Editoriali

Caro Pillon, se a essere picchiato per un bacio fosse suo figlio?

Contro l'omotransfobia: lettera aperta dedicata al senatore leghista Pillon. Perché tutti diventino liberi di scegliere chi amare.

Contro l'omotransfobia: lettera aperta dedicata al senatore leghista Pillon. Perché tutti diventino liberi di scegliere chi amare.

Anche per oggi niente Zan. Ne parleremo più avanti con la speranza che prevalga il buonsenso. Le valutazioni sull’incardinamento di leggi ideologiche, inutili e divisive possono aspettare”.
Sta tutta qui, concentrata in queste tre frasi, la sfacciata omofobia del senatore leghista Simone Pillon. Un rappresentante dello Stato che si trova con arroganza a esultare perché il disegno di legge contro la omotransfobia, il ddl Zan, è stato rinviato, o meglio, bloccato in Senato dal centrodestra di cui fa parte. Ci sono altre “priorità”, sostiene il senatore firmatario del controverso omonimo ddl e volto tristemente noto del Family Day veronese, come l’esame del decreto per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, avvenuto Aula il 31 marzo.
“Priorità” significa “precedere per urgenza, importanza, valore”, dice il dizionario Garzanti. Ma per Pillon i diritti civili non ne hanno, possono e devono aspettare. Nella speranza che qualcuno se ne dimentichi.

DALL’ABORTO ALLE LOBBY GAY, TUTTE LE SPARATE DI PILLON

Dal 2018, anno in cui è diventato senatore della Lega e ha iniziato a farsi conoscere grazie alle sue sparate anti-abortiste, leggere le sue dichiarazioni medievali mi deprime. Poi, in preda allo sconforto (mi sentirei sicuramente più politicamente rappresentata da una persona qualsiasi incontrata per strada e scelta a occhi chiusi, ma in Parlamento ci siede lui) mi chiedo: cosa possiamo aspettarci da quello che forse è il politico più misogino, razzista e omofobo che abbiamo in Italia? Sfacciatamente, almeno.
Un uomo che disprezza l’autodeterminazione delle donne, che nel 2018 ha auspicato una marcia indietro della legge 194 che tutela il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, annunciando fieramente che prima o poi anche l’Italia l’avrebbe vietata come l’Argentina.
Un uomo che al Family Day ha invocato i ruoli di genere parlando dei bambini di oggi come “maschietti costretti a mettersi il rossetto da una società impazzita”.
Uno che porta il nome di un ddl fortemente osteggiato dai centri anti-violenza, quello sull’affido condiviso, che vuole rendere obbligatoria la mediazione tra genitori separati, anche nel caso di padri maltrattanti.
Uno che crede che la battaglia per lo Ius Soli abbia come obiettivo quello di “svuotare il valore della cittadinanza italiana e svenderla”.
Uno che sostiene che il solo cognome paterno non sia un retaggio patriarcale ma invece un regalo prezioso perché “la madre dona il corpo, il padre consegna l'appartenenza ad una storia, ad una comunità, ad una famiglia”.

SE LIBERTA’ E UGUAGLIANZA FANNO COSÌ PAURA

Uno che parla di “ideologia LGBT” insegnata nelle scuole e di “lobby gay”, che gode del fatto che le coppie omosessuali non possano ricevere benedizione in Chiesa, perché il modello di famiglia è uno e uno solo: quello tradizionale. Non importa se disfunzionale, non importa se maltrattante. L’eterosessualità è un valore. La discriminazione non è un tema di cui occuparsi.
Contrario all’aborto, alle famiglie omogenitoriali, all’utero in affitto: Pillon è il simbolo della negazione dei diritti civili e delle donne. E nel 2021 siede in Parlamento. I diritti non devono essere divisivi, mai. Ed è paradossale che chi ci governa possa promuoverne la pericolosità e osteggiare leggi che vogliono tutelare la sacrosanta libertà sessuale, come il ddl Zan, che Pillon è arrivato a definire “pericolosa e liberticida”. Non suona ridicolo?
Difficile, dopo aver ripassato le sue peggiori dichiarazioni degli ultimi anni, non chiedersi perché quest’uomo sia tanto terrorizzato dalla libertà altrui e dall’uguaglianza: traumi infantili o retaggi arcaici si possono affrontare in un percorso di psicoterapia. Non possiamo farcene carico noi cittadini, costretti ad assistere alla propaganda pro-life e anti-gay di un politico che aizza le folle farneticando di ideologie inesistenti promettendoci un Paese peggiore.
“Non ha senso insistere su un provvedimento che, al netto dei contenuti inaccettabili, è comunque divisivo per la maggioranza e per il Paese”, ha scritto sulla propria pagina Facebook. “Divisivo” per chi? Per i leghisti di mezza età bianchi ed eterosessuali, al massimo.

