Cos'è il catcalling

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Quante volte vi è capitato di essere per strada da sole e di ricevere complimenti o fischi da parte di un uomo? Che sensazione avete provato? Vi ha fatto piacere o vi siete sentite in qualche modo violate, come se vi stessero tagliando la strada con una parola di troppo non richiesta?

Gli apprezzamenti per strada hanno un nome - catcalling - e non si tratta affatto di complimenti quanto di una forma di violenza verbale nota anche con il termine street harassment.

Il significato di catcalling

L’espressione catcalling utilizzata per indicare il fenomeno delle molestie verbali subite per strada deriva dal verso che si fa per chiamare il gatto. La difficoltà nel dimostrare la valenza di questa forma di violenza consiste proprio nella sua natura: trattandosi di una violazione non fisica, ma basata essenzialmente sulle parole, spesso viene sottostimata e presa sottogamba dalle stesse donne che la subiscono, che la scambiano per un innocuo flirt, un tentativo - mal riuscito - di provarci.

Il catcalling non consiste necessariamente nel rivolgersi a una sconosciuta per strada con un complimento o, nei casi, peggiori con delle parolacce: anche i classici fischi per richiamare l’attenzione costituiscono un episodio di catcalling. Quello che manca rispetto a una situazione canonica nella quale si sceglie di passare il proprio tempo con un’altra persona è ciò che fa la differenza tra possibile e proibito: il consenso, l’elemento alla base di ogni rapporto tra pari.

Lo studio sul catcalling

Il gruppo statunitense anti-molestie Hollaback! ha realizzato uno studio internazionale sul fenomeno del catcalling in collaborazione con la Cornell University: sono stati esaminati l’età della prima volta in cui si sperimenta un episodio di catcalling, i cambiamenti nelle reazioni delle vittime e l’impatto emotivo.

L’analisi ha visto la partecipazione di ben 22 Paesi: è stato evidenziato che l’84% delle 16.600 donne intervistate ha subito una molestia per strada prima dei 17 anni, provando nella maggior parte dei casi umiliazione, frustrazione e rabbia.

La percentuale più alta di donne che, a causa della sensazione di panico provocata dal catcalling, ha deciso di cambiare strada per tornare a casa è italiana: un primato che avremmo tanto voluto evitare.

In Francia il catcalling è reato

Il catcalling è un virus globale che si può debellare partendo dalla consapevolezza sul fenomeno e sul dare il giusto nome ai fatti. La Francia si è già dimostrata avanguardista in tal senso poiché grazie a una legge proposta dalla ministra per la Pari opportunità Marlène Schiappa il catcalling è diventato reato, punito con multe che vanno dai 90 ai 1.500 euro.

In Italia la mancanza di una presa di posizione sul tema da parte delle istituzioni viene colmata dai movimenti e organizzazioni che promuovono campagne di sensibilizzazione, al fine di smuovere l’immobilismo dei più.

Tra le iniziative di maggiore presa sociale (e social) ce n’è stata una organizzata nelle principali città italiane: l’idea è stata quella di scrivere tutte le frasi ricevute per strada da chi ha deciso di prendervi parte, di fotografarle e pubblicarle su Instagram con l'hashtag CatCallsOf, seguito dal nome della città di appartenenza.

Come difendersi dal catcalling

Il primo passo per combattere il catcalling è parlare del catcalling. Sì, è vero: quando lo si vive ci si sente impotenti. Si ha quella sensazione di dover denunciare qualcosa di sbagliato, ma al contempo non si è effettivamente davvero coscienti di averlo sperimentato.

Ci sente minacciate, indifese, incapaci di trovare la giusta reazione, a volte anche in colpa perché qualcuno ci ha fatto sentire quasi in dovere di essercelo meritato quel finto apprezzamento.

Tutte quelle volte che subiamo un episodio di violenza verbale per strada, dobbiamo trovare la forza di denunciare l’accaduto, anche sui social, che sono un megafono potentissimo: più se ne parla, più si creano connessione e coalizioni, più si potrà sperare di trasformare le battaglie su strada in qualcosa di più concreto in Parlamento.

Foto di apertura Olga Boeva © 123RF.com

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