special

Vita da Mamma: la rubrica di Federica Federico

Mamma di due preadolescenti, ex avvocato, moglie e blogger. Federica Federico, fondatrice di Vita da Mamma, regala consigli, idee, spunti e approfondimenti preziosi destinati a tutte le madri di oggi.

Vai allo speciale
Salute
Salute

Lutto perinatale: cosa è e come affrontarlo

Il lutto perinatale apre una falla emotiva nell’animo del genitore e rappresenta quell’evento interruttivo delle aspettative, delle idee e dei progetti della maternità e della famiglia. Stravolge l’idea stessa della vita e coinvolge ogni relazione, principio morale e prospettiva futura.

Il lutto perinatale apre una falla emotiva nell’animo del genitore e rappresenta quell’evento interruttivo delle aspettative, delle idee e dei progetti della maternità e della famiglia. Stravolge l’idea stessa della vita e coinvolge ogni relazione, principio morale e prospettiva futura.

Li chiamano bambini cometa perché sono una luce che percorre le vie dell’universo consumando velocemente ogni particella di sé; come le comete lambiscono il sole, questi bambini lambiscono la vita, la sfiorano appena, per poi dissolversi in un buio senza ritorno. I bambini cometa sono i figli del lutto perinatale

Che cos’è il lutto perinatale

Per quanto in questa sede sia indispensabile definirlo, prima di tutto è doveroso disegnarne l’emozione: il lutto perinatale è una falla emotiva che squarcia l’animo del genitore quando il bambino atteso muore poco prima della nascita, durante il parto o poco dopo essere venuto al mondo. Più precisamente, esso connota la morte che si consuma tra la ventisettesima settimana di gestazione e le prime settimane di vita. 
Diversamente dal lutto perinatale, il cosiddetto lutto prenatale definisce l’interruzione della vita in utero durante i primi mesi di gravidanza. Si consideri che la 27ettesima settimana di gestazione, confine tra il lutto prenatale e quello perinatale, è l’ultima del 7° mese. 

Il lutto è una perdita difficile da definire perché al tangibile somma l’intangibile: qualcuno che faceva parte della nostra vita (e ne era un tassello tangibile) ci lascia e la sua dipartita imprime una mancanza (intesa come sentimento intangibile). 
Il tempo della dipartita e le sue circostanze incidono fortemente sulla percezione della perdita; quello perinatale è un lutto che viene percepito come biologicamente inaspettato e ciò lo rende molto difficile da metabolizzare. 

Perché il lutto perinatale è “biologicamente inatteso”?

Comunemente la gravidanza è quella condizione umana in cui la donna, in piena armonia con la sua natura, si fa prima culla e poi germoglio di vita. In parole meno metaforiche, una volta principiata la gravidanza, natura vuole che si giunga fisiologicamente al parto: è questa l’accezione di gestazione a cui la cultura comune aderisce. 

Se si osserva la perdita dal profondo dell’anima di una gestante, l’idea che qualcosa interrompa la gravidanza corrisponde a una violazione della  stessa percezione del genere femminile: la mamma che perde un figlio durante la gravidanza o nelle settimane immediatamente successive al parto si sente tradita dalla sua stessa natura biologica.

Fedele all’ideale della nascita, sin dal test di gravidanza positivo (se non sin dalla percezione di essere incinta), la mamma proietta sulla vita del bambino delle aspettative. Queste aspettative, giorno dopo giorno e momento dopo momento, si fanno rapporto, conoscenza, progetto. Il che equivale a dire che il bambino in utero, come quello nato da pochi giorni, è già figlio ed esiste già una struttura emozionale intimamente tessuta con la sua mamma. E per osmosi la relazione si trasferisce al papà consapevole e partecipe che si lascia permeare dalle emozioni della gravidanza.

Lutto perinatale: come lo vive la donna e come lo riconosce la società

È successo a tante coppie, ma per qualche ragione intima, dolorosa e sottile “può ancora sentirlo bruciare sulla pelle solo chi lo ha vissuto”.

Chrissy Teigen, modella e influencer statunitense, sposata con John Legend, è mamma di tre bambini, uno di loro, l’ultimo, si sarebbe chiamato Jack ed è un figlio angelo.

Michela Ponzani, giornalista Rai, ha perso suo figlio Valerio a 7 mesi di gravidanza. È accaduto a Belen nelle primissime settimane di gestazione; è successo a Luciano Ligabue; anche Meghan Markle ha subito un aborto spontaneo e recentemente questo dolore è toccato a Cristiano Ronaldo e Georgina che hanno perso uno dei due gemelli appena nati.

