I più poveri sono i bambini: esce l'Atlante della povertà educativa in Italia

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Un nuovo studio diffuso da Openpolis e dall'impresa sociale Con i Bambini fornisce uno spaccato della situazione dei bambini di oggi in Italia, con particolare riferimento al tasso di scolarizzazione e ai servizi offerti.

Lasciamo ai nostri figli un mondo migliore”, è l’appello che negli ultimi tempi si sta sentendo (fortunatamente) sempre di più da media, governi e voci come quella della giovanissima Greta Thunberg che si levano per invocare un maggior rispetto del pianeta. Eppure sono proprio i più giovani a fare le spese del periodo storico in cui stiamo vivendo.

Stando all’ultimo rapporto sulla povertà educativa minorile in Italia, presentato a Roma da Openpolis e dall'impresa sociale Con i Bambini, sono infatti i minori la fascia di popolazione più povera in Italia, una netta inversione di tendenza rispetto all’andamento della generazione precedente.

La stima di Ocse è che a un bambino di oggi siano necessari sino a cinque generazioni per raggiungere un reddito medio: chi è nato, o nasce, in una famiglia povera, ha pochissime possibilità di riuscire a superare la soglia di povertà, complice la disoccupazione crescente e un minore tasso di scolarizzazione.

Su quest’ultimo aspetto l’Italia investe poco, come dimostrano le percentuali di spesa in educazione del 2016 dei diversi paesi europei: al primo posto c’è la Danimarca, che spende il 6,9% del prodotto interno lordo nell’istruzione, l’Italia si piazza invece in fondo alla classifica, precedendo soltanto Irlanda (all’ultimo posto), Bulgaria, Romania e Slovacchia.

Anche sui servizi offerti ai minori, dagli asili nido alle scuole per l’infanzia, l’Italia è carente: sempre meno i posti disponibili, anche se gli obiettivi europei di Barcellona impongono che i servizi di base vengano garantiti al 33% dei bambini sotto i 3 anni e al 90% dei bambini tra 3 e 5 anni. In Italia l’offerta copre invece ancora meno di un bambino su 4, con una grande disparità tra Nord e Sud Italia.

Le regioni più virtuose sono Valle d’Aosta, Umbria ed Emilia Romagna, quelle che investono e offrono meno sono invece Campania, Sicilia e Calabria. A questo si aggiunge la difficoltà che molti bambini residenti in aree poco servite dai mezzi pubblici, o in zone rurali, hanno a raggiungere gli istituti sociali: uno studio che ha portato alla luce le numerose carenze in materia di minori, e che dovrebbe, nella migliore delle ipotesi, aiutare regioni e governo a mettere a punto nuove strategie in grado di colmarle.  

Foto:  Viacheslav Iakobchuk - 123rf.com

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