Depressione: identikit di una vera e propria epidemia

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Un'epidemia silenziosa che macina vittime anno su anno. Soprattutto tra le donne. L'identikit della depressione nella società contemporanea.

La depressione fu definita il male del secolo. Ma dall'ormai lontano Novecento, scoperti i lettini freudiani e affermatasi la psicanalisi, ciò a cui abbiamo assistito è un dilagare di quella che potremmo definire una vera e propria epidemia silenziosa. Ogni anno che passa i numeri sembrano dare ragione a questa definizione.

I dati diffusi nel 2017 dalla Società italiana di psichiatria parlano chiaro: nel 2030 sarà la malattia più invalidante del nostro paese, con costi sociali incalcolabili. L'Oms, se possibile, riesce a essere ancora più pessimista: la seconda causa di malattia e disabilità al mondo entro il 2020, cioè tra tre anni, praticamente oggi.

Ma qual è la mappa e la fisionomia di questa epidemia silenziosa?

Oggi soffrono di questa malattia tre milioni di nostri concittadini, siamo il paese europeo col maggior problema di depressione dopo la Germania. In tutto in Europa i malati sono 40 milioni. Sono ancora una volta i dati della Società italiana di psichiatria a fotografare un aspetto chiave di questa realtà: la depressione è un male prevalentemente femminile, con un rapporto di due donne depresse per ogni uomo depresso, secondo le ricerche più conservative. Secondo altri studi, i numeri dell'epidemia di depressione femminile sarebbero addirittura di tre a uno.

Lo definivano “male oscuro” perché si annida nell'anima, reale nelle conseguenze ma impossibile da afferrare. Ma oggi questa definizione ha un'altra sfumatura, altrettanto cupa e inquietante: male oscuro perché si annida nella società. Con i numeri che stiamo raccontando, la depressione è dappertutto, in ogni famiglia, in ogni casa, in ogni ufficio. Eppure è ancora nascosta, mal raccontata e ancora peggio curata.

È impossibile tracciare un identikit della depressione nella società contemporanea senza partire da questo fondamentale dato: lo stigma, la vergogna a parlarne, il senso di colpa che da sempre (e in questa società a maggior ragione) si lega all'idea della malattia mentale. Chi ne soffre fa fatica a raccontarla, chi non ne soffre non riesce quasi mai a capirla. La conseguenza è che la depressione, a differenza di ogni altra malattia, viene vissuta come dietro un muro. Solo che la folla dietro questo muro aumenta ogni giorno di più. 

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