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Gentilezza a piccoli passi

La gentilezza è una strada da percorrere insieme sin da piccoli con mamma e papà ed è un viaggio da continuare ad intraprendere anche da grandi per essere felici.

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Si può essere gentili con il cibo? Sì!

Educare i bambini a un rapporto di rispetto ed empatia verso l’alimentazione non è sempre semplice. La chiave è creare routine di condivisioni e instillare la curiosità verso gli alimenti.

Educare i bambini a un rapporto di rispetto ed empatia verso l’alimentazione non è sempre semplice. La chiave è creare routine di condivisioni e instillare la curiosità verso gli alimenti.

Stagionale, sano, buono e bello. Il cibo non è solo nutrimento per il corpo, ma anche per la mente e il cuore. Ecco perché insegnare ai bambini la gentilezza con e attraverso il cibo è un’attività importante, da compiere sin da quando sono piccolissimi, evitando che sviluppino verso l’alimentazione un atteggiamento non empatico.

Bambini e alimentazione, non è sempre facile

Diciamo la verità. Non tutti i genitori hanno la fortuna di avere bambini che mangiano tutto ciò che si propone loro e che provano curiosità per gli alimenti nuovi o per i piatti più elaborati. Per alcune famiglie il momento del pasto può diventare davvero complicato tra capricci, poca fame e nervosismi da entrambe le parti. 

Di sicuro, nei casi più difficili, è consigliabile l’aiuto di un esperto che sostenga la famiglia nel dipanare certi meccanismi. Esistono, infatti, tanti specialisti e tanti corsi di mindful eating che stimolano la consapevolezza sulla e nell’alimentazione, aiutando a trovare l’equilibrio giusto nel rapporto con il cibo e quindi a essere “presenti” quanto si mangia. 

Ci sono, comunque, alcuni suggerimenti utili per insegnare a bambine e bambini la gentilezza con il cibo attraverso l’alimentazione. Si tratta, per esempio, di creare rituali felici attorno alla tavola, rendendo quello del pasto un momento di serenità e convivialità che i più piccoli, anche inconsciamente, aspettano come un “momento bello della giornata”. 

In questo contesto, si può anche spiegare loro che non esistono cibi buoni o cattivi (a parte il junk food, ovviamente) e insegnare il valore della stagionalità, del tempo, del lavoro e della dedizione che ci sono dietro ogni piatto che si porta in tavola. Infine, è importante non far percepire mai il cibo né come punizione né come premio, ma sempre e soltanto come nutrimento.  

A tavola in serenità 

Educare i più piccoli al piacere di condividere il momento del cibo è importante fin dalla più tenera età. Perché quello del pasto sia riconosciuto come un momento felice e di cui essere grati, si possono instaurare abitudini di condivisione in famiglia, a partire per esempio dalla tavola da preparare. 

Anche se non sempre è possibile pranzare e cenare tutti insieme, è essenziale che lo si faccia tutte le volte che se ne ha l’occasione, e che tutti i membri della famiglia che sono a casa al momento del pasto siedano a tavola. Una tavola da cui, ovviamente, televisione e smartphone sono banditi, mentre si sorride, si scherza e si chiacchiera. In questo modo i bambini collegheranno sempre il momento del pasto a un’attività felice, fatta di condivisione ed empatia. 

Foto: dolgachov -123.rf

Creare curiosità verso il cibo

Creare curiosità verso il cibo è il primo passo per farlo apprezzare ai bambini e instillare in loro la gentilezza verso tutta la filiera alimentare. È infatti importante spiegare loro che cosa stanno mangiando e parlare della provenienza di ciascun alimento. 

Dialogare con bimbi e bimbe del cibo e farglielo conoscere, rispondendo anche alle loro domande, è il primo passo per infondere in loro empatia e amore per ciò che nutre. Un esempio? Raccontare che le patate al forno che hanno nel piatto sono state piantate, coltivate, raccolte da persone qualificate con attenzione e fatica, prima di arrivare nella cucina di casa. 

È importante anche spiegare ai più piccoli che la natura è prodiga di doni per gli esseri viventi e che, quindi, rispettare la stagionalità rende ancora più prezioso ogni alimento. Aspettare maggio per le ciliegie e novembre per le castagne, infatti, stimola nei più piccoli un senso di gratitudine verso l’ambiente e il ciclo della natura, facendo scaturire in modo semplice rispetto e gentilezza. 

Piantare, coltivare e portare in tavola un alimento 

Nell’ottica di coinvolgere i più piccoli e trasmettere loro maggiore consapevolezza verso il cibo, un’ottima attività da fare insieme è quella di piantare e coltivare qualche vegetale. Non serve un giardino o un grande orto (anche se, chi ne ha la possibilità, di sicuro, non dovrebbe perdere l’occasione), ma bastano una piantina di fragole sul davanzale, un vasetto di erbe aromatiche sul balcone o qualche ortaggio in terrazzo. Piantare insieme una patata, una piantina di pomodori o di fragole per poi coltivarli insieme, prendendosene cura quotidianamente, permette ai bambini di capire quanto tempo e pazienza siano necessari per far arrivare questi doni in tavola… e di sicuro quel pomodoro sarà per loro il migliore mai assaggiato! 

Il cibo non si spreca, un mantra da ripetere insieme

Trasmettere la giusta considerazione per il lavoro e la dedizione che c’è dietro ogni alimento porta i bambini a comprenderne meglio il valore. Questi insegnamenti si tramutano in empatia per le quantità di cibo a disposizione e nella comprensione di come sia inopportuno e ingiusto sprecarlo. 

Si tratta di un concetto semplice, che ha a che fare con il risparmio economico ma anche con la sostenibilità. È necessario far capire ai piccoli che non sprecare fa parte di un circolo virtuoso da preservare: fare acquisti mirati, non eccedere nelle quantità, mettere in tavola porzioni ragionevoli per evitare gli sprechi, nonché riutilizzare gli avanzi per gustose ricette salvaspreco. 

Non usare mai il cibo come premio o punizione 

Per trasmettere i valori della gentilezza attraverso il cibo, è fondamentale non utilizzare mai gli alimenti come strumento per ottenere una certa risposta da parte dei bambini. “Hai fatto i compiti, allora stasera pizza” oppure “Se non ti sbrighi, niente gelato” sono due modi di utilizzare il cibo come “ricatto” per raggiungere uno scopo che non è legato all’appetito del bimbo o della bimba, ma al suo comportamento. Un modo spesso utilizzato dai grandi che, però, a lungo termine può innescare comportamenti nocivi e di sicuro non contribuisce a promuovere l’armonia e la gentilezza verso ciò che ci nutre. 

Il cibo è ciò che ci permette di vivere, di imparare a conoscere i cicli e i meccanismi della natura, ci insegna il valore dell’accudimento e della condivisione: trasmettere alle future generazioni la gentilezza e il rispetto nei confronti di esso significa educarli alla gentilezza e al rispetto nei confronti della vita stessa!

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Foto apertura: tommyandone -123.rf