Carriere e Visioni

Intervista a tre insegnanti sulla Dad

Ormai da un anno la didattica a distanza ha stravolto la vita di ragazzi e insegnanti. Tre professoresse ci hanno raccontato il loro punto di vista su questa nuova e complessa modalità educativa.

Ormai da un anno la didattica a distanza ha stravolto la vita di ragazzi e insegnanti. Tre professoresse ci hanno raccontato il loro punto di vista su questa nuova e complessa modalità educativa.

Dayana, Angela e Maria. Tre ragazze del Sud, tra i 28 e i 31 anni di età, trapiantate a Prato dove lavorano come “prof”. Dayana insegna informatica e grafica in un istituto professionale superiore, Angela è professoressa di italiano e storia in un liceo, mentre Maria è docente di spagnolo e insegnante di sostegno in una scuola media. Giovani, brillanti e non disoccupate (per quanto precarie), ma alle prese con la didattica a distanza. Con tutti i problemi che porta con sé, a un anno dal suo “varo” in tutta Italia. Ecco il loro pensiero.

Studenti e didattica a distanza. Quali conseguenze ci sono per i ragazzi?

Dayana. C’è un picco negativo, una pesantissima curva gaussiana in discesa. Sono tutti penalizzati: quelli bravi costretti a fare “il giusto”, quelli meno bravi che si stanno perdendo e poi ci sono le “pecorelle zoppe”, che sono praticamente scomparse con la Dad. Spesso non si collegano nemmeno e prendono l’assenza. Oppure si collegano ma poi si fanno i fatti loro, li chiami e non rispondono. Devi mettere presente perché hanno risposto all’appello, ma nei fatti non seguono le lezioni.

Maria. Magari scrivono in chat: “Prof non mi funziona il microfono”. Non sappiamo come comportarci. Oltre a essere insegnanti siamo anche educatrici ma non abbiamo i mezzi per educare.

Angela. C’è un forte disagio. I rapporti tra gli alunni sono inesistenti o privi di qualsiasi umanità. Tra quelli del primo anno non si è formato il gruppo classe, sono dei perfetti sconosciuti. Chi è fragile si è perso, chi è più bravo e magari viene seguito a casa dai genitori, si è in qualche modo “salvato”.

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Foto: kebox -123.rf

Anche in zona rossa, due di voi hanno classi parzialmente in presenza.

Dayana. Facendo materie di laboratorio ogni volta ho mezza classe in presenza e mezza in Dad. A settimane alterne, nel giorno in cui vengono a seguire le materie tecniche. È uno sforzo immane, psicologicamente parlando. Gli studenti vengono in laboratorio e quando ci tornano dopo due settimane non si ricordano le password per fare gli accessi.

Angela. Da noi invece, con la seconda zona rossa, è stato adottato un metodo differente: i ragazzi vengono a scuola a gruppi di quattro in base all’ordine alfabetico, in modo che almeno una volta a settimana tutti possano seguire in presenza.

Maria. La Dad almeno per me ha un aspetto positivo: nello spagnolo è importantissima l’articolazione di alcuni suoni, che descrivere con la mascherina sarebbe impossibile. A distanza riesco invece a far vedere come muovere correttamente labbra e bocca.

E per quanto riguarda il sostegno?

Maria. Loro hanno delle classi parzialmente in presenza, io ho tutti a distanza tranne i ragazzini del sostegno, soluzione questa adottata recentemente. Il problema è che così viene sottolineato il fatto che questi studenti hanno bisogno di maggior supporto rispetto agli altri. Il resto della classe ha piena consapevolezza che il compagno va a scuola perché ha un problema.

Dayana. Differenze sottolineate ulteriormente quando i presidi ci hanno comunicato che i ragazzi BES (Bisogni Educativi Speciali) e DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento) sarebbero venuti tutti a scuola e noi ci siamo ritrovate a doverlo dire alla classe.

Quindi, tranne Maria, voi andate fisicamente a scuola.

Dayana. Ogni preside decide in autonomia. Il mio ha detto che possiamo decidere se fare lezione da casa o venire in presenza e farla davanti al PC da scuola. Io nello specifico vado sempre perché i ragazzi nelle materie di laboratorio sono presenti.

Angela. Io vado sempre, perché ho gli studenti che fanno le turnazioni.

Maria. In realtà io ho l’obbligo di connettermi sempre dalla classe, anche se i ragazzi sono a casa.

