Elefanti e ippopotami in Molise

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Un accampamento preistorico presso Isernia

Un accampamento preistorico presso Isernia
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Nel 1978 è stato scoperto a Isernia un giacimento paleolitico tra i più antichi del mondo: il sito, vecchio di 700.000 anni, è ricco di ossa di animali fratturate, operazione che veniva eseguita per l’estrazione del midollo, il cui apporto nutritivo era già conosciuto dai nostri antichi progenitori.

È il più antico paleosuolo rinvenuto in Europa, conserva ossa di erbivori, tra cui bisonti, rinoceronti, elefanti, ippopotami, cervidi e alcuni esemplari di orso. Sono stati trovati anche resti di pesci, anfibi, rettili e piccoli roditori.

L’accampamento, nel comune di Isernia, in località La Pineta, sorgeva nelle vicinanze di un bacino lacustre ed è databile a circa 730.000 anni fa; i reperti erano sepolti tra strati di depositi provenienti dal lago vicino, dal fiume e da eruzioni vulcaniche. Non possiamo spiegare con certezza un tale accumulo di ossa, probabilmente venivano gettate in acqua, oppure utilizzate per bonificare il terreno o per la costruzione di abitazioni.

Sebbene i segni della presenza dell’uomo siano indiretti, il sito ci dice molto sulle attività degli ominidi e sul loro stile di vita. Si tratta di reperti appartenuti alla specie Homo Erectus, individui che vivevano in piccole comunità di circa 15-20 persone, che non conosceva ancora l’agricoltura. Sicuramente il gruppo viveva di raccolta e caccia degli animali stanziati nella zona, la struttura sociale e i compiti erano suddivisi in base al sesso: i maschi si occupavano di caccia, mentre le donne della raccolta di vegetali e della cura dei figli.

A giudicare dai ritrovamenti, nel corso degli anni la zona fu scelta diverse volte come sede di accampamenti poiché attirava molti animali attirati dai pascoli e dalle fonti d’acqua; una lunga stagione calda e secca era seguita da una umida, il che favoriva la crescita della vegetazione. Dal punto di vista della flora, possiamo dire che la zona era ricoperta da querce, salici, pioppi e olmi.

Nelle campagne tutt’intorno è stato recuperato un cranio, oggi conservato presso l’università ‘La Sapienza’ di Roma, che ci permette di ricostruire le fattezze degli ominidi, con lobi occipitali pronunciati e fronte sfuggente. Dalle dimensioni del cranio possiamo addirittura ipotizzare una certa capacità e potenzialità mentale.

Il segno della presenza dell’uomo si registra anche nei manufatti in calcare e selce sparpagliati tutto intorno: questa veniva lavorata e battuta per la fabbricazione di strumenti utilizzati per raschiare le pelli, per appuntire le lance, macellare animali e in generale per tutto ciò che serviva alle diverse attività della vita quotidiana.

Sul terzo strato della superficie di depositi i reperti formavano un’area dalla forma circolare, interpretata come un abitato. Il sito costituisce una testimonianza straordinaria della vita e dell’ambiente delle comunità primitive del Paleolitico inferiore, nonché della storia del popolamento dell’Italia e dell’Europa. Il ritrovamento di questo sito fu un vero caso: venne infatti notato nel 1979 durante gli scavi per la superstrada Napoli-Vasto.

Molti dei reperti sono conservati presso il Museo del Paleolitico Nazionale di Isernia, suddiviso in due sedi. Presso La Pineta, annesso al parco, è stato allestito un museo archeologico che espone alcuni resti provenienti dagli scavi; qui è possibile assistere agli scavi, ancora in corso, vedere alcuni reperti scoperti di recente o in fase di restauro. Presso il complesso di Santa Maria delle Monache, invece, è stata allestita una vera e propria mostra permanente. È stato ricostruito il suolo fossile, con la collocazione dei resti nella posizione originaria in cui sono stati ritrovati.

Il museo raccoglie anche oggetti di epoca sannitica e romana, appartenuti all’antica Aesernia, colonia romana della seconda metà del II secolo a.C.; una stanza è dedicata all’esposizione di corredi funebri, statue, urne cinerarie, rilievi decorativi e monete di bronzo raffiguranti le teste di Minerva, Vulcano e Apollo coniate in città durante la guerra sociale, guerra che unì le popolazioni italiche nella lotta per l’indipendenza da Roma.

www.archeologicamolise.beniculturali.it

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