LA SHITSTORM CONTRO ELODIE PER L’ATTACCO ALLA LEGA

Dopo la notizia dell’ostruzionismo del centrodestra contro la legge Zan, martedì la cantante Elodie ha attaccato Pillon e i suoi: “Siete indegni, questa gente non dovrebbe essere in Parlamento, questa gente è omotransfobica”. Pronta la risposta del senatore leghista, secondo cui “chiedere rispetto è giusto, e secondo noi le leggi in vigore già lo garantiscono”. Ha poi redarguito l’artista per essere stata offensiva usando la parola “indegni”. Non è grottesco che chi vuole calpestare i diritti, disconoscere le diversità e impedire la libertà di scelta poi finga di avere a cuore il concetto di “rispetto”? Comunque Elodie è stata vittima di una shitstorm: “Le puttane non devono stare in televisone!!!”, “schifosa, vattene”, “canta la tua merda ed evita di fare politica!”, “’ste zoccole con la pandemia non hanno più lavoro e devono farsi notare”, “quella con un uomo vero non c’è mai stata, io due colpetti glieli darei” e altre schifezze di cui la Lega dovrebbe sentirsi responsabile.
Chi non rispetta gli omosessuali odia anche le donne. Questo è solo l’ultimo esempio di una serie infinita.

FEDEZ SUL DIRITTO DEI FIGLI DI ESSERE CHI VOGLIONO

 

Anche Fedez si è scagliato contro il signor Pillon e l’ostruzionismo leghista tramite uno sfogo via Instagram, citando le contraddizioni del partito in tema di “priorità” . “Le dico una cosa da padre, senatore Pillon. Ho un figlio di tre anni che gioca con le bambole e questa cosa non desta alcun tipo di turbamento in me, e non lo farebbe neanche se un giorno sentisse l’esigenza di truccarsi, di mettersi il rossetto, lo smalto, una gonna, perché ha il diritto di esprimersi come meglio crede”, ha scritto postando un’intervento di Pillon al Family Day contro i bambini costretti a truccarsi (ma da chi?).“Quello che mi destabilizzerebbe”, spiega Fedez “è sapere che vive in uno Stato che non tutela il suo sacrosanto diritto di esprimersi in piena libertà, cercando di arginare le dinamiche discriminatorie e violente che molto spesso si verificano in questo Paese”.

SE PILLON FOSSE PADRE DI JEAN PIERRE MORRENO

Simone Pillon è padre di tre figli.
Potrebbe essere il padre di Jean Pierre Moreno, 23enne che a fine febbraio è stato aggredito a calci, pugni e sassate poi seguito da un uomo che come lui stava aspettando l’arrivo del treno a Roma, perché stava baciando il compagno Alfredo. Sono usciti dall’ospedale con quattro giorni di prognosi a testa. Per un bacio. E non era la prima volta che Jean Pierre veniva aggredito per la sua omosessualità nella civile Capitale: l’estate scorsa era stato insultato da una donna che si è placata solo dopo l’arrivo dei militari.
Il responsabile dell’ultima aggressione a Jean Pierre, per colpa di Pillon e i suoi, può essere perseguito soltanto per percosse e lesioni aggravate dai futili motivi: finché il ddl Zan non diventerà legge non sarà possibile accertare l’eventuale movente sulla base dell’odio omotransofobico. Se Pillon fosse il padre di Jean Pierre, avrebbe ancora il coraggio di parlare di “legge pericolosa e liberticida” o vedrebbe il pericolo nella possibilità di perdere un figlio perché ha scelto chi amare?
Che ce lo faccia sapere.