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Franco Battiato in 10 canzoni

Franco Battiato è stato uno dei cantautori più importanti del Novecento: lo ricordiamo con questi 10 brani.

Franco Battiato è stato uno dei cantautori più importanti del Novecento: lo ricordiamo con questi 10 brani.

Franco Battiato si è spento il 18 maggio 2021 all'età di 76 anni. Malato da tempo, la notizia della sua morte ha scosso gli animi. L' opera del cantautore di origini siciliane è imponente. La sua cultura sconfinata e il suo grande talento hanno dato vita a 30 dischi e centinaia di canzoni, tutte a loro modo meravigliose.

Il grande merito di Franco Battiato sta nell'aver parlato a tutti con parole nuove, combinazioni linguistiche inaudite, al limite del paradossale, ma sempre, estremamente precise. I suoi versi sono cecchini emozionali, che ci stanano nelle micro sensazioni senza farsi notare. Quante volte, dinanzi a versi come «E ti vengo a cercare/ Anche solo per vederti o parlare/ Perché ho bisogno della tua presenza/ Per capire meglio la mia essenza», si siamo ritrovati a pensare «è proprio così»?

Prospettiva Nevskij (Patriots, 1980)

«Un giorno sulla Prospettiva Nevskij per caso vi incontrai Igor Stravinski», un verso che da solo fa già volare la mente oltre il caffè del mattino, oltre le mura della cucina fino a mondi lontani, ricchi di paradossi e romanticismo, decadentismo e idee. La Prospettiva Nevskij è la strada principale di San Pietroburgo, voluta da Pietro il Grande a imitazione degli Champs Elysées. A questa opera Battiato dedica una canzone che è un insieme di omaggi a grandissimi artisti russi, come Vaclav Fomič Nižinskij, celebre ballerino, o Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, il regista della Corazzata Potëmkin.

Shock in my Town (Gommalacca, 1998)

Battiato ci ha sempre stupiti con la sua capacità di giocare con stili musicali, parole e pensieri. Shock in my Town è una pietra buttata nello stagno della musica pop, dove il pensiero filosofico fa l'amore con la sperimentazione musicale. Al centro c'è la tematica della degenerazione delle città e del dilagare della droga fra i giovani. «Ho sentito (ho sentito, shock in my town) urla di furore/ Di generazioni, senza più passato (Velvet Underground)» tra i versi più intensi del brano.

Povera patria (Come un cammello in una grondaia, 1991)

Alla vigilia dello scandalo Mani Pulite, avvenuto nel 1992, Franco Battiato pubblica Povera Patria, un brano che fotografa il disinteresse della classe politica verso i cittadini. L'intero album è un ritratto della situazione politica. In versi come «Schiacciata dagli abusi del potere, di gente infame, che non sa cos'è il pudore» o «Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni» delineano alla perfezione l'abisso tra popolo e politica. Soprattutto nel racconto della società ferita e annientata dall'indifferenza, Battiato rimane un maestro.

E ti vengo a cercare (Fisiognomica, 1988)

Tra le canzoni d'amore scritte da Battiato, questa è quella più filosoficamente classica del suo repertorio. Forse i parolieri contemporanei si sarebbero limitati a mettere insieme un «ti amo» e un «mi manchi», ma lui usa il suo vocabolario e il suo metodo di pensiero, scrivendo «questo sentimento popolare nasce da meccaniche divine, un rapimento mistico e sensuale m’imprigiona a te». È qui che si giocano tutte le differenze del mondo.

La stagione dell'amore (Orizzonti perduti, 1983)

Qui Battiato fa una riflessione sull'amore nella terza età, sui rimpianti (che non si possono avere), sul guardare avanti, sul dovere morale di considerare ogni lasciata, persa. Uno dei versi più belli dice proprio: «Ne abbiamo avute di occasioni, perdendole: non rimpiangerle, mai».

Bandiera Bianca (La voce del padrone, 1981)

È stato il primo grande successo commerciale di Franco Battiato e gli consentì di farsi ascoltare anche presso il grande pubblico. Nel brano viene preso di mira Bob Dylan attraverso uno dei protagonisti delle canzoni del Menstrello di Duluth, Mr. Tambourine Man. Ma dopo aver sparato a destra e a manca, Battiato sfodera la sua famosa auto-ironia, riconducendo tutto a un piano più leggero, con lui che nel video inforca gli occhiali da sole anche se è sera. Ed è anche per questo che lo abbiamo tanto amato.

Cuccurucucù (La voce del padrone, 1981)

Ritmo allegro, citazione di un grande classico della musica tradizionale messicana, giro di rock 'n' roll, Cuccurucucù non è una canzone, ma una vera e propria matriosca musicale. Dentro ci sono citazioni di altre canzoni, come Cuccurucucù Paloma, un brano del cantautore messicano Tomas Mendez del 1954, che richiama, con un’onomatopea, il verso delle colombe. Ci sono i ricordi delle «serenate all'istituto magistrale», la spensieratezza e la passione per la musica («Per carnevale suonavo sopra i carri in maschera»), le canzoni dell'adolescenza come Le mille bolle blu di Mina. Un caleidoscopio che non smette ancora di brillare.

Voglio vederti danzare (L’arca di Noè, 1982)

Un brano estremamente ballabile, cantato anche ad orecchio, con grande ricercatezza e divertimento: Voglio vederti danzare è la perfetta sintesi di come fare musica richieda tanti ingredienti, la profondità e la leggerezza, lo studio e l'improvvisazione. Mettiamo a tutto volume e scateniamoci nei «nei-ritmiossessivi-lachiàve-deeeirititribali».

Centro di gravità permanente (La voce del padrone, 1981)

Tutti l'hanno canticchiata almeno una volta. L'hanno ballata. I suoi versi sono più famosi di molte poesie della letteratura italiana. Tutti si sono trovati a cantare almeno una volta «Cerco un centro di gravità permanente/ che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente». Perché, in fondo, chi di noi non la vorrebbe qualche certezza?

La Cura (L'imboscata, 1996)

Oggi il Corriere della Sera ha titolato «Addio Franco Battiato, avrai cura di noi». Ed è vero. Le sue canzoni, che sopravvivono alle spoglie mortali, continueranno a consolarci, divertirci, spronarci e nessuna come La Cura sa farlo meglio. Passaggi come «Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore/ Dalle ossessioni delle tue manie/ Supererò le correnti gravitazionali/ Lo spazio e la luce per non farti invecchiare/ E guarirai da tutte le malattie/ Perché sei un essere speciale/ Ed io, avrò cura di te» parlano a ognuno di noi. Sono le nostre debolezze, a cui ogni tanto cediamo, infantilmente, chiedendo cura, attenzione. A Battiato riconosciamo il grande merito di aver messo in musica la grazia.