India: l’omosessualità non è più reato, ma quanta strada ancora da fare

Notizia Notizia

Di recente il governo indiano ha depenalizzato l'amore tra persone dello stesso sesso, ma nel Paese c'è ancora tanto lavoro da fare per normalizzare la vita degli omosessuali.

Il mondo LGBT in India ha protestato per anni per far sì che l'amore tra persone dello stesso sesso non mettesse più in pericolo le vite delle persone. Cortei, picchetti per le strade di Mumbai e, finalmente, la decisione del governo: l'omosessualità non è più un reato.

Fino a settembre 2018 la legge prevedeva la reclusione fino a 10 anni per "chiunque avesse volontariamente rapporti carnali contro l'ordine della natura". La storica decisione ha cancellato la sezione 377 del Codice penale indiano, che da 157 anni puniva questi comportamenti.

Essere gay in India non è più un reato ora, ma ciò non significa che l'amore tra persone dello stesso sesso sia pacificamente accettato. Ecco cosa c'è ancora da fare.

Iniziamo col dire che la decisione legislativa da sola non ha avuto vita facile. Già nel 2009 l’Alta Corte di Delhi aveva emesso una sentenza simile, ma quattro anni dopo la Corte Suprema l’aveva annullata a seguito di una petizione lanciata da una coalizione di gruppi religiosi cristiani, musulmani e induisti.

L'articolo 377 affonda le sue origini nell'epoca coloniale, ma c'è da dire che la legge non è mai stata aplicata fino in fondo. Negli anni ha contribuito a creare un clima di terrore e repressione nei confronti della comunità Lgbt.

Il fatto che l’omosessualità in India non possa più essere considerato un reato non risolve automaticamente tutti i problemi delle persone LGBT nel Paese.

Il primo passo da compiere deve venire dalle associazioni LGBT, affinché si battano per l'accettazione sociale, passaggio che passa per molta informazione e divulgazione verso il pubblico. Per più di 100 anni si sono considerate le persone Lgbt come "cittadini di serie B", facili da ricattare e da escludere: ora la sentenza cambia tutto. Per questo bisogna lavorare per cambiare l'ottica sociale.

Foto:  MANJUNATH KIRAN / AFP

Attualmente nella vita di tutti i giorni, le persone trans devono chiedere l’elemosina per strada. Non hanno diritto al lavoro ed all’istruzione. E secondo alcuni esponenti della comunità trans indiana, questa sentenza non cambierà nulla per loro.

Il secondo passo da compiere riguarda la legge: secondo Boris Dittrich, direttore delle campagne di advocacy per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender di Human Rights Watch, è necessario che il governo crei una legge anti-discriminazione. Bisogna far capire alle persone che non è permesso discriminare un essere umano in base al suo orientamento sessuale o identità di genere. Non c'è più spazio per l'omofobia.

Il terzo passo è la legalizzazione dei matrimoni tra pesone dello stesso sesso. Gli attivisti chiedono che la legge riconosca le unioni LGBT.

Foto: Dibyangshu SARKAR / AFP

Un altro punto di discussione riguarda la dicitura LGBT utilizzata nella sentenza. Secondo l'associazione Indian Asexuals, tale etichetta è sbagliata: nell'acronimo mancherebbe la lettera Q, scelta per indicare le persone asessuali. La sensibilità verso queste persone che non hanno interesse per il sesso è molto bassa. Si consiglia loro di andare da un medico, senza dunque accettare tale condizione.

Nella zona grigia ci sono anche le persone definite demisessuali, che provano cioè attrazione sessuale solo dopo aver stabilito un profondo legame emotivo.

Foto:  Dibyangshu SARKAR / AFP

Quindi non basta una sentenza per dire che ora l'India è la terra felice per le persone LGBTQ. Il lavoro da fare è ancora tanto e passa principalmente dagli esseri umani e dalle informazioni in loro possesso su questo mondo emotivo pieno di zone grigie. Ma anche di tanti colori. 

Immagine di apertura: ARUN SANKAR / AFP

Per essere sempre aggiornato sugli ultimi contenuti di DeAbyDay, clicca sulla nostra Homepage!
Amore e coppia
SEGUICI