Tempo Libero

Chi è Louise Glück, Premio Nobel per la Letteratura

Fino a poco tempo fa non la conosceva quasi nessuno eppure è una poetessa di gran talento: ecco chi è Louise Glück.

Fino a poco tempo fa non la conosceva quasi nessuno eppure è una poetessa di gran talento: ecco chi è Louise Glück.

Gli appassionati di poesia la conosceranno già, ma Louise Glück è stata sotto le luci della ribalta soprattutto ultimamente per aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura.

Voi sapete già tutto su di lei?

Louise Glück, biografia della poetessa statunitense 

Nata a New York nel 1943, Louise Glück ha in qualche modo seguito le orme del padre che, prima di diventare un uomo di affari voleva fortemente fare lo scrittore; e della madre, che sin da subito le ha insegnato a scrivere poesie e grazie alla quale si è appassionata di mitologia greca e grandi classici.

Dopo un’adolescenza un po’ turbolenta, dovuta alla morte della sorella e soprattutto ai suoi problemi di anoressia, intraprende un percorso di psicoanalisi e poi, una volta guarita, comincia a frequentare al college un corso di poesia. Ed è proprio all’università che conosce i poeti Stanley Kunitz e Léonie Adams, diventati poi i suoi mentori.

La sua prima raccolta di poesie viene pubblicata nel 1968, ma i primi riconoscimenti arrivano solo alle soglie degli anni ’90, grazie a “Ararat”, una raccolta dedicata alla morte del papà, e a “L’iris selvaggio”.

Il premio Pulitzer con la raccolta L’Iris Selvatico e il National Book Award 

Nel 1993 infatti Louise Glück viene premiata con il Premio Pulitzer per la poesia grazie alla raccolta “L’iris selvaggio”, opera in cui si mescolano tre diversi monologhi con protagonisti piante, fiori, esseri umani e divinità. Ma non è finita qui.

Negli anni a seguire infatti la poetessa ha ottenuto tantissimi altri riconoscimenti come ad esempio il National Book Award, vinto nel 2014.

Il premio Nobel per la Letteratura 2020, un’inaspettata sorpresa 

Il più prestigioso dei riconoscimenti, il premio Nobel per la Letteratura, è arrivato proprio quest’anno, nel 2020. Una vera sorpresa per Louise Glück, che è la sedicesima donna a riceverlo e che è stata premiata "per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende l’esistenza individuale universale".

Louise Glück e la sua poesia, una miscela violenta tra desiderio e apparenza 

A rendere famose le poesie di Louise Glück, il tono austero e il linguaggio preciso, ma anche i temi affrontati nelle sue opere.

La Glück spazia infatti da argomenti impegnativi, come la malattia, la morte, i traumi, il rifiuto e il fallimento delle relazioni, a temi più leggeri che si lasciano ispirare dal mondo naturale.

A influenzarla, miti e leggende e opere classiche e ovviamente ha avuto un ruolo cruciale nelle sue opere anche la psicoanalisi che ha segnato la sua vita e l’ha aiutata a superare i momenti più difficili.

Averno, la discesa agli inferi di Louise Glück 

Tra le opere più famose di Louise Glück, “Averno” una raccolta di poesie che si basano sul mito di Persefone e in cui la poetessa utilizza le storie classiche che tanto le stanno a cuore per raccontare le sue storie personali.

In quest’opera la Glück parla della solitudine e della sua paura dell’ignoto, ma anche della bellezza della notte e di sentimenti come amore e desiderio.

Louise Glück in una poesia 

Tante le sue poesie più belle, noi abbiamo scelto “Fine dell’estate”.

“Dopo che mi vennero in mente tutte le cose,
mi venne in mente il vuoto.

C’è un limite
al piacere che trovavo nella forma…

In questo non sono come voi,
non ho risoluzione in un altro corpo,

non ho bisogno
di un riparo fuori di me…

Mie povere ispirate
creazioni, siete
distrazioni, in ultimo,
puri inceppi; siete
alla fine troppo poco simili a me
per piacermi.

E così candide:
volete essere ripagate
della vostra scomparsa,
pagate tutte con qualche parte della terra,
qualche ricordo, come una volta eravate
compensate per il lavoro,
lo scriba pagato
con argento, il pastore con orzo
per quanto non è la terra
a durare, non
queste schegge di materia…

Se apriste gli occhi
mi vedreste, vedreste
il vuoto del cielo
specchiato in terra, i campi
di nuovo nudi, senza vita, coperti di neve…

poi luce bianca
non più travestita da materia.”