono la camera da letto con qualcun altro e molti genitori hanno potuto verificare che i fratelli che dormono insieme litigano meno”, dato, questo sui litigi tra fratelli, che confuterebbe la teoria dell’armonia a cui abbiamo poc’anzi accennato.

I genitori, dunque, per svezzare il bambino al sonno autonomo e in camera da solo, possono:

  • Sfruttare la presenza di un fratello maggiore;
  • Avvantaggiarsi del bisogno di spazi propri che il bambino manifesta già verso i tre anni e costruire al piccolo una camera a sua immagine;
  • Optare per un letto montessoriano, quindi allestire un letto basso, libero da sbarre e ostacoli e a cui il bambino possa avere autonomo accesso sempre;
  • Costruire un rituale del sonno di cui il genitore sia parte solo come accompagnatore: non mi stendo accanto a te ma ti guido con la voce leggendoti una fiaba, per esempio.

Resta il fatto che ai bambini capita di intrufolarsi nella stanza di mamma e papà di notte e infilarsi nel lettone. Spesso questo rifugiarsi è figlio di un cambiamento che il bambino sta affrontando: la nascita di un fratellino o l’avvio della scuola. In questi casi l’atteggiamento del dormire nel lettone può essere un regresso, ovvero un ritorno a una funzionalità precedente, quindi a un comportamento che dava sicurezza. 

In ogni caso, il lettone è per il bambino una scialuppa di salvataggio a cui si affida nella tempesta e per un innumerevole serie di ragioni. Qualche volta il bimbo cerca il lettone sin dal primo sonno perché accanto a mamma e papà soddisfa il bisogno di protezione, ciò accade quando probabilmente la tempesta infuria già nel suo animo!

Ecco che la parola chiave emerge senza forzature: bisogno. Il bambino può sentire il bisogno di dormire nel lettone e questo stesso può essere corrisposto dai genitori che colgono la richiesta di conforto e affidamento del bambino e danno ad essa un risposta tangibile: l’accoglienza e l’abbraccio, gli fanno posto in mezzo a loro.

Come aiutare il bambino a capire che dormire nel lettone è una coccola eccezionale e che il posto del piccolo è nella sua stanza

Il dottor Sears suggerisce di lavorare sulle similitudini: “Quando entri nella camera di mamma e papà di notte devi comportarti come un topolino e camminare in punta di piedi, non devi fare rumore”, indicare al bambino questi limiti è proficuo perché lo aiuta a identificare la camera dei genitori come un luogo in cui è “accolto” e non un suo luogo. 

Per parte mia, e in questo dissento dal Dottor Sears, ciò andrebbe fatto senza minacce: minacciare il bimbo di farlo ritornare nella sua stanza ove svegliasse mamma e papà potrebbe azzerare la pacifica ricerca di conforto che muove il figlio verso il lettone dei genitori. L’ulteriore paura di fallire svegliando mamma e papà potrebbe trasformarsi in una nuova ansia nell’animo del bambino.

Sears suggerisce un rimedio contro le fughe consuete nel lettone: potreste porre una materasso ai piedi del letto matrimoniale e apparecchiarlo per il bambino invitandolo a dormire non accanto a voi nel lettone ma accanto a voi su un suo spazio. 
Sta di fatto che nella misura in cui l’accoglienza del bambino non destabilizza i genitori e non è costante, ove attiene a un bambino comunque piccolo (parliamo di bimbi della scuola primaria), può essere vissuta senza dispregio e senza definirla vizio.

Non esiste una regola per l’addormentamento dei bambini come non esiste una regola valida per la gestione delle fughe nel lettone di mamma e papà, quello che conta è l’armonia di cui lo stesso Dottor Sears si è fatto paladino.

Se una mamma e un papà, come Belen e Stefano, sentono il bisogno di godere la condivisione del sonno col figlio, consapevoli del fatto che questa ricerca di intimità è vicina a finire perché il bambino è, per età e sviluppo, prossimo a maggiori autonomie, allora nessuno può parlare di vizio.