Società

I bambini devono giocare e studiare, non lavorare

Nel mondo, uno su dieci viene sfruttato, spesso in famiglia e per impieghi pericolosi. La crisi causata dal Coronavirus, spiega l’Onu, potrebbe acuire ancora di più questa piaga sociale.

Nel mondo, uno su dieci viene sfruttato, spesso in famiglia e per impieghi pericolosi. La crisi causata dal Coronavirus, spiega l’Onu, potrebbe acuire ancora di più questa piaga sociale.

Ogni 12 giugno viene celebrata la Giornata mondiale contro il lavoro minorile: proclamata nel 2002 dall’International Labour Organization, agenzia specializzata delle Nazioni Unite, ha l’obiettivo di focalizzare l’attenzione globale sulla difficile situazione dei bambini lavoratori e sul contrasto a questa piaga sociale. Mentre l’Agenda 2030 dell’Onu prevede la fine del lavoro minorile in tutte le sue forme entro il 2025, la realtà illustrata dal rapporto “Child Labour: Global estimates 2020, trends and the road forward” ci dice che stiamo andando esattamente nella direzione opposta: per la prima volta in 20 anni, lo sfruttamento minorile è infatti tornato a crescere. E il Covid potrebbe peggiorare ulteriormente le cose.

Lavoro minorile nel mondo: bambini sempre più sfruttati

Un bambino su dieci nel mondo è costretto a lavorare. Secondo lo studio congiunto di Ilo e Unicef, il numero di lavoratori minorili era di 160 milioni all'inizio del 2020: la loro percentuale è rimasta invariata durante gli ultimi quattro anni, ma il loro numero assoluto è aumentato di oltre 8 milioni. L’incremento è iniziato prima della pandemia, segnando un’inversione di una tendenza al ribasso rispetto al calo di 94 milioni registrato tra il 2000 e il 2016. Ma la crisi causata dal Coronavirus, spiega l’Onu, potrebbe spingere oltre 50 milioni di minori a dover trovare un’occupazione nei prossimi due anni.

Dove

Oltre la metà dei bambini sfruttati vive in Africa (92,2 milioni): nell’area subsahariana povertà estrema, crescita della popolazione, crisi ricorrenti e misure di protezione sociale inadeguate hanno portato a ulteriori 16,6 milioni di bambini coinvolti nel lavoro minorile nel quadriennio in esame. Nei Paesi arabi i piccoli sfruttati sono raddoppiati, da 1,2 milioni a 2,4, nel giro di quattro anni. E in Asia e Pacifico (48,7 milioni) e Americhe (8,3), regioni in cui era stato fatto qualche passo in avanti dal 2016, il Covid-19 sta mettendo a rischio i progressi.

Sempre più piccoli

Negli ultimi quattro anni sono stati registrati progressi in termini di affrancamento dal lavoro minorile di bambini e adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni. Tuttavia, c’è stato un significativo aumento bambini-lavoratori di età compresa fra 5 e 11 anni (+16,8 milioni), che ora costituiscono oltre la metà del dato globale totale.

lavoro minorile

Foto: Tinnakorn Jorruang -123.rf

I settori

È principalmente l’agricoltura il punto di ingresso al lavoro minorile. In questo settore è infatti impiegato circa il 70% dei bambini (112 milioni), seguito dal 20% occupato in servizi (31,4 milioni). Il 10% dei bambini sfruttati lavora nel settore industriale, compreso quello minerario (16,5 milioni). D’altra parte, la diffusione del lavoro minorile nelle aree rurali (13,9%) è circa tre volte più alta rispetto alle aree urbane (4,7%).

In famiglia

Come evidenzia il report, la maggior parte del lavoro minorile si svolge all’interno delle famiglie: accade nel 72% dei casi, percentuale che sale di undici punti se si considera la fascia 5-11 anni. Diversamente dalla percezione comune, il lavoro minorile svolto all’interno della famiglia è spesso quello più pericoloso, sia per la salute che per lo sviluppo psico-fisico.

Dispersione scolastica

Il lavoro minorile è spesso associato alla dispersione scolastica e questo, purtroppo, non è un luogo comune. Più di un quarto dei bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni e più di un terzo di quelli di età compresa tra i 12 e i 14 anni vittime di lavoro minorile non vanno infatti a scuola.

Maschi e femmine

Il lavoro minorile è più diffuso tra i maschi. A livello globale, viene sfruttato l’11,2% dei ragazzi, rispetto al 7,8 per cento delle ragazze: in numeri assoluti, i maschi superano le femmine di 34 milioni (97 contro 63). Se si estende la definizione del lavoro minorile per includere il lavoro di ausilio domestico svolto per almeno 21 ore a settimana, però, il divario si riduce di quasi la metà.

Stop al lavoro minorile: percorsi per il futuro

Come sottolinea Unicef, è necessario adottare misure immediate per evitare un’altra battuta di arresto a causa della crisi generata dal Covid-19. Quali? Estendere la protezione sociale per i bambini e le loro famiglie, per sradicare povertà e incertezza economica; garantire un’istruzione gratuita e di qualità, almeno fino all’età minima per l’accesso al lavoro; registrare ogni nascita, affinché i bambini abbiano un’identità giuridica; promuovere mezzi di sostentamento adeguati e la resilienza nelle aree rurali, dove il lavoro minorile si verifica più che altrove; promuovere il lavoro dignitoso e adeguatamente remunerato per gli adulti. Non c’è più tempo da perdere.

Foto apertura: Thai Noipho -123.rf

Dea by Planet