Perché lasciarsi è così doloroso?

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Capita a tutti, prima o poi, di essere lasciati da qualcuno. Fa male. Un male di quelli che sembrano impossibili da sopportare. Peggio di una caduta dallo skateboard quando hai 13 anni e stai facendo il fenomeno davanti alla tua prima cotta. Peggio di quando ti fanno la prima ceretta o della prima volta che hai i dolori mestruali e vorresti tanto essere nata uomo.

Cos’è di preciso a provocare tutto questo dolore? Quello che ci porta a stare rannicchiati per giorni, con la luce spenta, una confezione di fazzoletti a portata di naso e l’impossibilità di trattenersi quando un odore, una canzone, una parola accendono i ricordi e il rubinetto del pianto?

  • Lasciarsi fa malissimo: perché?

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Quando si è innamorati, il cervello ragiona in modo diverso dal solito. Quando si dice che l’amore ci stordisce un po’ tutti, non si sta parlando a vanvera solo per far indossare alla situazione una veste più romantica.

Nel cervello degli innamorati è stata registrata una riduzione dell’attività del giro cingolato e dell’amigdala. Il primo è legato alla percezione di emozioni dolorose, che sono attutite quando si vede l’immagine della persona amata. La seconda permette di elaborare le emozioni (in genere quelle negative, come la paura o la rabbia) e la memoria. Dato che queste due aree cerebrali funzionano meno, le persone innamorate risultano essere più rilassate.

  • Poi ci si lascia: cosa accade al cervello?

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Durante l’innamoramento, il nostro corpo rilascia l’ormone della dopamina e quello dell’ossitocina: proviamo piacere in presenza dell’altro, una sensazione che è identica a quella che provano i drogati. Più lo abbiamo nella nostra vita, più ci sentiamo bene. E ne vogliamo sempre di più. Non riusciamo più a farne a meno.

Quando tutto finisce, soprattutto se all’improvviso, il cervello reagisce in maniera negativa. Il suo antidolorifico, la fonte di produzione degli ormoni dell’amore, viene a mancare. Di conseguenza, smette di ricevere input positivi, attivando in automatico le stesse aree cerebrali correlate al dolore fisico. Ecco da dove deriva quel senso di schifo che ci portiamo addosso dopo la fine di una storia. 

  • Come si guarisce dal male di amore?

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“Si può amare da morire, ma morire d’amore no” è la frase che più si addice a una condizione come questa. Il trascorrere del tempo, ma soprattutto trovare degli hobby ai quali dedicarsi per tenere il cervello impegnato, è la riabilitazione da mettere in pratica per risollevarsi dalla rottura.

Non sarà facile: ogni dipendenza ha periodi di astinenza dall’altro nei quali sembrerà sempre di impazzire. Ma è possibile venirne fuori, con il cervello ancora più funzionante. E non lo dico io, lo dice la scienza!

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