I bambini possono mangiare sushi?

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Mangiare sushi è una passione di molti adulti, ma cosa succede se anche i più piccoli vogliono assaggiarlo?

Il sushi è il piatto tipico e costituente della dieta giapponese: riso e pesce crudo in Oriente sono tipici quanto nel Mediterraneo lo sono pasta e pane, e il sushi giapponese, in tantissime varianti, è uno trai piatti più amati al mondo. Anche in Italia, dove sono sempre di più i ristoranti che offrono formule diverse per mangiare sushi, che sia per assaggiarlo o per farne una scorpacciata.

Molti adulti ne vanno pazzi, con molte donne che restando incinte si chiedono se si può mangiare il sushi in gravidanza e se il sushi fa male, e anche tra i più piccoli negli ultimi anni è cresciuta la passione, complice quella di mamma e papà.

Molti genitori, però, si chiedono se i bambini possano mangiare il sushi e se soprattutto il pesce per sushi, e dunque crudo, vada bene come alimentazione per i più piccoli: il sushi è, di fatto, una pallina di riso lessato e condito con aceto di riso cui vengono aggiunti in maniera più o meno creativa pezzi di pesce crudo, tonno, salmone, orata, branzino e gambero nelle formule più comuni, spesso con aggiunta di alghe o avocado.

Molti esperti nutrizionisti sono concordi nel sostenere che il sushi sia un cibo che apporta il giusto numero di calorie con gusto, ma che dire dei più piccoli? Una risposta ha provato a darla Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico di Fondazione Umberto Veronesi, fornendo alcune regole per mangiare il sushi.

«Il pesce è molto utile nella dieta di tutti noi e, a maggior ragione, dei più piccoli. Secondo le linee guida più recenti, per i bambini ne è consigliato il consumo di tre porzioni a settimana (le porzioni variano in base all’età del bambino, per un bimbo di sei anni la porzione corrisponde a circa 70 grammi) per assicurarsi la giusta dose di acidi grassi omega 3, vitamina A e B. Trattandosi di un alimento di origine animale, però, oltre agli aspetti nutritivi occorre tenere conto della sua salubrità. Il pesce, se non adeguatamente conservato, potrebbe infatti contenere batteri, parassiti e germi, che possono essere eliminati solo con la cottura e in alcuni casi con l'abbattimento termico fino a -20  o attraverso la cottura. Consumandolo crudo, se contaminato, può invece provocare infezioni alimentari e intossicazioni che si manifestano con sintomi gastrointestinali, maggiormente accentuati nei bambini”

Foto: Андрей Сайфутдинов - 123rf.com

Per l’esperta, dunque, è fondamentale assicurarsi che il ristorante in cui si consuma o si acquista sushi rispetti pienamente le norme igieniche di legge: il pesce crudo deve essere congelato a -20 gradi per un minimo di 24 ore, o, se lo si conserva in casa, anche a una temperatura superiore (-15 gradi), ma per più tempo (quattro giorni). Anche la tipologia di pesce è importante: spesso, per il sushi vengono utilizzati tonno e salmone, che per la loro dimensione sono maggiormente a rischio di accumulare metalli pesanti. Nell’alimentazione dei bambini è quindi preferibile optare per il pesce azzurro.

Appurate queste condizioni, anche un bambino di 6 anni potrà mangiare il sushi. Se, al contrario, non foste pienamente sicuri, si può comunque portare, suggerendogli di consumare pietanze cotte o vegetariane. Porre un divieto categorico, in questi casi, non serve. E rischia di essere controproducente, dal momento che il sushi, se ben preparato, rappresenta un’ottima tipologia di piatto sano nell’ambito di un'alimentazione varia ed equilibrata”.

Foto di apertura: lsantilli -123rf.com

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