Con i vostri studenti parlate di questa situazione anomala?

Angela. L’argomento viene trattato quotidianamente, anche solo per risolvere problemi tecnici. Dal mio punto di vista molti hanno difficoltà, ma tanti se ne approfittano. Usano la didattica a distanza per non studiare, per mascherarsi dietro a una videocamera che non funziona. E molti sono protetti dai genitori, che anziché spronarli a studiare li spalleggiano.

Dayana. E pensare che questa situazione dovrebbe responsabilizzarli di più, non il contrario.

Maria. Io ho ragazzini più piccoli, davvero a disagio, scontenti di non poter andare a scuola e stare con i compagni. “Voglio venire a scuola”, me lo dicono proprio: se potessero scegliere verrebbero in classe, non tanto per studiare quanto per l’ambiente, perché hanno più bisogno del rapporto umano.

didattica a distanza

Foto: everythingpossible -123.rf

Per quanto riguarda compiti in classe e interrogazioni?

Maria. Diciamo che ogni forma di valutazione ha poca attendibilità. Facciamo le interrogazioni e correggiamo i compiti in classe, ma sempre con dei dubbi. I ragazzi potrebbero avere libri davanti, pagine web aperte, bigliettini attaccati sul monitor o alla parete, etc.

Angela. Fino a poco tempo fa sui banchi c’eravamo noi, sappiamo benissimo come funziona. Voglio dire, mi accorgo se uno studente sta guardando la telecamera oppure qualcos’altro… Comunque, per alleggerire il carico ho programmato le interrogazioni.

Dayana. A settembre ho dato ai ragazzi un’esercitazione, una sorta di verifica sul lavoro fatto negli anni precedenti: mi sono resa conto che 4-5 erano praticamente identiche, fatte dalla stessa persona.

E quindi, cosa fate, usate il pugno duro?

Dayana. Io arrivo all’ora stabilita, chi si è connesso bene, chi non c’è amen. Per evitare problemi tecnici, mi sono fatta la lista di chi magari non aveva il pc o la webcam e sono andata dal preside a dire ciò di cui avevano bisogno. Alla fine della lezione do un’esercitazione da fare e chi è stato attento sa come portarla a termine. Questo dico ai ragazzi: “Se non me lo consegnate, fate finta che sia il cliente che vi deve pagare: se non lo consegnate, voi non mangiate”.

Angela. Bisogna essere empatici, entrando in ogni situazione familiare, ma è difficile. Io vorrei una reazione da loro, cammini da sola e in pochi ti vengono incontro. Non è nemmeno gratificante come insegnante, che in un anno difficile sta lavorando più di quanto dovrebbe.

Si può bocciare anche a distanza?

Maria. L’anno scorso la ministra Azzolina aveva fatto intendere che, considerata la situazione, ci fosse il 6 politico. Qualcuno è stato bocciato, ma per le troppe assenze.

Dayana. L’anno passato non era proprio vietato bocciare, ma qualsiasi bocciatura avrebbe potuto essere impugnata dai genitori. Diciamo che nessuno si è preso questa responsabilità. Non bocciando, però, si manda avanti un ragazzino che dopo si ritroverà dei buchi pesanti. In tanti non hanno la concezione di come si vive nel mondo reale. Io ho sette classi: ho messo poche insufficienze, però tanti “non classificato”. Insomma, io ti vengo incontro, se fai hai il voto che ti meriti. Però non puoi pensare di passare senza mandarmi il lavoro.

Angela. Nella seconda parte del 2019/20 la Dad era una novità, quest’anno sarà diverso. Ci sono tanti ragazzi a cui manca qualcosa, che non sono in grado di passare alla classe successiva, di affrontare la maturità. Non è certo solo colpa loro: approcciarsi alle materie scientifiche da uno schermo è davvero complicato. Ma dobbiamo pensare che non possiamo mandare avanti tutti.

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Foto:  Maksym Yemelyanov -123.rf

Come gestite i cambi di colore?

Dayana. Quando non siamo rossi abbiamo il nostro orario regolare a tempo pieno, che invece da rossi diventa ridotto. Questa cosa influisce sullo svolgimento del programma.

Maria. Finiamo per scremare un po’ di cose, visto che il programma lo vogliamo finire. Essendo noi precarie, potremmo non avere gli stessi ragazzi l’anno prossimo, dunque li vogliamo lasciare in pari con il programma all’eventuale prossimo insegnante. Con il rosso vengono ridotte ore già di per sé tagliate: con la Dad, infatti, l’appello viene fatto a ogni collegamento con un docente.