Chi lo ha vissuto ne è conscio: si trarre di un dolore che sovverte ogni cosa, il lutto si sovrappone alla vita per come era attesa, pensata, idealmente costruita e si sgretola l’universo interiore in cui chiunque di noi pianifica il futuro.

È qui che qualcosa si incrina nella percezione del lutto perinatale per come è vissuto dalla donna e dalla coppia e per come lo percepisce la società: il bambino cometa, che per la mamma è un figlio a tutti gli effetti  (indipendentemente dal tempo della sua vita intra ed extra-uterina), per la società è un non nato, un mai nato o un appena nato, ovvero è una creatura che, in ogni caso, non si è incardinata in nessun modo nel tessuto relazionale e sociale. 

Ed ecco perché i benpensanti credono di consolare le neo-mamme con frasi simili a queste: “Vedrai, arriverà il tempo per un’altra gravidanza; se proprio doveva succedere, meglio adesso che più avanti; in fondo non lo hai mai conosciuto; meglio questo che una vita di sofferenze”. Ciascuna di queste parole è lama e fuoco che brucia la carne e il cuore

La mamma ha vissuto il suo bambino, lei lo ha conosciuto, lo ha abbracciato, fosse anche solo col corpo interiore dell’utero, e ha ideato un’immagine di lui e del loro rapporto già viva. Visto così il lutto perinatale e prenatale è un’esperienza prepotente che aggredisce ogni aspetto del vivere. Lo tsunami di questo lutto travolge la percezione stessa delle relazioni, la fede, il senso della vita, il concetto di giustizia.

Cosa prova una mamma che perde un bambino in utero, durante il parto o poco dopo la nascita

Come per ogni evento traumatico, la reazione allo choc è soggettiva, tuttavia il lutto è un processo psicologico con una elaborazione sua propria: generalmente la prima risposta alla perdita è la negazione dell’evento. Chiunque riferisca alla mamma che il bambino non c’è più si scontra con l’incredulità della donna a cui segue spesso un’espressione rabbiosa del dolore e il motivo di fondo si riassume in una sola domanda: “Perché è accaduto proprio a noi, a me e al mio bambino?”.

L’idea sociale della gravidanza, intesa come processo in cui la donna esplicita la sua natura generatrice, e insieme la forte implicazione del corpo possono condurre la donna verso stati depressivi, un profondo abbandono ai pensieri più tristi e grigi e un cronico sconforto che scivola frequentemente in “invidia” dell’altrui maternità e dei “neonati sopravvissuti”. La mamma va accompagnata dentro il suo dolore, nessuno di questi pensieri è malvagio o sbagliato, tutti sono, invece, umani e rappresentano l’espulsione emozionale del bambino perduto.

Solo quando la mamma avrà compiuto il suo parto emotivo potrà recuperare la propria maternità e riappacificarsi con l’angelo che le terrà compagnia per il resto della sua vita. Un angelo, tale è il figlio mai nato o prematuramente volato in cielo.

Nella elaborazione del lutto è importante che la mamma identifichi il suo bambino, ove possibile che lo incontri, che dia a lui un nome, che conservi un ricordo, che abbia un luogo per piangerlo e un rito per digli addio.

È la verità di questo lutto, la sua concretezza e la pregnanza ciò che il mondo deve riconoscere alle mamme e ai papà che perdono un figlio durante la gravidanza o poco dopo la nascita. Quello perinatale o prenatale è il punto di fine di una vita il cui inizio era allo stato ideale, e come tale era profondamente sensibile.

L’abbraccio tra Cristiano Ronaldo e Bella Esmeralda, la bimba nata lo scorso 18 aprile insieme al suo fratello angelo

Cristiano Ronaldo ha pubblicato sul suo profilo Instagram l’istantanea di un abbraccio: è più di una foto di un padre con la sua creatura. Forever Love, la presentazione che accompagna la foto, insieme alle emoticons di un cuore e di mani giunte in preghiera, incornicia l’immagine forte dell’opportunità che la “vita sopravvissuta alla morte” dà a se stessa. Questo è quel che fanno i genitori in lutto: trovano un modo per restituire senso alla vita che sopravvive alla perdita

Riconoscere il dolore del lutto prenatale e perinatale significa restituire ad ogni mamma e ad ogni papà il diritto a passare attraverso una sofferenza visibile al mondo e rispettata.