Il mondo segreto della geisha in Giappone: tra modernità e antiche tradizioni

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Chi sono le Geisha in Giappone? Alla scoperta di una figura anacronistica, fra verità e falsi miti. 

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La figura della geisha giapponese è presente nell'immaginario collettivo da secoli: acconciature elaborate, trucco bianco sul volto, abiti della tradizione. Sono questi i tratti che ci vengono subito in mente. Quello di cui forse non siamo davvero consapevoli è che molte delle convinzioni che abbiamo sulle Geisha sono errate. Ripercorriamo insieme la storia di questi personaggi un po' fuori dal tempo, che è possibile incontrare ancora oggi in Giappone. Dal significato del nome al travestimento, dalle antiche tradizioni ai tempi moderni, vi raccontiamo la storia di una geisha per cercare di sfatare i luoghi comuni più diffusi.

Geisha: definizione e significato (no, non è una prostituta) 

Il termine geisha è formato dai kanji 芸者: il primo indica l'arte, mentre il secondo vuol dire persona. La geisha era, per definizione, un'artista che sfruttava le sue doti per intrattenere, e non una prostituta di lusso come i falsi miti ci hanno raccontato. In breve tempo, le geisha divennero così popolari che furono creati dei quartieri, chiamati hanamachi (che vuol dire città dei fuori), nei quali politici e uomini d'affari si incontravano nelle sale da tè e apprezzavano la loro compagnia. Le geishe non vendevano sesso: fu addirittura emanata una legge per impedire loro di farlo. La geisha non si limitava ad allietare gli ospiti con danze e musica: era in genere una persona colta e intelligente, raffinata e piacevole, con la quale era possibile intrattenere conversazioni di alto livello. Passare del tempo con una geisha era considerato un vero privilegio.

La geisha nel Giappone del '600 

Nel VII secolo esistevano in Giappone le saburuko, cortigiane che intrattenevano la classe nobiliare, sostituite in seguito dalle jūyo, prostitute di alta estrazione sociale che erano molto apprezzate dagli aristocratici. La prostituzione divenne legale nel 1617. La geisha in Giappone nasce nel periodo Edo (compreso fra il 1603 e il 1868): all'inizio erano gli uomini che allietavano gli ospiti con canti e danze, ma nel giro di poco tempo le donne iniziarono a svolgere (meglio) questa professione, rimpiazzando a poco a poco le jūyo. L'arrivo in Giappone di un numero sempre più elevato di occidentali contribuì alla diffusione del malinteso su questa incantevole figura femminile, sospesa tra immaginazione e realtà: fu infatti scambiata erroneamente per una prostituta e il resto lo conosciamo già.

Professione geisha: abiti, trucco e acconciatura 

Parliamo adesso del travestimento di una geisha. La geisha è solita indossare delle parrucche e portare acconciature raccolte: in genere vengono inseriti dei kanzashi tra i capelli, ovvero degli ornamenti decorativi, che a volte corrispondono a un semplice pettine.  Solitamente le geisha si truccano solo per una performance: il trucco bianco sul volto è tipico delle maiko, che sono le apprendiste geisha. Il trucco copre tutto il volto, compresi il collo e il petto. La nuca viene esclusa poiché in Giappone è considerata una zona particolarmente erotica. Le sopracciglia vengono colorate di rosso o di rosa, mentre gli occhi sono tradizionalmente delineati in nero (in rosso e nero nel caso delle maiko). La labbra vengono dipinte di rosso acceso: nel caso delle maiko, al primo anno viene dipinto solamente il labbro inferiore, mentre dal secondo in poi entrambi. Per quanto riguarda gli abiti, le geisha indossano un kimono molto raffinato, con maniche corte e colletto bianco. È in genere in tinta unica, o comunque decorato con motivi essenziali. Il kimono di una maiko è molto più colorato e ha le maniche lunghe. Il colletto è ricamato e di solito di colore rosso. Le geisha indossano sandali di legno corti chiamati zori o geta, mentre le maiko si differenziano per sandali di legno più alti.

