Chiara Volpato: «Coronavirus, ecco come nasce l'isteria di massa»

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I saccheggi al supermercato e le risse tra gli scaffali sono le manifestazioni di paure profonde, scoperchiate dalla minaccia della malattia. Facciamo il punto con la psicologa Chiara Volpato.

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Secondo Roberto Burioni l'Italia sta vivendo un'epidemia da Coronavirus. Ma le risse al supermercato e il "razzismo" nei confronti delle persone del Nord Italia, fanno pensare che non si tratti solo della paura del contagio. Le foto degli scaffali vuoti e l'assalto a boccette di disinfettante e mascherine sembrano più fenomeni di isteria di massa.

Chiara Volpato, psicologa dell'Università degli Studi di Milano Bicocca, specializzata in psicologia sociale, individua alcuni elementi scatenanti e avverte: «Bisogna informare correttamente, ricondurre le persone alla razionalità e dare meno spazio a questo argomento».

Cos'è l'isteria di massa

L'isteria di massa è un fenomeno sociopsicologico che riguarda il manifestarsi degli stessi sintomi isterici in più di una persona. In questo momento, per la prima volta nella storia dell'umanità, questo fenomeno collettivo è alimentato da un potentissimo megafono: i social network.

Sulle timeline scorrono, incessanti, aggiornamenti su aggiornamenti, immagini di saccheggi alimentari, scontri tra italiani e persone di nazionalità vagamente asiatica. «Basta rileggere Manzoni per capire quello che sta succedendo», sottolinea Volpato.

Cosa innesca l'isteria di massa

«L'influenza da virus COVID-19 ha scatenato fenomeni di isteria di massa perché la salute è uno dei bisogni fondamentali dell'uomo e, quando lo si tocca, si accendono paure molto profonde», spiega l'esperta. La salute riguarda sì il singolo, ma anche la famiglia, i figli i genitori, quindi tutta la sfera affettiva dell'essere umano. «La minaccia alla salute risveglia anche la paura della morte, pervasiva e profonda, che connota la specie umana rispetto alle altre, meno consapevoli».

Quando si innesca la paura della morte, si attivano comportamenti molto particolari, come il rifiuto dell'altro l'aumento del pregiudizio e la chiusura mentale nei confronti di tutto ciò che non ci è familiare. «Più le persone sono immerse in questo clima, più si comportano in modo ostile e irrazionale, rispondendo all'impulso di proteggersi».

Foto: Kateryna Kon - 123.rf.com

L'Italia e la sfiducia nelle istituzioni

A queste innate paure, si aggiungono tratti tipicamente italiani, come la sfiducia nelle istituzioni. Come dimostrano i dati, l'Italia è il primo Paese europeo e il terzo al mondo per numero di casi diagnosticati. Ma non per un effettivo contagio dilagante, quanto per la quantità di controlli effettuati, di molto superiore a quelli fatti nel resto del mondo. Eppure in un clima di isteria di massa, ciò non basta a tranquillizzare la popolazione, anzi. «Più controlli si fanno, più panico si crea».

Questo accade perché gli italiani non hanno fiducia nel sistema istituzionale, nella politica, in chi ci governa. «Se ci fosse fiducia, i controlli non innescherebbero la paura». La stessa motivazione fa sì che, anche davanti a misure cautelative, c'è chi si prende la libertà di ignorarle e di spostarsi in altri luoghi.

Coronavirus, il ruolo dei media

Il ruolo dei media è stato cruciale nell'alimentare le paure e quindi l'isteria di massa. Innanzitutto mettendo in evidenza le eccezioni più che la regola. Se gli aggiornamenti sul numero dei morti e contagiati sono puntuali e frequenti, quelli sui guariti e sui centri in cui i supermercati non vengono razziati sono laschi o quasi inesistenti. «I media sono corsi dietro a questa paura, l'hanno rilanciata e innescata», sottolinea Volpato.

Come sgonfiare l'isteria di massa

La ricetta della professoressa Volpato per sgonfiare l'isteria di massa è semplice. «Abbassare i toni, parlare in maniera tranquilla e spiegare che non siamo di fronte a un epidemia. Si tratta di un'influenza più grave delle altre, che in alcuni casi può dare problemi specifici. La maggior parte della gente guarisce, altri affrontano il virus senza manifestare sintomi».

Le misure di contenimento, come il massiccio annullamento di eventi soprattutto a Milano, vanno spiegate in modo chiaro. «Se le autorità hanno preso queste decisioni, è corretto rispettarle. È giusto prendere precauzioni». Inoltre, «bisogna riservare meno spazio a questo fenomeno. Stanno succedendo molte altre cose nel mondo, che non hanno più spazio sui media».

Foto apertura: maridav - 123.rf.com

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