Tutto sulla dismorfofobia: la malattia dell'era dell'apparenza

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La dismorfofobia è un disturbo che implica un’eccessiva e ossessiva preoccupazione per il proprio aspetto fisico. Chi ne soffre, infatti, percepisce la propria immagine come distorta. 

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Le persone affette da dismorfofobia si concentrano sui propri difetti- reali o immaginari- in modo ossessivo, formulando pensieri negativi sul proprio aspetto esteriore e avendo una percezione errata del proprio corpo.

Tale disturbo da disformismo corporeo viene spesso sottostimato, tuttavia stando alle ricerche epidemiologiche dell’Istituto di Terapia cognitiva e comportamentale colpisce circa il 2,5% della popolazione generale, quasi 500mila persone in Italia. Numeri importanti, se si pensa che ne soffrono principalmente giovani da 12 a 30 anni di età.

Cos'è la dismorfofobia (o disturbo da disformismo corporeo - (DDC)) 

La dismorfofobia (dal gr. δύσμορϕος “brutto” e ϕόβοςfobia”) è la paura ossessiva d’essere o di diventare brutti o deformi.

La prima descrizione del disturbo da disformismo corporeo risale al 1891 a opera dello psichiatra Enrico Morselli. Tuttavia, tale patologia venne inserita nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) solo nel 1980.

Chi ne soffre difficilmente osa confessare tale ossessione, col rischio di scaricare le proprie sofferenze interiori su altri disturbi.

Come riconoscere la dismorfofobia: quali sono i sintomi 

Chi è affetto da dismorfofobia tende a concentrarsi in modo ossessivo su alcune parti del corpo, ingigantendo difetti minimi o evidenziandone altri che di fatto non sono osservabili da altre persone.

Chi ne soffre, dunque, tende a focalizzarsi sull’aspetto estetico, provando disagio davanti al proprio corpo. E le principali aree tipiche di preoccupazione sono naso, orecchie, capelli, denti, pelle, seno, genitali, pancia, massa muscolare, braccia o addome.

I soggetti dismorfofobici tendono a mascherare le parti del corpo oggetto di ossessione ed evitano di esporsi alla luce diretta o di specchiarsi. Inoltre, si curano eccessivamente e tendono ad essere perfezionisti, praticando esercizio fisico in modo compulsivo e talvolta ricorrendo anche alla chirurgia estetica. E comparando di continuo il proprio aspetto fisico con quello degli altri.

Dismorfofobia: il test 

Tra i principali test psicologici utilizzati dagli specialisti c’è il BDD-YBOCS e l’OBQ. Il primo consiste in un’intervista mirata a quantificare il disagio causato dall’ossessione per il proprio aspetto fisico.

L’OBQ, invece, è un questionario finalizzato a valutare determinati aspetti cognitivi disfunzionali che possono causare (o mantenere) i pensieri ossessivi.

Come combattere la dismorfofobia 

Per combattere la dismorfofobia è necessario rivolgersi ad uno specialista che potrà individuare l’iter terapeutico più indicato.

Per curare questo disturbo tendenzialmente viene consiglia una terapia cognitiva comportamentale, talvolta associata ad una cura farmacologica. Questo per individuare le cause alla base della patologia, ma anche per analizzare i meccanismi disfunzionali e le fobie, aumentando al tempo stesso la consapevolezza del paziente.

Perché i giovani sono più a rischio dismorfofobia 

La dismorfofobia colpisce principalmente giovani, adolescenti e donne che non riescono ad accettare il proprio aspetto fisico.

Chi ne soffre, infatti, si sente inferiore agli altri e non conforme rispetto ai canoni estetici imposti dalla società. Soprattutto in una fase della vita, l’adolescenza, in cui il confronto con gli altri e l’utilizzo dei social rende ancora più fragili e facilmente influenzabili.

I pericoli dell'ossessione per i propri difetti

Il disturbo di dismorfismo corporeo può avere pesanti ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne soffre, determinando una molteplicità di problemi relazionali anche sul piano familiare, affettivo e lavorativo.

Nei casi più seri, inoltre, questa patologia può comportare depressione, fobia sociale, disturbi ossessivi compulsivi o alimentari.

La dismorfofobia nell'era dei social 

Il disturbo da dismorfismo corporeo è profondamente influenzato dalle dinamiche narcisistiche che si sviluppano sui social. I ragazzi, infatti, trascorrono molto tempo sul web, utilizzando abitualmente applicazioni e filtri-bellezza virtuali per mascherare qualsiasi (vero o presunto) difetto fisico. E chi è affetto da dismorfofobia sviluppa un approccio ancora più ossessivo davanti a tutto questo.

Non a caso, infatti, il medico estetico inglese Tijion Esho ha coniato l’espressione Snapchat dysmorphia volta proprio ad indicare l’assuefazione da selfie e il conseguente bisogno eccessivo dei giovani di apparire perfetti sui social. Utilizzando il fotoritocco o, nei casi più seri, ricorrendo anche alla chirurgia plastica.

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