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Il rito festoso a Bormio in Valtellina

Il rito festoso a Bormio in Valtellina
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Tutto cominciò alcuni secoli fa, quando, la mattina di Pasqua, presso le chiese dell’alta Valtelllina, esisteva l’abitudine di distribuire un pezzo di carne arrostita di agnello o montone a ognuna delle famiglie della parrocchia, come segno di abbondanza e fertilità. Con il passare del tempo questo rito si è lentamente trasformato, e oggi è un’occasione colorata e gioiosa, che coinvolge tutti gli abitanti di Bormio in una festa che ha il suo culmine la mattina di Pasqua e si chiama, appunto, i Pasquali. Ma la sua storia merita qualche dettaglio in più.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, all’usanza della distribuzione dell’agnello arrostito si affiancò quella, più bella e delicata, di portare un agnellino infiocchettato alla chiesa per ricevere la benedizione. In un libro sulle tradizioni locali del 1932 si racconta che a Bormio il rito pasquale consiste «nella benedizione di cinque bianchi e vivi agnellini che vengono condotti e trasportati alla chiesa arcipretale ornati a gara nel miglior modo da ciascuno dei vecchi cinque rioni in cui è diviso il borgo». E poi: «L'agnellino generalmente è ornato di nastri e fiori. Qualche volta un rione ha il proprio Buon Pastore rappresentato da un bimbo vestito di pelli che si stringe tra le braccia il bianco agnellino. A volte il Buon Pastore è portato in spalla da quattro alti e robusti giovani pastori in una specie di tabernacolo nel quale il buon pastore siede: il tabernacolo è riccamente ornato di colonnette rivestite di muschio e di colori vivaci...». Da questo momento, in modo graduale, il ‘tabernacolo’ ha assunto sempre più importanza, fino a diventare il soggetto unico e principale della sfilata e della festa.

I Pasquali sono portantine, dette barelle, preparate, già da dopo Natale e per tutto il periodo della Quaresima da ognuno dei cinque quartieri, i reparti, di cui si compone Bormio: Combo, Dossiglio, Buglio, Dossorovina e Maggiore. In ogni rione si costituiscono più gruppi di lavoro, in cui sono coinvolti adulti, giovani e ragazzi, allo scopo di trovare un’idea originale legata alla Pasqua, da tradurre poi artisticamente. Spesso il Pasquale è arricchito da un meccanismo oppure dall’acqua. Ogni reparto ne prepara più di uno: nell’edizione 2012, per esempio, se ne contavano diciannove. Il corteo si apre con la banda del paese; seguono poi i Pasquali, portati a spalla da uomini ma anche da ragazzini, a seconda dal peso. Partecipano quasi tutti gli abitanti, dai bimbi fino agli anziani, tutti con i costumi tradizionali, portando gli attrezzi da lavoro, le gerle, i neonati in carrozzine d’epoca, gli agnellini sulle carriole, ornati di nastri e fiori, mentre le bimbe e le ragazze portano cestini, fiori e i paletti che servono per sostenere le portantine durante le soste. La sfilata termina in piazza dove avverrà la premiazione del Pasquale più bello e originale e la benedizione degli agnelli. Sugli abiti tradizionali dominano i colori nero, rosso e bianco: l’abito maschile è composto da pantaloni al ginocchio di panno nero fermati in vita da una fascia rossa, camicia di lino bianca e fazzoletto colorato intorno al collo; per finire, cappello nero a larghe tese con una fascia rossa. Le ragazze portano scialli colorati sopra il corpetto nero e la camicia bianca, e un grembiule vivace con i toni del rosso.

Bormio è un importante e moderno centro turistico; era già conosciuto nell’antichità per le sue acque termali e fu spesso conteso a causa della sua favorevole posizione allo sbocco di importanti valichi (Foscagno, Santa Maria, Stelvio, Gavia). Il suo centro storico, però, è ancora intatto: le vie centrali convergono verso piazza Cavour dove un tempo si raccoglieva la vita sociale e religiosa. Attorno alla piazza si dispongono la Torre delle Ore, le cui campane sono state ricavate dalla fusione della mitica Bajona, che chiamava a raccolta la popolazione; il Kuerc (tettoia degli inizi del Duecento, sotto la quale si amministrava la giustizia) e la chiesa collegiata dei santi Gervasio e Protasio. Nel palazzo De Simoni, che ospita il municipio e la biblioteca, il Museo Civico raccoglie documenti sulla storia del paese, oggetti, suppellettili e antichi attrezzi agricoli. Oltre il ponte del Combo, sul torrente Frodolfo, si stende un quartiere con caratteristiche case medievali.

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