Ipocondria: cos'è e come si cura

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L’ipocondria è una preoccupazione infondata ed eccessiva di aver contratto una o più malattie. Ecco come riconoscerla e come poterla curare.  

L’ipocondria è una preoccupazione eccessiva e non fondata data dalla convinzione di avere una o più gravi malattie. Il paziente che ne soffre interpreta erroneamente alcune sensazioni corporee e tende ad attribuire una gravità infondata a particolari alterazioni fisiche di lieve entità.

L’ipocondriaco, quindi, riscontra costantemente dei sintomi che attribuisce ossessivamente a specifiche patologie.

Questo accresce la sua preoccupazione tanto da spingerlo a cercare continue conferme del fatto di essere malato, anche se ciò non trova riscontro oggettivo negli esami clinici e nei pareri medici.

Ci può essere timore per la salute di un organo specifico o paura di aver contratto una o più malattie. I soggetti con l’ipocondria, infatti, possono entrare in tensione se sentono parlare di una determinata patologia, ma anche se leggono un articolo a riguardo o se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato. 

Questa preoccupazione eccessiva porta il soggetto ad essere focalizzato unicamente sulla propria salute, facendo delle possibili malattie contratte un argomento abituale di conversazione e il proprio modo di rispondere agli stress della vita quotidiana.

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ll soggetto affetto da ipocondria è intrappolato in una sorta di circolo vizioso, che lo porta a vivere momenti di forte ansia e insonnia: cerca di il modo di rassicurarsi e di superare le proprie paure, ma di fatto questo alimenta ancora di più l’ossessione di essere ammalato.

I tentativi di rassicurazione autonomi ed eteronomi generalmente non portano agli esiti sperati: difficilmente questo tipo di soggetti, infatti, riesce a tranquillizzarsi (se non per un breve periodo) e a risolvere il problema.

Per poter curare in modo definitivo l’ipocondria, quindi, può essere utile rivolgersi ad uno psicoterapeuta che aiuterà il paziente ad individuare (ed interrompere) le spirali viziose messe in atto.

In alcuni casi potrebbe essere necessario anche ricorrere ad una terapia farmacologica basata sull’assunzione di antidepressivi (sia triciclici che SSRI) o, nelle forme lievi, di sole benzodiazepine. Sarà lo specialista ad individuare la cura più indicata in base all’esigenze individuali e alla gravità del disturbo.

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