Chi era Mariasilvia Spolato, la prima lesbica d'Italia

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Con un cartello aprì gli occhi all'Italia sull'esistenza delle donne omosessuali, fino ad allora relegate entro le mura domestiche. Da professoressa a senza tetto, icona del movimento LGBT: ecco la sua storia.

Mariasilvia Spolato è la donna che, con un solo cartello, negli anni Settanta aprì gli occhi all'Italia sul mondo dell'omosessualità femminile. Fu infatti la prima donna a dichiararsi lesbica nel nostro Paese. Era l'8 marzo 1972 e lei, professoressa di matematica laureata con 110 e lode, sfilò a una manifestazione femminista nel cuore di Roma con un cartello, divenuto famosissimo. C'era scritto "Liberazione omosessuale".

Il 31 ottobre 2018 Mariasilvia Spolato, senzatetto, nomade e pubblicamente lesbica da oltre cinquant'anni, è morta a Bolzano.

Nata a Padova nel 1935, Mariasilvia Spolato insegnò matematica a Milano e fu anche una scrittrice, autrice del libro Gli insiemi e la matematica. Con 120 esercizi, pubblicato per Zanichelli. Nel 1971 fondò il Fronte di Liberazione Omosessuale, movimento poi confluito nel Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, la prima organizzazione dichiaratamente gay in Italia, creata con Angelo Pezzana. Qualche anno dopo il poeta Dario Bellezza la definì una delle colonne portanti dell’emancipazione di gay e lesbiche.

mariasilvia spolato

Foto: William Perugin © 123RF.com

Il coraggio e la solitudine

Nella manifestazione del 1972 a Roma espresse pubblicamente il suo orientamento sessuale attraverso il famoso cartello. Non ebbe timore di dire a tutta l'Italia che era lesbica e non era la sola a non volersi più nascondere tra le mura domestiche con il suo segreto. Con il suo cartello gridò a gran voce a tutta l'Italia la sua vera natura.

Tuttavia pagò a caro prezzo il suo coraggio. La foto, pubblicata dal settimanale Panorama, costò a Mariasilvia il lavoro. Fu ritenuta «indegna» di ricoprire il suo ruolo di educatrice, e quindi licenziata. La famiglia le voltò le spalle. La donna per cui aveva messo in gioco tutto la lasciò. Nonostante la pubblicazione per La Nuova Sinistra del libro I movimenti omosessuali di liberazione, nessuno l'appoggiò. Qualcosa si ruppe dentro di lei e passò dal dormire sui divani a casa di amici alla strada.

La sua unica compagnia per anni sono stati i libri, che le hanno consentito di alleviare in qualche modo il suo allontanamento dall'insegnamento. Avvolta nella sua giacca a vento rossa e blu, cappello di lana calato sulla testa, Mariasilvia Spolato ha a lungo vagato sui binari dei treni che ha usato per viaggiare per mezza Europa, con i borsoni carichi di riviste, appunti e quaderni. Ha dormito nelle biblioteche o ha passato i pomeriggi a compilare quadranti della Settimana enigmistica.

Negli anni Novanta una gamba le va in cancrena. Viene operata all'ospedale San Maurizio di Bolzano e da quel momento i servizi sociali si prendono cura di lei. Entra a Casa Margaret, struttura protetta per donne in difficoltà, ma solo a patto che non le facciano rinunciare alla cosa per lei più importante: la sua libertà.

Il trasferimento a Villa Serena

Invecchiata, Mariasilvia viene trasferita nella casa di riposo Villa Serena, dove inizia a lamentarsi di sentirsi in gabbia. Esce la mattina e torna solo la sera a dormire. Le sue giornate passano tra la raccolta di libri e giornali all'ascolto di musica in biblioteca. Dopo tre anni di diffidenza, si apre alla vita della struttura. Diventa la responsabile dei film che vengono proiettati la sera nella sala comune. Chiama gli inservienti per nome. Si fa coccolare. Dopo aver tanto sofferto, Mariasilvia si lascia amare di nuovo.

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Foto: Lorenzo Zambello

Il decesso

Il 31 ottobre Mariasilvia si è spenta proprio a Villa Serena, suo ultimo approdo, in una stanza zeppa di libri, quei volumi che quando diventavano troppi, donava alla biblioteca perché «troppo preziosi» per essere buttati. L'ultima sua foto pubblicata dal quotidiano L'Alto Adige è stata scattata da Lorenzo Zambello.

In un'intervista a Vanity Fair, Zambello ha dichiarato:  stato un grande onore poterla fotografare, infatti non amava essere ripresa. Questa primavera, mentre facevo ritratti degli ospiti di villa Armonia, è stata lei a venire da me".

Ora resta il desiderio di dare a questa donna coraggiosa, che ha pagato la sua voglia di libertà e identità a così caro prezzo, un ultimo saluto degno del suo coraggio, spingendo anche per una riabilitazione postuma della sua storia che ancora tanto può insegnarci.

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