Cristina Mercuri, dal tribunale alla cantina per essere felici

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Abbandonato il mondo dei codici dei tailleur d'ordinanza, Cristina ha scelto di costruirsi una carriera nel mondo del vino, aiutando gli appassionati come lei a studiare seriamente per cambiare in meglio il settore.

Cristina Mercuri ama studiare. Come dice con il suo irresistibile accento toscano, «mi garba proprio». Dapprima ha utilizzato questa sua innata passione per concludere con successo un percorso di studi in Giurisprudenza. Ma la professione forense, anche a livelli molto alti, non le ha mai dato la sensazione di essere nel posto giusto. Da Pisa si è trasferita a Milano. Ha alzato il tiro degli studi in cui lavorare, per vedere se era una questione di adrenalina. «Vincere o perdere una causa, per me era indifferente». Ha resistito perché, quando sua madre o sua nonna dicevano che faceva l'avvocato, a loro brillavano gli occhi e lei non se la sentiva di deluderle.

Grazie a una ristrutturazione aziendale, Cristina ha trovato il coraggio di mettere la freccia e prendere l'uscita più vicina, verso una vita in cui non svegliarsi la mattina e pensare «Perché oggi non ho l'influenza?». Oggi è la creatrice di Degustibuss, accademia italiana per sommelier e WSET, wine educator e consulente nel mondo del vino. Il progetto mira a formare appassionati e futuri professionisti del settore, con un approccio strutturato e uno sguardo glocal. È in corsa per diventare la prima Master of Wine donna d'Italia. Intanto gira l'Italia, appassionandosi a terroir e vitigni, lottando affinché una donna durante una degustazione non sia solo un bel faccino senza diritto ad alzare la mano e a dire la sua.

Il “Mollo tutto e cambio vita” di Cristina Mercuri

Chi era Cristina Mercuri prima dell'incontro con il vino?

Quando ho iniziato ad appassionarmi al vino ero una studentessa. Era amore, ma non ancora passione. Pensavo a studiare, cosa che mi piaceva e mi piace ancora tantissimo. Mi sono laureata a pieni voti, prima del tempo. Ma quando ho iniziato a lavorare come avvocato, sono iniziati i problemi.

Cioè?

Il primo approccio alla pratica forense non mi ha appassionata. Sono passata attraverso vari percorsi professionali. Ho cambiato città, nel 2007 sono andata a Milano. Volevo mettere a frutto ciò che avevo fatto. Avere una figlia e una nipote avvocato rendeva molto felici mia madre e mia nonna, anche se non mi hanno mai imposto niente. Quindi ci ho provato a tutti i costi.

Ma il tuo destino era altrove. Cosa ricordi del tuo periodo da avvocato?

Che ero sempre fuori luogo. Ero sempre quella che, a differenza degli altri aveva meno affetio, per quello che faceva. Si vinceva o si perdeva, non aveva nessun effetto su di me. Non ero appassionata, non mi dava nessuna soddisfazione. Quando ho capito che quella non era la mia strada, ho iniziato a svegliarmi pensando «Perché oggi non ho l'influenza?».

Cosa ti ha fatto dire «Adesso basta»?

Ho approfittato di una ristrutturazione aziendale. Dal 2011 ero in Danone come avvocato interno. I giorni che hanno fatto seguito a quella decisione sono stati spaventosi. Tra il 2013 e il 2014 ero diventata sommerlier e avevo conseguito il terzo livello WSET. Quando mi hanno confermato la buona uscita, mi sono iscritta per il Diploma. Ho fatto un investimento economico e temporale. Sapevo che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa con il vino, ma non sapevo cosa e come.

Cosa è successo dopo?

Piano piano sono arrivati i primi incarichi per delle degustazioni. Nell'estate 2018 ho tentato di fare l'application per il Master of Wine dopo il Diploma.

Cos'è un Master of Wine e che tipo di sbocchi ti dà questo titolo?

Ci sono circa 380 master of wine nel mondo, sono considerati dei super professionisti. In questo percorso di studi si acquisiscono competenze a livello mondiale, apprendendo le sfaccettature del vino in varie nazioni. Si hanno quindi gli strumenti per elaborare pareri tecnici. In più, si possono tenere lezioni, che danno prestigio a chi le segue. Una lezione di un Master of Wine è diversa perché offre una prospettiva mondiale.

Sei una wine educator e consultant: cosa significa?

Come consulente faccio varie cose: team building (non solo nel mondo del vino), elaboro le carte vini per ristoranti, formo il loro personale. Come wine educator sono provider WSET Italia e tengo corsi educativi per consumatori.

Nel 2017 hai creato Degustibuss, Accademia Italiana per Sommelier e WSET. Ci racconti questo progetto?

Il progetto è formato da me e da un altro socio, che si occupa di SEO e marketing. Insomma, lui fa la vetrina e io ci metto dentro i contenuti! Ho un team di ragazzi che fanno lezione, liberi professionisti formati da me, con un metodo simile a quello del WSET. Voglio che lo standard d'insegnamento sia univoco: in questo modo si può creare un'identità forte attorno a Degustibuss. I corsi sono attivi a Firenze, Bologna, Milano, Torino, Brescia, Roma, Napoli, Palermo.

Il mondo del vino, tra wine lover e professionisti del settore, può essere molto competitivo, quasi spietato. Quali sono secondo te le capacità necessarie per ritagliarsi un proprio spazio?

