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Come abortire volontariamente in Italia: la guida

L'aborto è una pratica legale in Italia dal 1978, ma ci sono ancora molti dubbi e difficoltà per una donna che decidesse di ricorrervi. 

L'aborto è una pratica legale in Italia dal 1978, ma ci sono ancora molti dubbi e difficoltà per una donna che decidesse di ricorrervi. 

In Italia l’interruzione di gravidanza è diventata legale nel 1978 ed è riconosciuto dalla legge 194. A oggi, però, ancora molti dubbi riguardano la legge sull’aborto in Italia, dove vige sulla carta il diritto di scegliere quando si tratta di interruzione volontaria di gravidanza e dove, però, esistono obiettori di coscienza che possono rifiutarsi di praticarlo.

Come funziona l'aborto volontario in Italia 

L’aborto volontario in Italia è, come detto, disciplinato dalla legge 194 del 22 maggio del 1978, confermata dal referendum del 1981, che consente di interrompere una gravidanza rispettando però delle tempistiche. L’aborto volontario può essere chiesto rivolgendosi ai consultori familiari, che forniscono tutte le informazioni necessarie.

I tempi 

Per la legge, una gravidanza può essere interrotta solo se comporta un pericolo per la salute fisica o psichica della donna, ed entro la fine del primo trimestre (entro ciò i primi 90 giorni, ossia 12 settimane e 6 giorni dall’ultima mestruazione) l’aborto è ammesso sulla base di una dichiarazione della donna che ritiene che la prosecuzione della gravidanza possa rappresentare un pericolo per la sua salute fisica o psichica.

Dopo il primo trimestre, l’aborto volontario è ammesso solo nei casi in cui un medico certifichi che la gravidanza costituisce un grave pericolo per la vita della donna o per la sua salute fisica o psichica, come per esempio gravi anomalie genetiche e/o di malformazioni dell’embrione o del feto, gravi patologie materne come tumori o patologie psichiatriche.

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Foto: Hanna Kuprevich - 123.rf

Pillola abortiva: entro quando prenderla 

Dal 2009 anche in Italia è possibile interrompere volontariamente una gravidanza con il metodo farmacologico, grazie all’immissione in commerciodel mifepristone, o RU486.

La pillola abortiva, in Italia, si può assumere entro le 7 settimane di gravidanza, nel resto d’Europa il limite è invece fissato a 9 settimane.

Aborto chirurgico: entro quando può essere richiesto 

L’aborto chirurgico, che necessita cioè di un intervento chirurgico, può essere richiesto quando non è possibile ottenere la pillola abortiva, e tra le 7 e le 9 settimane, quando la donna può anche certificare in autonomia il rischio rappresentato dalla gravidanza. Dopo le 9 settimane, come detto, è il medico a stabilire se la gravidanza può essere interrotta perché rappresenta un rischio, e in questi casi si ricorre sempre all’aborto chirurgico.

L'aborto terapeutico: quando è consentito farlo 

La legge 194 del 1978 stabilisce di fatto che tutte le interruzioni volontarie della gravidanza sono “terapeutiche”, poiché ammette l’aborto solo nei casi in cui la gravidanza o il parto costituiscano un pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

L’aborto praticato dopo il terzo trimestre è comunemente noto come terapeutico perché non è più la donna a certificare una pericolosità o un rischio per la propria salute in merito alla gravidanza, ma un medico. La legge 194 prevede l’aborto terapeutico quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna, e quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

La legge 194 non definisce un limite di epoca gestazionale per l’aborto terapeutico, ma raccomanda che, nel caso in cui il feto abbia raggiunto uno stadio di sviluppo che ne permette la sopravvivenza al di fuori dell’utero (cioè attorno alle 22-24 settimane), il medico metta in atto tutti gli interventi per salvaguardarne la vita. Si tende dunque a non procedere oltre la 22esima o la 24esima settimana, sempre considerando le condizioni del feto.

Per procedere oltre le 22-24 settimane, in caso di rischio concreto per la vita della donna, la legge del 1978 specifica che “il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto”.

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Foto: archnoi1 - 123.rf

Quanto costa abortire 

La pillola abortiva costa circa 14 euro a confezione singola, e contiene una sola compressa detraibile. Detraibile è anche l’aborto chirurgico se prescritto dal medico, mentre abortire in clinica privata con costi che, tra visite preliminari, ricovero, intervento e cure successive, vanno dai 900 ai 1500 euro a seconda delle cliniche.

Abortire in Italia: gli obiettori di coscienza 

Stando ai rilevamenti dell’Associazione Luca Coscioni in Italia, nonostante l’aborto sia legale, solo il 60% degli ospedali con reparto di ostetricia ha un servizio dedicato all’interruzione volontaria di gravidanza, e gli obiettori di coscienza sono numerosi. Così come sancito dalla legge, un medico o un professionista sanitario può rifiutarsi di ottemperare a un dovere imposto dall’ordinamento giuridico perché contrario alle sue convinzioni etiche, morali e religiose. E secondo sempre l’associazione Coscioni, a giugno 2020 i ginecologi obiettori in Italia erano 7 su 10, con picchi dell’80 e del 90% in Puglia, Molise, Basilicata, Sicilia e nella provincia autonoma di Bolzano.

Foto apertura: Vanichsawangphan - 123.rf

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