Come diventare una geisha moderna 

La formazione della geisha è abbastanza diversa rispetto a quella del passato: se un tempo si iniziava da bambine, oggi a Kyoto l'apprendistato inizia fra i 15 e i 16 anni, mentre a Tokyo a 18: nella capitale le maiko vengono chiamate hangyoku, “mezzo gioiello”, e possono esserlo fino a 23 anni. L'addestramento moderno dura un anno, al termine del quale si può lavorare in una casa da tè, l'ochaya. Le donne fra i 21 e 23 anni di solito diventano subito geisha in quanto sono considerate troppo vecchie per poter essere maiko.

Da maiko a geisha: la formazione 

In passato, per diventare geisha era previsto un percorso di formazione presso le okiya, la “casa delle geisha”, che iniziava fin da bambine, tra i 3 e i 5 anni. Le aspiranti geisha iniziavano l'apprendistato partendo dalle attività domestiche, che risultavano parecchio impegnative data l'età. Si proseguiva poi studiando danza, canto e strumenti musicali, quali per esempio lo shamisen, che è uno strumento a tre corde, o lo shakuhachi, che è il flauto di bambù. Si imparava a servire in modo corretto tè e sakè. Una volta ritenute idonee, ovvero superato l'esame di danza, si passava al secondo livello, nel quale si apprendeva come scegliere e indossare il kimono e come intrattenere i clienti. Si partecipava ai banchetti con le geisha più grandi, ma in modo passivo, indossando gli abiti e il trucco tipici delle apprendiste. Durante il terzo livello si diventava maiko, che letteralmente significa "fanciulla danzante", e si poteva scegliere un nome d'arte per poter esercitare l'attività di geisha. L'addestramento di una geisha durava dai 3 ai 5 anni: una volta superato si diventava ufficialmente geisha con una cerimonia chiamata mizuage. Le geisha potevano dunque iniziare a lavorare ed erano tenute e restituire il debito contratto con la okiya, che aveva sostenuto tutte le spese relative alla loro formazione.

Dove vedere le geishe in Giappone 

Il numero di geisha presenti in Giappone si è notevolmente ridotto nel tempo, ma è ancora possibile trovarle a Kyoto, dove sono chiamate geiko (che significa "figlia d'arte"), ma se ne avvistano anche nella città di Kanazawa e a Tokyo, nel quartiere di Asakusa. Per incontrare una geisha bisogna recarsi presso una sala da té, ma nella pratica non è così semplice. Gli ochaya sono infatti locali esclusivi nei quali è possibile accedere soltanto se si conosce qualcuno che è già cliente e che possa garantire sull'affidabilità di una persona sconosciuta. Oggi le restrizioni sono state allentate e i turisti hanno la possibilità di cenare con una geisha, anche se il prezzo da pagare è davvero elevato: si parte da 400 euro, ai quali si devono aggiungere il costo della cena e probabilmente anche quello di un interprete.

Kyoto, culla delle geishe 

Il quartiere di Gion, a Kyoto, era in passato uno degli hanamachi più famosi di tutto il Gaippone. Nonostante la figura della geisha non è più come quella del passato, a Gion il tempo pare essersi fermato. La sua bellezza è rimasta immutata e vi si trovano le tradizionali case da tè dove le geisha erano solite intrattenere i propri clienti. Le geisha di Kyoto si esibiscono ancora oggi della danza dei ciliegi in fiori, la Miyako Odori, che è molto amata dai turisti di tutto il mondo. A Kyoto, le geisha devono restare single: nel caso in cui si dovessero innamorare e volessero sposarsi, doverebbero ritirarsi. In diversi luoghi del Giappone, invece, in particolare a Tokyo, viene concesso di poter diventare geisha anche alle donne sposate, divorziate o con figli.

Memorie di una geisha: il film

Si tratta di un film uscito nel 2005, diretto da Rob Marshall e prodotto da Steven Spielberg: si basa sull'onomino romanzo di Arthur Golden e nel 2006 è stato vincitore di ben 3 premi Oscar. Una pellicola intensa, che ha riscosso grande successo a livello internazionale. Le differenze rispetto al libro sono tante, ma il film è riuscito, seppur con qualche eccesso cinematografico e qualche piccola sbavatura rispetto alla realtà, a raccontare la vicenda di una geisha di Kyoto e i cambiamenti in atto durante la seconda guerra mondiale.

Foto apertura: Kseniia Pasynkova-123RF

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