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Sologamia, sposarsi con se stessi è un atto d’amore verso gli altri

L’artista Elena Ketra racconta la pratica al centro della sua ultima performance artistica, mettendo in evidenza quanto per poter amare un altro essere umano sia necessario ripartire da se stessi

L’artista Elena Ketra racconta la pratica al centro della sua ultima performance artistica, mettendo in evidenza quanto per poter amare un altro essere umano sia necessario ripartire da se stessi

«Imparare ad amare se stessə è necessario per poter amare in modo libero ogni altro essere umano. L’inclusione sociale parte prima da noi stessə». Inizia da questa frase la conversazione con Elena Ketra, artista visiva impegnata sul fronte dell’empowerment femminile e inclusione di genere.

Presente a Roma Arte in Nuvola, ha presentato Sologamy, una performance digitale che ha proposto il matrimonio sologamico di massa. Nei tre giorni di apertura al pubblico centinaia di persone si sono messe in attesa di poter celebrare il rito presso lo stand Supermartek.

Elena ci racconta che in tantə sono andati da lei a chiedere: ma posso farlo anche se sono sposato? Ma se mi sposo con me stesso, poi posso sposarmi con altri o “mi tradisco”? La sua risposta: «Sposarsi con se stessi e poi con altri non è un tradimento, ma solo una presa di coscienza di sé». E in tempi bui come questi, dove il femminicidio è un fenomeno ancora da prima pagina, forse è proprio da qui che dobbiamo ripartire.

Contro gli stereotipi di genere: chi è Elena Ketra

Elena Ketra è un'artista visiva la cui ricerca affronta temi sociali, su tutti l'empowerment femminile e l'inclusione di genere. Le sue opere – da "Girlpower 4010", un tirapugni a dondolo per bambine feroci, alla serie "Serialmirrors", specchi feticcio che riflettono storie di donne assassine, fino a Utereyes, l'utero con gli occhi che non subisce ma sceglie – sono accomunate da quell'indole chiara alla ribellione ai ruoli assegnati e agli stereotipi di genere

Ha esposto in numerose mostre personali e collettive, tra cui al Museo Madre di Napoli, al MAM di Mantova, al Silesian Museum di Katowice (PL) e alla Stichting Artes di Amsterdam. Nel 2022 vince l’Exibart Prize nella sezione dedicata all’inclusione. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private tra cui quella della Fondazione Solares delle Arti. 

Le prime opere di Elena Ketra attorno al concetto di Sologamia risalgono al 2021. Si tratta di una serie di lastre specchianti sulle quali è impressa una torta nuziale stilizzata a più piani, sopra la quale troneggia un pezzo degli scacchi femminile, maschile e neutro, e sotto la definizione della parola sologamia, in dialogo con un’altra opera-specchio “Nontiscordardite”. 

Il filo conduttore della ricerca di Elena Ketra è l’empowerment femminile e l’inclusione sociale, ponendo come centro della riflessione il sé come persona, oltre stereotipi di genere. Sologamia ne è il manifesto più limpido e sincero, in quanto esiste solo grazie all’interazione e abbraccia tutti i generi. 

Storia della Sologamia

Prima di tutto, ci siamo chiesti: ma cos’è la sologamia? In Occidente si racconta che il primo caso sia stato documentato negli Stati Uniti nel 1993, quando una certa Linda Baker per festeggiare il suo quarantesimo compleanno decise di sposare se stessa, come atto di amore profondo per la propria persona. 

Ci sono stati altri casi nel mondo, per lo più episodi unici e sporadici. Approda poi – in sordina – sul grande schermo nel 2003 in un episodio della serie televisiva Sex and the City. Carrie Bradshaw, interpretata da Sarah Jessica Parker, annunciò che si sarebbe sposata con sé stessa. E quando una cosa così arriva nelle serie tv, è il primo segnale che qualcosa sta per scoppiare a livello globale. 

