Caso Weinstein, cos'è la campagna #MeToo

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Le donne di tutto il mondo, famose e non, hanno usato questo hashtag per raccontare “quella volta”. In breve tempo ha dato al mondo la dimensione del problema delle molestie sessuali e delle violenze contro le donne nel mondo. 

Era il 15 ottobre 2017 quando l’attrice Alyssa Milano scrisse: “Se tutte le donne che sono state sessualmente molestate scrivessero “Me too” (Anche io) come status, potrebbe dare alle persone un’idea della magnitudo del problema”. Erano passati solo pochi giorni dalla pubblicazione del primo articolo sul New York Times sulle violenze del produttore cinematografico Harvey Weinstein ai danni di otto donne. E la risposta fu davvero imponente e diede senz’altro quello che voleva Alyssa Milano: la magnitudo del problema.

#MeToo è diventato un hashtag virale e ha spronato le donne di tutto il mondo, famose e non famose, a raccontare “quella volta” in cui qualcuno le aveva molestate.

 

Un post condiviso da Alyssa Milano (@milano_alyssa) in data:

L’hashtag fu usato 500mila volte in 24 ore su Twitter, nello stesso arco di tempo i post su Facebook furono 12 milioni. Tra loro decine e decine di persone note raccontarono la propria esperienza di molestie. Bjork raccontò quelle subite da “un regista danese” sul set di Dancer in the Dark, con lei Patricia Arquette, Reese Whiterspoon, Heather Graham, Evan Rachel Wood condivisero le proprie storie.

Ma con loro anche migliaia di persone non famose, che hanno permesso di scoprire la vera “magnitudo” del fenomeno ben oltre il recinto di Hollywood e del cinema, dallo sport al mondo accademico e alla politica alla vita di praticamente ogni donna. E anche alcuni uomini hanno usato l’hashtag per prendere la parola e raccontare la propria storia di abusi, tra loro l’attore James van der Beek. Altri scandali sono emersi e altri predatori sessuali sono stati inchiodati alle loro responsabilità.

E pensare che, quando è stato usato da Alyssa Milano, l’hashtag aveva già più di un decennio di storia. La prima a usarlo infatti era stata l’attivista Tarana Burke, per una campagna social, sempre sul tema delle molestie sessuali, ma su MySpace. Lo scopo era esattamente quello che avrebbe avuto nel 2017, undici anni più tardi: far comunicare le donne fra loro e permettere la condivisione di queste terribili esperienze.

Tarana Burke raccontò che l’ispirazione le era venuta parlando con una ragazzina di tredici anni vittima di una violenza. Avrebbe voluto dirle tante cose, non riuscì a dirne nemmeno una, quando tutte le parole che servivano in quel momento, erano, appunto, “Anche io”.

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