Se si guarda alla faccenda dal punto di vista dell'immagine, servono delle competenze. Dal punto di vista dei contenuti, ce ne vogliono altre. Non basta fare una bella foto o avere una bella faccia. Se si vuol dare un aiuto all'industria del vino, bisogna imparare a comunicare ciò che si è studiato. Se si ha voglia di insegnare qualcosa alle persone, bisogna anche fare dei corsi che avviino all'insegnamento. Secondo me in Italia i professionisti del settore non studiano abbastanza. Alcuni dicono che l'importante è bere, ma non è così: bisogna anche studiare, e tanto, perché il mondo del vino è complessissimo.

Quanto conta essere donne nel mondo del vino? È un pro o un contro?

È un mondo molto maschilista, quasi misogino. Per questo si fa un po' più fatica ad emergere se si è donne. Ed è per questo che ci sono tante foto con calici e seni in bella mostra. Le donne del vino italiane sono più recenti rispetto al resto del mondo. Quando ho iniziato a frequentare le serate di degustazione, mi sentivo solo una ragazza bionda senza diritto di parola. Non ci si fa ancora caso se c'è una voce femminile nel gruppo.

Quanto è forte la discriminazione di genere nel mondo del vino?

Per rendere l'idea del fenomeno, posso raccontare un aneddoto. Ero con una ristoratrice di Forte dei Marmi che mi raccontava quanto sia stato difficile per lei farsi prendere sul serio dai rappresentanti. Entravano e chiedevano: «Dov'è il proprietario?». Un fenomeno che si può applicare a tutto, compreso chi inizia a parlare di vino. C'è ancora tanta discriminazione di genere, ma anche di razza, di orientamento sessuale e disabilità. Quindi bisogna sì studiare, ma anche imparare a stare al mondo. Anche per questo ho creato il progetto Diversity Matters.

In cosa consiste?

Recentemente anche nel settore vino è scoppiato uno scandalo razziale. Habibi, una ragazza di colore, è stata obbligata a chiamare i docenti durante un esame “Masters”, parola traducibile in “padroni”, legata ai tempi dello schiavismo. Dopo lo scandalo dichiarato da Habibi, il megafono offerto da Julia Coney, giornalista afroamericana e nome di spicco nel mondo del vino, e dopo il movimento BLack Lives Matters, tutta la industry si sta muovendo con azioni di sensibilizzazione: The Court of Master Sommelier, The Institute of Master of Wine e WSET hanno avviato campagne contro la discriminazione sul lavoro. Quindi ho pensato che - sebbene abbia una manciata di follower - fosse comunque necessario fare quello che devo per accendere i riflettori su questo aspetto becero, anacronistico e vile che colpisce molti settori lavorativi, ma soprattutto il settore Wine & Spirits.

Chi lavora con te al progetto Diversity Matters?

Io sto facendo una campagna su Instagram al mio profilo cristinamercuri_wine con un tema settimanale: genere, razza, orientamento sessuale e disabilità. Quattro professionisti, quattro storie diverse, quattro ferite date dalla sciocca discriminazione di razza, genere, orientamento sessuale o disabilità. Perché non è più tollerabile vedere dietro un bel volto, la ferita dettata dalla stupidità di certa gente. Il fotografo Giordano Benacci ha uno stile molto pulito e vagamente fiabesco, importante per fare un ritratto semplice e pulito. La ragione per cui volessi un volto semplice è che se si guarda una foto del genere si vede solo un volto, senza pregiudizi. Il post è fatto a carosello, quindi quando si scrolla, la seconda immagine è una grafica che racconta un episodio di discriminazione legata al fatto di "essere diversi".

Qual è l'emozione che ogni mattina ti dà la spinta a rituffarti nel tuo nuovo lavoro?

Mi capita spesso di avere feedback positivi dai ragazzi che seguono i miei corsi. Una ragazza mi ha raccontato che durante il lockdown ha partecipato a numerose master class in cui bisognava indovinare i vini spediti a casa. Era in compagnia di nomi blasonati, ma l'unica che ha indovinato è stata lei. Mi ha ringraziata perché le ho insegnato il metodo per conoscere il vino. Questo mi riempie di gioia.

A livello economico,il gioco vale la candela?

Nì. Non sono gli incassi di prima, ma la salute non si paga. Oggi sono felice e gestisco il tempo come voglio.

Qual è la cosa che ami di più della tuo nuova vita?

Mi piace decidere in autonomia, essere io quella che guida. Voglio imprimere un piccolo cambiamento nel mondo del vino. E poi continuare a studiare!

Qual è la cosa che ti manca di più della tua vecchia vita?

La mia compagna di ufficio Michela: stavamo insieme 9-10 ore al giorno, era come una sorella. Oggi ogni tanto soffro la solitudine.

Progetti per il futuro?

Ne ho sia come Degustibuss sia come Cristina Mercuri. Voglio mettere in pratica quello che sto studiando. Vorrei fare più cose online, un piccolo posto virtuale o reale dove si studia il vino da fuoriclasse, puntando all'eccellenza. Mi piacerebbe diventare un punto di riferimento nel settore, anche se so che ci vogliono decine di anni.

Che consiglio daresti a chi vuole cambiare vita, ma non trova il coraggio di farlo?

Di non avere paura. Prima di tutto bisogna individuare un piano B, capire dentro di sé cosa si vuole. Una volta individuato questo, è tutto più facile. Dopo il primo passettino, il resto vien da sé. Ci saranno momenti di sconforto, ma ne vale sempre la pena, anche se a volte si dovrà stringere la cinghia.

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