Cina: l'omosessualità è ancora tabù

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Nonostante l'omosessualità sia stata depenalizzata nel 1997, la Cina fatica ancora ad accettare l'amore tra persone dello stesso sesso.

La Cina è vicina all'Occidente per tantissimi aspetti, dall'economia alla tecnologia, passando anche per una crescente "ammirazione estetica". Le donne sognano seni più grandi e occhi tondi, all'occidentale, senza più nasconderlo. Tuttavia mentre il mondo assiste a una graduale, seppur in molti casi non "piena" (come ad esempio in India, dove non è più reato), accettazione dell'omosessualità e del matrimonio tra persone dello stesso sesso, in Cina si fa ancora fatica.

Tra censura digitale, “cure” per l'omosessualità e matrimoni fittizi, ecco cosa significa vivere in Cina ed essere omosessuale.

Diritti LGBT in Cina, cosa dice la legge

Storicamente in Cina esisteva una relativa tolleranza sugli atti omosessuali, ma non sulle relazioni. Nelle case da tè era possibile trovare la compagnia di giovani uomini, di cui si circondavano anche alcuni imperatori.

Per esprimere velatamente l'omosessualità in Cina si usa l'espressione "la passione della manica tagliata". Tale definizione nasce da un episodio legato all'imperatore Ai della dinastia Han. Non volendo svegliare il suo favorito addormentatosi sul lembo della manica della veste imperiale, la tagliò e si presentò nella sala del trono con il vestito rovinato.

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Foto: George Tsartsianidis © 123RF.com

La tolleranza finì con l'avvento del regime comunista. Basandosi su ciò che era già stato intrapreso in Russia, l'omosessualità fu bollata come deviazione borghese e scatenò una vera e propria persecuzione. Dopo la formazione della Repubblica Popolare Cinese l'omosessualità divenne clandestina.

Nel 1979 fu varata la riforma definita "Riforma ed apertura": in quel contesto il comunismo iniziò ad allentare la sua forte funzione di controllo su questo comportamento. Ma il vero cambiamento giunse tra il 1990 e il 2000. Nel 1997 la sodomia venne depenalizzata e ci fu una nuova lista dei "criteri della classificazione e diagnostica cinese dei disordini mentali", che rimosse l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Era l'aprile del 2001.

A fine 2014 un tribunale di Pechino ha sentenziato che "l’omosessualità non è una malattia mentale e quindi non può essere curata". Ma a settembre 2016 una studentessa dell’università di Guangzhou aveva fatto causa al ministero della Pubblica istruzione perché su 31 libri di psicologia pubblicati dopo il 2001, 13 descrivevano ancora l’omosessualità come un disordine della personalità. La Corte suprema finì per dare ragione al ministero.

La situazione ha continuato ad evolversi e dal 2004 è stata permessa la partecipazione alle selezioni cinesi per Miss Universo anche alle transessuali. Non esistono però leggi che salvaguardano i gay da discriminazioni e l'omosessualità rimane quindi imbrigliata nella regola delle cosiddette "tre negazioni": non approvo, non disapprovo, e non promuovo.

Il matrimonio omosessuale in Cina è stato discusso per la prima volta nel 2003: non esistono leggi che lo vietino, ma la legge non lo contempla.

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Matrimoni fittizi tra gay

Il divieto alle unioni omosessuali, la pressione sociale e le discriminazioni familiari hanno dato vita a un fenomeno attraverso il quale gay e lesbiche cercano di tutelarsi socialmente. Esistono siti in cui persone omosessuali di sessi opposti si incontrano per organizzare matrimoni fittizi. Una volta sposati, le famiglie si mettono il cuore in pace, mentre i diretti interessati, consenzienti, possono continuare la loro vita protetti da questo velo di normalità.

Le "cure"

Gli omosessuali in Cina vengono mandati in cliniche di "recupero" per gay. Sono le famiglie a spingere verso queste cure. Secondo Human Rights Watch i trattamenti offerti in Cina come presunta cura per l'omosessualità, sono stati dichiarati inefficaci e dannosi dalla comunità scientifica.

Comprendono isolamento e medicazione forzata, oltre all'elettroshock che viene usato per associare stimoli dolorosi a immagini omoerotiche. Secondo le testimonianze raccolte i gay cinesi sono in balia di continue pressioni e umiliazioni da parte dei medici, che li chiamano "pervertiti", "invertiti" e "malati".

L'ossessione confuciana

La principale resistenza sembra essere di natura politica, ma di fatto ogni cinese è intriso del concetto di famiglia confuciana. In questa dottrina c'è una vera e propria ossessione per la discendenza, che contamina il sentire anche delle persone più istruite del paese.

Il fenomeno è meno forte nelle grandi città, ma resta saldo nelle campagne. Il singolo viene percepito in base alla rete e ai nodi di relazioni che sa intessere. La dimensione individuale sparisce. Per questo in Cina solo il 5% delle persone LGBT dichiara di esserlo.

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Foto: Teerachat Aebwanawong © 123RF.com

Gli invisibili

Con questa espressione in Cina ci si riferisce alle persone transessuali. Sono le più emarginate nella società e subiscono violenze anche in famiglia. Il centro LGBT di Pechino ha pensato un'app che funziona come una specie di telefono amico, che offre consigli di ogni genere: dall'assunzione di ormoni per la terapia di cambio di sesso a come affrontare la discriminazione.

La censura social

Un regolamento del luglio 2016 ha imposto alle piattaforme video online – come Youku e Tencent – la rimozione di tutti i contenuti che promuovono la cultura lgbt: dai filmati autenticamente promozionali alle serie in cui compaiono rapporti tra persone dello stesso sesso.

Secondo alcuni esponenti del movimento LGBT in Cina tale mossa era stata pensata in corrispondenza del congresso el Partito Comunista, nell'ottobre 2017, quasi un anno prima. Sta di fatto che ad aprile 2018 Weibo, il sito di microblogging cinese con 350 milioni di iscritti, dopo soli tre giorni di applicazione della legge di cyber security sul materiale legato alla comunità LGBT, ha sbloccato i contenuti gay. Merito della protesta a colpi di hashtag #Iamgay #Iamgaynotpervert #Iamillegal. In meno di 24 ore questi hashtag sono comparsi sul microblog 300 milioni di volte, poi sono stati censurati. Ma la "tempesta" ha dato i suoi frutti.

C'è chi tira in ballo il potere economico della comunità LGBT in Cina, urbanizzata e attenta al lato tecnologico. Forse, così come Weibo, tocca alla politica ora riconoscere e sfruttare questo potenziale, allentando la stretta sui diritti umani.

Foto di apertura: Phuong Nguyen Duy © 123RF.com

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