Sindrome ADHD: Chiara, la mamma che ha scoperto che la felicità non sta mai ferma

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La mamma di Leo ha scoperto attraverso suo figlio il disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività. In un libro, insieme alla sua storia, ha raccontato come imparare a conviverci ed essere felici.

Quando era ancora nella pancia, Leonardo si è fatto subito sentire dalla sua mamma. Con un calcio le ha staccato la cartilagine da una costola. La sua iperattività dunque era già nota da prima della sua nascita.

Poi è arrivato l'asilo, le prime esperienze con i bambini, quel soprannome, "Leo il Teppista".

Leo, che oggi ha 10 anni, è uno dei 30.000 bambini e adolescenti in Italia affetti da ADHD, disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), una vera e propria epidemia silenziosa. È il protagonista del libro La felicità non sta mai ferma (Utet) di Chiara Garbarino, sua madre.
  

Il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività è un disordine neuropsichico causato da alterazioni funzionali di aree specifiche del Sistema Nervoso Centrale, in particolare dei circuiti cerebrali che sono alla base dei comportamenti di inibizione e autocontrollo. 

«Leonardo è un bambino molto sensibile e non commette cattiverie di proposito - ci racconta sua madre Chiara -, è molto impulsivo, creativo, socievole, ha un quoziente intellettivo altissimo e una forte immaturità emotiva».

Il problema nasce proprio da questo squilibrio: intelligenza vs immaturità emotiva. Questo rende Leo irrequieto e lo spingeva a picchiare i bambini (cosa che ora non fa più). «Il soprannome "teppista" gliel'hanno dato alcuni genitori dei suoi compagni d'asilo. Non ha mai fatto occhi neri o cose gravi. Ed è sempre stato punti, fin troppo».

Ma prima del "teppista" («tra virgolette - dice Chiara -, lui è un bravo bambino e noi non avalliamo la violenza»), ci sono stati anni di incertezze, insegnanti scocciati dall'irrequietezza di Leo, esclusioni, compleanni nascosti.

In occasione di un test che valuta la maturità dei bambini al termine dell'asilo prima del prossimo step scolastico, la relazione su Leo sottolineò una forte immaturità emotiva e difficoltà dell'attenzione. «Leo ottenne il punteggio di 89 su 90 e per questo lo mandarono da una psicologa, che riscontrò una fortissima immaturità emotiva e un deficit dell'attenzione». Poi, al termine della seconda elementare al disturbo comportamentale, si aggiunse la diagnosi circa i comportamenti iperattivi.

«Dopo due anni di elementari - ricorda Chiara - l'attenzione era ancora minima e a quel punto ho chiesto al pediatra di fissare una visita con un neuropsichiatra». Da lì, la diagnosi. «Da allora mi sono fatta affiancare dalla psicologa Alessia Valentini Valnegri, che mi ha aiutato ad entrare nell'universo dei disturbi comportamentali e a comprendere le mille sfumature emotive di Leo».

«Soprattutto, mi ha fatto capire che non ero una cattiva madre».

Il dilemma è tutto lì: con un figlio che non fa quello che gli si dice, che non smette di fare quello che sta facendo nemmeno al centesimo rimprovero, si scivola lentamente in tutti quei «Dove ho sbagliato?», «Sono una cattiva madre», «Non so educare mio figlio».

Dopo la diagnosi Chiara e il papà di Leo, Yari, hanno cambiato atteggiamento con il figlio. «E ho portato subito la certificazione a scuola - ricorda Chiara - in modo che iniziasse un percorso formativo personalizzato perché con il suo Qi alto non ha diritto all'insegnante di sostegno».

Con l'apertura del blog e ora l'uscita del libro, Chiara ha iniziato a confrontarsi con altri genitori e insegnanti che affrontano i disturbi del comportamento («che non è uno, sono migliaia», sottolinea). C'è un gruppo ufficiale chiuso su Facebook ADHD,-ADDA Insieme si può in cui ci si può consigliare e sostenere. «La nostra è stata una storia "leggera", per questo non ci hanno consigliato farmaci. Non oso immaginare cosa succeda nei casi più gravi. Si tratta di una vera piaga sociale».

Le “medicine” di Leo sono i suoi cugini. «Mia sorella ha tre figli maschi che lo hanno accettato sin dalla nascita. Ne hanno prese tante, ma non hanno mai reagito. Mia sorella e mio cognato hanno fatto un grande lavoro su di loro, spiegandogli di non provocarlo. Ora con loro è bravo. Anche perché quando si rende conto di aver sbagliato, ci sta molto male. Un bambino che ne fa tutti i colori è felice e si diverte, lui ne soffre».

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Leo deve convivere a volte con il rimpianto, ma anche con il fastidio che prova chi non riesce a sopportare la sua iperattività. «Fatica a capire le imposizioni degli adulti, a scuola non riesce a star seduto tutta la mattina. Poi, sicuramente, c'è la criticità del venire escluso ad esempio dalle feste di compleanno. Per non parlare delle provocazioni dei bambini», sottolinea la mamma.

Quando ci si chiede cosa significa vivere con un bambino affetto da ADHD basta pensare alla difficoltà di fare due pagine di compiti: «Basta qualsiasi cosa per farlo distrarre, fanno fatica: iniziano a ciondolare, pensano ad altro. Questo è per quanto riguarda l'attenzione – spiega Chiara –. Per l'iperattività invece, anche quando vorresti stare tranquilla, devi rispettare i suoi tempi».

Il consiglio di Chiara per chi scopre di avere un figlio con un disturbo del comportamento è semplice: andare avanti, non mollare e non vergognarsi. «Questi disturbi non sono né condanne né colpe. Per migliorare il rapporto con i bambini bisogna puntare molto sulla gratificazione e sull'autostima, per far capire loro che possono fare tanto».

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