Da quel 2003 sono stati celebrati diversi matrimoni sologamici soprattutto all’estero. Uno su tutti ha fatto il giro del mondo: quello di Kshama Bindu, la ventiquattrenne di Vadodara, che è entrata nella storia dell'India, rompendo un tabù e affermando che tale scelta è stata dettata per condurre «uno stile di vita che mi aiuti a crescere e fiorire nella persona più viva, bella e profondamente felice che possa immaginare».

Oggi, quindi, la sologamia è una realtà tangibile, non una moda passeggera. Si tratta di un sentire contemporaneo, di un’autentica rivendicazione di indipendenza. Anche in Italia ha iniziato a fare notizia.

Come funziona la performance Sologamia

Elena ha creato un appuntamento virtuale, tutt'ora in funzione, e poi uno reale a Roma. Le persone hanno potuto sposarsi con se stesse, ricevendo anche una wedding box con dentro una fanzine artistica dedicata alla sologamia (la prima pubblicazione italiana sul tema) e il certificato di matrimonio personale, che è una vera e propria opera esclusiva. 

Entrando in contatto con le persone che hanno deciso di praticare la sologamia, Elena ha raccolto molti feedback. Sorpresa e curiosità sono in cima alle emozioni provate da chi ha deciso di sposare se stesso.  «Mi chiedono se possono farla anche se sono sposati. Gli uomini sono sempre più sospettosi, mentre le donne sono più curiose».

Sologamia e individualismo, un cambio di prospettiva

«Il mio interesse per la sologamia nasce qualche anno fa – racconta Elena – Mi sono imbattuta in questa parola e ho scoperto che all’estero era un fenomeno sociale con una profonda filosofia intimista. Tirava in ballo la conoscenza di sé, ma in termini profondi. Chiedeva di comprendere chi siamo, di portare alla luce l’abc di noi stessi per arrivare a vivere al meglio la nostra vita e il rapporto con gli altri. Mi è apparsa come un’intuizione profonda per la realizzazione di una vera inclusione sociale. Perché, se non riusciamo a rispettarci, ad amarci, a includerci, come si fa a chiedere questa cosa agli altri? Così la sologamia si intesta un merito: portare l’individualismo su un piano positivo, permettendo di guardare a se stessi senza privare gli altri di qualcosa, rendendoci più sereni nel rapporto con gli altri».

Se ci sposiamo con noi stessi, possiamo sposare qualcun altro?

La sologamia è la fine dell'amore romantico così come lo conosciamo? Lo stesso che anche Carrie Bradshow ha rincorso per tutta la vita? Nient’affatto. Prima di tutto perché possiamo sposare noi stessi e poi qualcun altro senza che si consumi alcun tradimento. «Gli altri sono necessari, ma la sologamia aiuta a evitare rapporti tossici. Ti dà la coscienza di capire e studiare meglio chi ti sta attorno, di scegliere chi vuoi con te o se vuoi stare da sola. È una scelta che riguarda il come si vuole essere. È un risveglio, una riflessione. Perché il primo coinquilino della nostra vita siamo noi».

«La bellezza della sologamia sta nel riconoscere che siamo unichə e specialə tuttə e che non possiamo amare, accettare e rispettare davvero un’altra persona se prima non troviamo l’armonia dentro noi stessə». Ma come si raggiunge questa armonia? «È un percorso molto difficile, che richiede di mettersi in gioco. Devi prendere la tua vita, guardarla e guardarti dentro. È più facile non farlo e continuare a vive come abbiamo sempre fatto. Ci sono tanti ostacoli, ma prendere coscienza, avere consapevolezza di quello che vivi, che studi, è affascinante, anche quando fa paura».

La sologamia non è la fine dell'amore romantico, anzi. «È un nuovo inizio perché aiuta a viverlo in maniera più profonda e più autentica. Grazie a questa presa di coscienza che porta alla sologamia, si ha più consapevolezza di ciò che vuoi e di chi vuoi accanto, vivendo il rapporto in maniera più appagante è libera. L'amore romantico, dunque, ne esce rafforzato».