Essere pornostar nel mondo: dall’ Ungheria all’ Arabia Saudita

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C'è chi ha fatto dei propri simboli culturali un marchio di fabbrica, guadagnandosi l'infamia e l'esilio. C'è chi invece deve conciliare l'attività di pornostar con il matrimonio. 

C'è Nadia che, a causa del suo lavoro, non può più rientrare in Pakistan. C'è anche chi, come Mia, riceve minacce di morte e viene perseguitata dai suoi connazionali libanesi online. C'è anche chi, come Joanna, riesce a conciliare il matrimonio con l'essere una pornostar.

Quello della pornostar è un lavoro, ormai, ma spesso le donne che perseguono questa passione, vengono ostacolate e ostracizzate. Ecco tre storie di tre porno star che hanno scelto la carriera, lasciandosi alle spalle critiche e affetti.

Nadia Ali, Pakistan

Nadia Ali, 24 anni, viene dal Pakistan. Ha scelto di diventare una pornostar e, per distinguersi, ha accettato di indossare un hijab durante le sue performance. Per questo, non le è permesso rientrare nella sua terra, dove vive la sua famiglia allargata.

Foto: Facebook Nadia Ali

Nadia è accusata di mancare di rispetto alla cultura e alla religione del suo Paese. Lei sostiene di essere una chiave per le donne pakistane, per accedere alla conoscenza: quelle che non sanno cosa fare nell'intimità con il marito possono guardare i suoi film e sentirsi meno sole.

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Nadia però è nata in New Jersey, il che spiega la sua mentalità più aperta riguardo al sesso. È la prima della sua famiglia a crescere negli Stati Uniti. Nel 2013 un'amica l'ha invitata a ballare con lei in uno strip club: 500 dollari in una sera. Tanto orgoglio e una decisione: non sarebbe più tornata alla sua vecchia vita.

Ha fatto la escort e la ballerina. In un solo anno è riuscita ad entrare nel mondo del porno, dove l'hanno incoraggiata a indossare l'hijab per distinguersi. Da quel momento le offerte hanno iniziato a fioccare, così come le minacce di morte.

Tuttavia Nadia resta una musulmana praticante: prega due o tre volte al giorno ed è consapevole che il suo lavoro potrebbe condannare la sua anima. Ma lei continua a pregare e a chiedere a chi non apprezza il suo lavoro di lasciarla in pace.

Mia Khalifa, Libano

Mia Khalifa ha 21 anni, viene dal Libano e fa la pornostar. Il suo lavoro sta sconvolgendo il mondo islamico, tanto che riceve continuamente minacce di morte dai suoi connazionalipiù tradizionalisti. Mia è bella, giovane, procace e anche lei, come Nadia, ha scelto l'hijab come segno distintivo.

La ragazza però non si cura delle intimidazioni. Legge e blocca chi l'accusa, forte anche dei suoi 84.500 follower su Twitter. Le sue quotazioni sono in ascesa: è una delle carte vincenti della celebre serie BangBros e del portale simbolo del porno online PornHub.

Mia sente di dare un messaggio di "liberazione sessuale" attraverso il suo lavoro. Il suo corpo è un mezzo usato per parlare anche al suo posto. Infatti, tra i suoi tatuaggi c'è una frase dell'inno libanese e la croce simbolo del partito-cristiano conservatore del suo Paese. 

Budasex e Praga

L'Ungheria è stato per quindici anni il set porno più trafficato d'Europa. Il paese che ha dato i natali anche ad Eva Henger e ha accolto Rocco Siffredi, ha trasformato il mondo dei film a luci rosse in un lavoro normale. Infatti, qui fare la pornostar per pagarsi gli studi è considerato quasi "normale". Inoltre, l'immensa cultura cinematografica dell'Europa dell'Est ha prodotto cameraman e operatori di altissima professionalità, ma a bassissimo costo.

Le location in cui si può girare film porno in Ungheria sono moltissime. Non c'è luogo che sia precluso. Si gira persino nei grandi castelli del Nord, in cui gli Asburgo venivano a passare l'estate. Negli aeroporti, sui tram, negli hotel e nelle terme storiche: sotto il comunismo questa industria del sesso non era prevista, per questo adesso non c' è legge che proibisca o che regoli il pudore. Riccardo Schicchi diceva: "Nessuno si sente insultato dal porno, tutti rispettano chi porta i soldi a casa".

Erika, una ragazza che lavora nel porno, confessa: "La vergogna è fare la commessa per trecento euro al mese, non fottere davanti alla telecamera per 600 dollari a scena". Tuttavia nonostante le concessioni facili, la burocrazia agile, il turn over femminile altissimo, il boom ungherese si è sgonfiato. Dopo quindici anni Budasex, come veniva chiamata all'epoca, ha ceduto il testimone a Praga, più economica, meno evidente.

Joanna Angel, Stati Uniti

Oltre alle minacce e alle guerre culturali, il mestiere di pornostar può creare anche qualche problema a chi desidera mantenere una relazione di coppia. Joanna Angel è un'attrice di film per adulti, regista, produttrice e sceneggiatrice. Condivide questa passione con suo marito, anche lui star di film per adulti.

I due hanno dovuto affrontare le insicurezze di lui, che chiedeva attenzioni anche mentre lei era impegnata sul set a dirigere e recitare. In un'intervista lei racconta che suo marito Aaron spesso aveva paura di non essere abbastanza bravo per lei, paragonato agli altri colleghi sul set.

Ma, superate queste paure, i due si sono sposati e ad oggi mantengono una relazione monogama. In una precedente storia Joanna aveva concesso al suo partner di andare a letto con altre donne per "pareggiare i conti", ma davanti all'evidenza ha dovuto fare i conti con la gelosia. E ha perso.

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Con Aaron l'accordo è di limitare la presenza sul set per favorire la regia (e la loro relazione). Lei gira circa 12-14 scene all'anno, lui 12-15 al mese. A volte lei lo dirige e non ha paura di esprimere le sue difficoltà a gestire alcune scene con altre donne. Se un'attrice non si esprime al meglio, lascia la stanza per favorire il risultato.

Del resto il mondo del porno professionale è un ambiente controllato, un contesto in cui le relazioni monogame possono sopravvivere ed essere a proprio agio. L'improvvisazione la si lascia alla camera da letto, alle coccole del mattino o al sesso imprevisto in cucina.  

Amore e coppia
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