Angela. Gli alunni del liceo festeggiano l’arrivo della zona rossa, sono contenti di fare la Dad. Al di là del fatto che impareranno meno, mi dispiace per loro che non si rendono conto di ciò che stiamo vivendo: il colore rosso equivale a un peggioramento della situazione sanitaria.

Lavorate di meno in teoria, ma in pratica?

Dayana. Lavoriamo di più. Ci portiamo il lavoro a casa, perché tante cose che avremmo fatto in classe le facciamo dopo. I ragazzi ti contattano a qualsiasi ora e come loro i genitori: sono io stessa ad aver detto loro di mandarmi email se avessero bisogno di chiarimenti.

Angela. Mi è capitato di collegarmi con gli studenti di pomeriggio, perché di mattina non potevano seguire le lezioni tra visite e Covid, recuperando quello che non avevano fatto.

Maria. Rispetto a una lezione in presenza, una fatta a distanza prevede la creazione di slide, la ricerca di video, di metodi per renderla interattiva e interessante.

Scuola d’estate. Non mi resta che chiedervi un parere.

Angela. Dicono che noi dobbiamo recuperare, ma da settembre a oggi io non ho mai saltato un giorno di scuola.

Dayana. Oggettivamente la Dad ci costringe a un programma alleggerito. Ma il nostro lavoro si è moltiplicato per non so quante volte.

Maria. Probabilmente c’è qualcosa di recuperare, ma sono i ragazzi a dover recuperare, non noi. Che abbiamo anche seguito corsi di formazione extra per prendere confidenza con piattaforme mai utilizzate prima. Noi siamo giovani e ce la siamo cavata, per insegnanti più in là con gli anni è stato difficile. Tutte ore di formazione che non erano previste da nessuna parte. Al momento invece ne ho 44 ore recuperare senza aver fatto mai un giorno di assenza, per il discorso della lunghezza ridotta delle ore di lezione.

Siete tutte e tre vaccinate, due tra l’altro con il lotto fallato AstraZeneca. Ma le scuole secondo voi sarebbero sicure?

Maria. La mia scuola ha registrato pochissimi casi di Covid. Ci sono stati sì vari ragazzi in quarantena fiduciaria, ma perché magari avevano un genitore positivo. Il Coronavirus non prolifera nelle scuole, ma di più in altri ambienti. In generale è davvero brutto dover ricordare sempre ai ragazzi di stare a distanza, di non abbracciarsi, etc.

Dayana. Ti riporto quello ce ha detto il mio preside all’ultima riunione: “Ho quasi metà dei ragazzi in quarantena, ma non c’è nemmeno un adulto in malattia o isolamento”. In tutto l’istituto, tra docenti e personale ATA, siamo in 150. Questo vuol dire che i ragazzi lo prendono fuori, anche in prossimità delle scuole o sui mezzi per raggiungerle. A scuola noi facciamo i “carabinieri”, fuori non possiamo fare niente.

Angela. Da me si sono registrati più casi dopo Natale, però la scuola in sé è un ambiente sicuro.

Ci siamo capiti, la Dad fa schifo. Ma c’era un’altra soluzione?

Dayana. Le lezioni a distanza sono sempre esistite, ma erano pensate per gli adulti responsabili, basti pensare ai corsi serali e alle università telematiche. Un ragazzino che non ha senso del dovere la prende in modo diverso.

Angela. È una soluzione necessaria, ma anche un disastro che non proporrei mai più. Con la Dad si perde lato umano, non c’è più nemmeno il buon vecchio timore dell’insegnante. La didattica a distanza ha appiattito i ragazzi in tutti i sensi. Un completo fallimento.

Maria. Oggettivamente un’altra soluzione non c’era. Non si poteva fare diversamente.

Cosa vi aspettate per l’anno scolastico 2021/22?

Maria. Questo è andato. Speriamo che il prossimo anno, con la somministrazione del vaccino, si possa ricominciare. Il peggio è passato: noi siamo formati e i ragazzi meno spaesati di prima. Anche i più piccoli.

Dayana. Spero si possa arrivare a settembre al 70% della popolazione vaccinata, così da permetterci di fare un anno pseudonormale, in presenza.

Angela. Io vedo la normalità molto lontana, non solo a scuola. La Dad ci accompagnerà per altri due anni.

Foto apertura:  dolgachov -123.rf