Prevenzione
Prevenzione

Polio a Londra. Cosa significa e che rischi per noi?

Secondo gli esperti, la scoperta di tracce di poliovirus nelle acque reflue di Londra fa temere che questo virus che pensavamo ‘scomparso’ in questa area del mondo possa diffondersi nelle zone a basso tasso di vaccinazione contro la polio.

Secondo gli esperti, la scoperta di tracce di poliovirus nelle acque reflue di Londra fa temere che questo virus che pensavamo ‘scomparso’ in questa area del mondo possa diffondersi nelle zone a basso tasso di vaccinazione contro la polio.

Pensavamo di averla debellata. O meglio, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato la Polio come malattia debellata in Europa già nel 2002. Eppure. Eppure in Uk un nuovo focolaio sta preoccupando le autorità sanitarie locali.

Ne scrive la stampa inglese e anche in Italia la notizia fa eco perché è stato lanciato un allarme proprio dall’Agenzia per la sicurezza sanitaria circa l’individuazione del poliovirus nei campioni di acque reflue raccolte dall’impianto di trattamento londinese Beckton Sewage Treatment Works.

In particolare, la nota specifica che "Le indagini sono in corso dopo che diversi virus strettamente correlati sono stati trovati in campioni di acque reflue prelevati tra febbraio e maggio. Il virus ha continuato a evolversi ed è ora classificato come un poliovirus di tipo 2 (VDPV2) che in rare occasioni può causare malattie gravi, come la paralisi, in persone che non sono completamente vaccinate.

I dati raccolti da febbraio a maggio nelle acque reflue della città rilevano una diversa concentrazione del poliovirus (generalmente presente ogni anno nei campioni ambientali): questa volta preoccupa (ma senza allarmismi) la presenza del ceppo 2 di tipo vaccinale.

Il rischio, secondo gli esperti, è la possibilità (comunque bassa) di contagio a partire dalla popolazione (in particolare proveniente da Paesi il cui è in corso la campagna di vaccinazione con vaccino orale del virus 'vivo') che, attraverso le acque reflue, potrebbe diventare pericoloso per la fetta di popolazione non immunizzata.

 

Il tasso di vaccinazione contro la Polio a Londra è alto

Al momento non sono stati segnalati casi di persone positive alla polio e la maggioranza dei londinesi - secondo quanto riportato dai bollettini ministeriali inglesi - è completamente protetta contro la poliomielite, si stima un 86% della popolazione locale, e non dovrà intraprendere ulteriori azioni, ma il sistema sanitario inglese potrebbe iniziare a contattare i genitori di bambini al di sotto dei 5 anni della città di Londra che non sono in regola con le vaccinazioni antipolio per invitarli a proteggersi.

 

Più a rischio i bambini sotto i 5 anni

Ma perché in pericolo sono proprio i più piccoli? Le evidenze sono ben spiegate dal nostro Istituto superiore di sanità secondo cui i soggetti a rischio sono proprio i bambini nei primi anni di vita. Anche in coloro che hanno effettuato la vaccinazione può accadere di essere infettati. In questo caso “senza svilupparne i sintomi, e trasmettere il poliovirus ad altri. Data la ridotta probabilità che un individuo infettato sviluppi sintomi chiari e visibili, come la paralisi, la catena di trasmissione può allargarsi rapidamente, soprattutto in assenza di misure igieniche adeguate”.

La paralisi, tra le conseguenze più pericolose del contagio si sviluppa, secondo i dati ufficiali, soltanto nell’1% delle persone malate, il 5-10%, invece, sviluppa una forma di meningite asettica, mentre il restante 90% circa sperimenta sintomi simili a una influenza o ad altre infezioni virali. Non sono chiari i motivi che portano un individuo a sviluppare la forma più grave di polio.

 

Come ci si protegge dalla polio?

Cure per chi ha contratto la poliomielite non ce ne sono, tranne trattamenti sintomatici che possono in parte minimizzare gli effetti della malattia. Secondo l’Istituto superiore della sanità “L’unica strada per evitare potenziali conseguenze è la prevenzione tramite vaccinazione. Esistono due tipi di vaccini: quello ‘inattivato’ di Salk (IPV), da somministrare con iniezione intramuscolo, e quello ‘vivo attenuato’ di Sabin (OPV), da somministrare per via orale.

 

Nei paesi ad alto reddito da anni l'immunizzazione avviene tramite vaccino 'inattivo' mentre il vaccino di Sabin, somministrato fino ad anni recenti anche in Italia, ha permesso di eradicare la poliomielite in Europa ed è raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità nella sua campagna di eradicazione della malattia a livello mondiale. Il costo inferiore del vaccino OPV permette di raggiungere più persone in paesi del mondo come in diverse regioni africane.

 

"La sospensione del vaccino OPV a livello mondiale è un passo importante perché permetterà di eliminare qualsiasi rischio di poliomielite causata da poliovirus derivati dal vaccino, che, in qualche rara occasione, possono subire modificazioni genetiche e circolare nella popolazione" si legge nelle guide di informazione epidemiologica dell'Istituto superiore della sanità.

 

L’ambizione sarebbe di arrivare a risultati simili a quelli ottenuti con il vaiolo negli anni '80, sperando nell'eliminazione assoluta della malattia di origine virale. In Italia - si legge sul portale del Ministero della salute - per decisione della Conferenza Stato Regioni nel 2002, dopo l’eradicazione completa della polio in Europa, l’unica forma di vaccino somministrato è quello inattivato. Presso il Ministero della salute viene mantenuta una scorta di vaccino orale attivo come misura precauzionale, in caso di emergenza e di importazione del virus”.

 

Anche il medico virologo Roberto Burioni ha voluto riportare l’attenzione sulla notizia

“A Londra c’è di nuovo il virus polio, che non si vedeva da 40 anni. Se avete avuto la pessima idea di non vaccinare i vostri figli contro la polio (o non siete vaccinati) provvedete immediatamente”.