NVK DAYDOLL, la moda sostenibile nata dal faggio

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Natasha Calandrino Van Kleef ha trovato in questo albero la risposta alla domanda di maggiore sostenibilità nel soddisfare la nostra seconda, grande necessità: vestirci.

«Le necessità umane sono essenzialmente due: nutrirsi e vestirsi. Mi sono chiesta come mai questa seconda parte sia stata così trascurata in termini di sostenibilità». Da questa riflessione è partita la ricerca di Natasha Calandrino Van Kleef, creatrice del brand di moda etica NVK DAYDOLL.

Il cuore di questa azienda è la polpa di faggio, un albero generoso da cui si produce una fibra morbidissima. Natasha ha trovato in questo tessuto la risposta alla ricerca di stile, eleganza, femminilità e sostenibilità.

Ecco chi è Natasha Calandrino Van Kleef e come ha trasformato un albero in vestiti destinati a durare nel tempo.

Nata a Londra nel 1966 da mamma olandese e papà siciliano, Natasha cresce all'interno del Politecnico di Milano, dove si laurea in architettura. Inizia a lavorare in dipartimento con Ezio Manzini, autore del libro La materia dell'invenzione e primo punto di contatto tra la futura stilista e il concetto di sostenibilità.

«Ragionando su questo tema, ho scoperto che c'era molto sul cibo sostenibile, ma poco sulla moda e sull'abbigliamento», spiega la fashion designer. Da lì è iniziata una ricerca che, dopo un anno e mezzo, l'ha portata a trovare la polpa di faggio, materiale usato negli anni Settanta accoppiato al cotone perché poco resistente.

Moda, energia e sensualità

«Nella moda tutto ciò che è complesso da realizzare, comprese accoppiate tra bottoni, zip e tessuto, ha bisogno di energia mentre lo si fa e quando lo si smaltisce», spiega Natasha. Il tessuto ottenuto dal faggio consuma dal 40 al 70 per cento in meno in termini di energia rispetto alle normali fibre naturali sul mercato. Inoltre consuma un decimo dell'acqua necessaria per il cotone.

Poi ha iniziato a studiare come questa fibra potesse essere utilizzata pura, senza il supporto di altri materiali. La sua esperienza di architetto le ha dato la risposta: nei punti critici, ha raddoppiato gli strati. Il primo capo nato dai test era un top e poi una collezione mare. «NVK DAYDOLL compirà 10 anni nell'aprile 2020. Ci sono clienti che indossano ancora quei primi capi», ricorda la stilista.

Oltre a riprendere le iniziali della sua creatrice, il nome NVK DAYDOLL nasce da un'idea precisa. «La morbidezza del materiale con cui confeziono i miei capi e la mancanza di ganci e chiusure, esaltano la femminilità di chi li indossa perché si stringono nei punti giusti. Così come il baby doll ci fa sentire sexy e femminili di notte, i miei abiti riproducono quelle sensazioni, ma di giorno».

I principi di NVK DAYDOLL

I capi NVK DAYDOLL hanno prezzi che vanno dai 200 ai 250 euro per un vestito e da 80 a 150 euro per una maglia. Si può acquistare online, nello show room di Milano su appuntamento e in altri cinque punti vendita in Italia e all'estero. È possibile acquistare anche coprispalle e pantaloni, oltre ai capi della linea mare. Ma non pensate che siano monotoni, anzi.

Indossare questi vestiti significa giocare con i numeri e i colori. Molti capi sono almeno double face e quindi reversibili. Poi c'è la linea Leaf, costruita sulla base di un calcolo combinatorio. Si acquistano due metà abito e le si combinano tra loro, ottenendo almeno quattro diverse possibilità di colore. «Se acquisto una terza metà, le combinazioni salgono a dodici e così via».

NVK DAYDOLL si muove seguendo i principi di sostenibilità e femminilità. Poi c'è l'etica. Il team dietro le creazioni di Natasha è composto da persone che lavorano con lei da 10 anni, tutte contrattualizzate e che, proprio grazie a questa azienda, hanno potuto anche ricongiungersi con le proprie famiglie. Un altro principio fondamentale è la salute.

«I miei capi fanno bene all'ambiente e a noi perché questo filato permette la traspirazione della pelle, il nostro organo principale. L'allontanamento del sudore è fondamentale per la nostra salute». Così, mentre i nostri armadi sono invasi di poliestere – e quindi di plastica – chi indossa NVK DAYDOLL non solo si prende cura dell'ambiente, ma si fa del bene. Lo afferma anche il Ministero della Salute che, attraverso l'Associazione Tessile e Salute, ha certificato questi capi.

Quando la moda diventa sostenibile

«La sostenibilità è un processo complesso. Non basta un solo aspetto, ad esempio solo il tessuto, ma vanno coinvolti anche altri fattori», sottolinea Natasha. Il bambù ne è un esempio: processato con una “chimica cattiva” nuoce gravemente all'ambiente. «Anche la durata è importantissima: è inutile fare una maglietta che non ha nulla di chimicamente dannoso, ma che dopo tre volte in lavatrice va buttata – puntualizza la stilista –. Significa spendere altra energia. La durabilità è indispensabile per creare moda sostenibile».

Il futuro della moda

«Otto miliardi di persone non possono tutte avere uno stile di vita sostenibile. Ma i paesi più fortunati possono segnare la strada agli altri». Un ragionamento sensato e lucido, quello di Natasha, che guarda la realtà per quella che è. «Per questo – continua – chi ha le giuste possibilità economiche non dovrebbe comprare cinque magliette da 20 euro. Dietro quella maglietta c'è qualcuno che è stato sottopagato per produrre. Dato che non se ne ha bisogno e si può comprare qualcosa che dura nel tempo, bisogna dare il buon esempio».

Tra le sue clienti Natasha ha persone facoltose e altre che, pur senza grandi possibilità, acquistano capi di qualità perché vogliono che durino nel tempo. Il driver è quel senso di gioia, quella scintilla, che le donne hanno quando indossano i miei vestiti. «La mia collezione non la capisci, se non la indossi. E quando lo fai, ti senti più bella».

Bellezza e stile
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