Blue Whale: come salvare i propri figli. Il parere della psicologa

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Dopo le polemiche nate sul "gioco" che spingerebbe al suicidio, raccontato anche da un contestato video de "Le Iene", abbiamo chiesto a una psicologa perché nascono questi fenomeni e cosa devono fare i genitori.  

Il web per un adolescente depresso è un brutto posto. Passare molto tempo su Internet, in cerca di isolamento e tante risposte poco adatte a una tristezza emotiva nei confronti della quale non si hanno più difese, può sfociare in fenomeni raccapriccianti come il Blue Whale. "Manca un alfabeto emotivo" spiega Giovanna Susca, psicologa e psicoterapeuta specializzata in adolescenti impegnati nell'ambito sportivo. Per questo il rischio è arrivare a non dare il giusto peso a certe emozioni.

Ma come nascono i fenomeni come il Blue Whale e cosa possono fare i genitori per difendere i propri figli? Risponde l'esperta.

Il Blue Whale e tutti i fenomeni affini vanno ad agire su certi aspetti da sempre connessi all'adolescenza. I ragazzi vanno alla ricerca di un senso di aggregazione, cercano l'approvazione degli altri. "Poi c'è il senso della sfida, dell'andare oltre i propri limiti, - sottolinea la dottoressa Susca - e poi c'è l'inquietudine, propria di quell'età".

Quindi la depressione adolescenziale non è qualcosa che colpisce ragazzi meno abbienti o persone meno scolarizzate: è un fenomeno trasversale. "Nel servizio trasmesso durante la trasmissione "Le Iene" si sottolineava il fatto che il fenomeno avesse colpito persone normalissime. La disperazione fa parte della normalità, non è nemmeno una questione di status sociale. Se un ragazzo ha buoni voti, ad esempio, non significa che sia felice".

Inoltre, il fenomeno diffusosi in rete in modo sotterraneo e quasi invisibile a partire dal 2015 in Russia è alimentato anche dal fatto che a "giocare" sono i "nativi digitali", ragazzi nati già col web intorno. "Molte emozioni passano da lì ormai: c'è gente di qualsiasi età che per un like farebbe qualsiasi cosa. Questa fame aumenta se nella realtà vera si ha poco. Ciò che manca ai ragazzi che sprofondano nel Blue Whale è un'alfabetizzazione emotiva, - specifica la psicologa - sacrificata in funzione dell'approvazione sociale, dell'estetica, dello status, ma che a lungo andare ti svuota dentro".

Infatti, a fare la differenza è il contesto famigliare e sociale in cui vive l'adolescente. "Davanti ai suicidi c'è da chiedersi 'ma il genitore dov'è'?' - si chiede la professionista -. Se un genitore, al ritorno da scuola del figlio, si interessa davvero a come sta il ragazzo e non ai voti presi o alla semplice giornata scolastica, allora sto dando vera attenzione all'inidividuo e posso riconoscere eventuali campanelli d'allarme".

I segnali che dovrebbero allarmare i genitori sullo stato di salute emotivo di un figlio – ancora prima di giungere al Blue Whale – è la tendenza alla chiusura, all'introversione e alla solitudine. “C'è una vasta gamma di personalità predisposte a fenomeni come questi, come i soggetti perfezionisti con bassa autostima, ad esempio, che ricercano l'approvazione in voti e risultati all'esterno – spiega la dottoressa Susca -. Bisogna vedere quanto è ricco il loro mondo affettivo”.

Se ci si accorge che il proprio figlio/a manifesta questi comportamenti, bisogna lavorare sull'accoglienza del ragazzo. “Il vero fattore preventivo non è il controllo. Ci deve essere sin da subito, in un continuo processo di costruzione, un senso di accoglienza e di amore così per come si è. Perché in questo modo non ho paura a confessarmi con l'altro”.

I fenomeni depressivi nell'adolescenza sono più visibili anche perché gli adulti sono i primi a demotivare i ragazzi. “Dicono che sarà durissima, - sottolinea l'esperta - perché è quello che hanno provato loro sulla propria pelle. Invece bisogna continuare a mettere l'accento sui sogni, a chiedere loro cosa hanno voglia di essere, cosa sono, cosa vogliono diventare, spostando l'attenzione da se stessi a loro e dandogli quella forza emotiva con cui difendersi”.

Bisogna portare alla luce il fatto re più importante: l'unicità della persona. È questo che dà la forza ai ragazzi di resistere alle intemperie della vita – spiega la psicologa -. L'essenziale è vedere il ragazzo non in base allo schema 'è perfetto perché è mio figlio', ma perché è un essere umano unico. Grandi o piccini, a mio avviso manca un vero focus sulle persone”.

Quindi bisogna ripartire dall'empatia e dal dialogo, costruendo un equilibrio tra controllo e fiducia. “Se sono abituato a parlare con i miei figli posso avere un quadro parziale della loro vita e situazione emotiva, ma almeno riuscirò a percepire il mondo emotivo del ragazzo e a focalizzare l'eventuale pericolo”.

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