«Ho alzato le mani su mia moglie, ma non sono un mostro, lo giuro»

Andrea da tempo vive un matrimonio che ha smesso di portare gioia e lo fa sentire triste, arrabbiato e rassegnato. Non ha il coraggio di chiudere la relazione e continua a rimandare, ma questo atteggiamento non ha favorito la situazione: durante un litigio accesso ha alzato le mani su sua moglie. 

Cara Maya,

sono un uomo sposato da tanti anni, che negli anni ne ha sopportate di tutti i colori. I tradimenti di lei (ripetuti e immotivati), tutte le volte che lei decideva di uscire con le amiche senza avvisarmi e mi lasciava a casa con i bambini piccoli, a me che a malapena riesco a prepararmi un buon caffè al mattino.

Mentre io cercavo di capire cosa le avessi fatto per essermi ritrovato in un incubo sempre più profondo, ma al contempo non riuscivo a trovare la forza di andarmene e iniziare una nuova vita. Anche quando lei continuava a farmi male e la mia rabbia cresceva.

Così un giorno è successo: durante un litigio un po’ troppo acceso le ho alzato le mani e le ho provocato dei lividi. Dopo anni non sono più riuscito a contenere la mia rabbia. Perché non mi meritavo di essere trattato in quel modo e non ce l’ho fatta più a soccombere sotto la perfidia che continuava a dedicarmi.

Non voglio giustificarmi, né nascondermi dietro un dito. So di non essere un mostro. So quello che ho sopportato. E so chi è lei. Che adesso è andata a vivere di nuovo dai genitori. Stiamo per divorziare.

Andrea

Caro Andrea,

sai tutte quelle volte che una donna muore per mano della persona che diceva di amarla e la gente inizia a mormorare “Ma com’è possibile? Lui era un gigante buono. Deve essere successo sicuramente qualcosa”.

Ecco. Quel qualcosa, quel cercare di trovare un pretesto a un’azione che si poteva evitare, la ricerca incessante di un movente, di una spiegazione plausibile per far quadrare le cose, non ha alcun senso. Non più, almeno.

C’è una linea sottile fra torto e ragione, che confonde e mescola i punti di vista. Ma c’è. Quando la sorpassi, te ne accorgi. Perché se prima eri sospeso in una sorta di limbo che ti provocava rabbia, ma al contempo la conteneva, poi ti ritrovi risucchiato in una voragine senza ritorno. Qualunque cosa tu faccia, qualunque cosa succeda, alla fine sarai spinto sempre verso quella voragine. Perché quando superi il confine una volta, per quale motivo non dovresti farlo ancora?

Non voglio dare un giudizio morale sull’accaduto. Sono assolutamente contraria a episodi del genere, non sono ammissibili in nessuna occasione. Nella vita si sbaglia. Capita anche ai migliori, dicono. Ma per evitare di non commettere più gli stessi errori, bisogna prima imparare a prendersi le proprie responsabilità. Darsi le giuste colpe. Scaricarle sugli altri non ci farà cambiare sul serio. Partire da noi, escludendo tutto il resto, sì.

Spero che il futuro ti riservi la pace che hai sognato negli anni e che non permetterai alla vita o a un momento di rabbia di decidere al posto tuo. Nella gara fra un rimorso e un rimpianto, è sempre meglio essere gli attori di una buona azione. Sempre.

Maya
 

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Foto:  Katarzyna Białasiewicz - 123.RF

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