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La paura di stare in coppia

Amore e fobia: come riconoscere e affrontare la paura all’inizio di una relazione

Cara Emme,

sono nella fase Terrore Puro. Esco con uno da più di un mese e sono in quel momento in cui non so cosa siamo.
Aiutami a capire.

S.

S., cara,

sei nella fase “la paura all’inizio del non so cosa” che è una geolocalizzazione del tutto femminile.
Se fosse una mappa il cervello delle donne, visto dall’alto, avrebbe delle aree nette e visibili ad occhio nudo, anche da gente che ha le diottrie di una talpa. Su questa mappa ci sono cose macroscopiche: il muro del pianto della Sindrome Premestruale, zona a cui ci accostiamo in quei giorni in cui, se vediamo un pioppo che si sfalda per il vento, ci struggiamo come se avessimo visto un cucciolo di foca travolto dal tram 90.
La fermata del Tram chiamato Ormone, particolarmente attiva a primavera, quando tutti i maschi con la luce giusta sono un po’ Claudio Santamaria. Anche se sono albini, danesi e glabri.
Tu S. sei nell’area “cosa siamo”.
Esci con uno, va tutto bene, non dovresti farti altre domande se non che intimo metterti e invece ti sfracelli come un Amleto senza teschio interrogandoti con domande da rischiatutto “Abbiamo una relazione? Che relazione è? Che prospettive ha?
S. Ma Santa Maria (vocativo, non Claudio) non chiedere!
Siete due persone che stanno bene e che passano del tempo insieme, è una relazione. Non devi depositarla all’anagrafe con un nome, e la prospettiva temporale non te la saprebbe dare nemmeno Steven Hawking.
Ti chiedo due cose: La tua pancia è tranquilla?
Quando le cose vanno bene, il che non vuol dire vedersi tutti i giorni o sentirsi sempre, significa sintonia con noi stessi e l’altra persona, la pancia sta tranquilla. Per intenderci, non hai quel morso agitato allo stomaco, quella cosa tipo crampo.
Che non è emozione. S. quelle sono farfalle fanno un altro giro.
La pancia si agita se vuoi complicare le cose, se vuoi dare nomi a cose che non li hanno.
Se la pancia è tranquilla quando lo pensi, vai alla grande.
La seconda cosa che voglio chiederti è: le cose belle, siano esse travolgenti come un tornado o rassicuranti come il vento che entra da una finestra mentre dormi e senti caldo e poi improvvisamente non lo senti più, hanno veramente tutte un nome?
Io quando racconto il meglio della mia vita di solito dico “non saprei proprio come spiegare” e io con le parole ci pago le bollette
Goditela e non nominare a vanvera.
Forza!

Foto © Astarot - Fotolia.com

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